Sanremo non ce la fa nemmeno quest’anno a non inciampare rovinosamente (e anche un po’ vergognosamente) nella narrazione abilista, cioè discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Per un attimo avevamo sperato che la musica fosse cambiata – e non ci potrebbe essere modo di dire più adeguato – quando, durante la seconda serata del Festival, Carlo Conti ha invitato sul palcoscenico gli atleti Giacomo Bertagnolli (sci alpino paralimpico) e Giuliana Turra (curling paralimpico), che gareggeranno alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, chiamandoli «campioni».

Lo stesso epiteto usato qualche minuto prima per le loro colleghe olimpiche Francesca Lollobrigida – presentata però come «mamma d’oro» (un po’ riduttivo visti gli straordinari risultati raggiunti ma in linea con il mood sovranistameloniano della kermesse) – e Lisa Vitozzi. Bertagnolli e Turra sono a tutti gli effetti atleti che hanno lavorato duramente per meritarsi il titolo di campioni: il primo è vincitore di otto medaglie paralimpiche, 17 medaglie mondiali, due Coppe del Mondo generali e 17 specialità e la preparazione di Turra, al suo esordio alle Paralimpiadi, dura già da qualche anno.

Lo scivolone di Malagò e l’inspiration porn
Chi si era illuso che finalmente a Sanremo le persone con disabilità potessero essere valorizzate per ciò che sanno fare e per i risultati che conseguono e non soltanto per il fatto di esistere, però si sbagliava. Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, in sala tra il pubblico e invitato da Conti a intervenire ha invitato a seguire «le Paralimpiadi come avete seguito le Olimpiadi, […] e soprattutto seguitele con ammirazione, perché sono degli eroi moderni e sono delle persone che da un limite hanno trovato una meravigliosa risposta tramite lo sport per vincere le loro battaglie». Insomma, la solita vecchia e stantia retorica dell’eroe (o supereroe) che vince una “battaglia”, riferendosi con questo termine non certo a una sfida sportiva, ma alla guerra contro una condizione fisica ritenuta sfortunata solo per il fatto di non rientrare nel criterio di normalità definito tale dalla medicina. Si chiama “inspiration porn”, nome coniato dall’attivista americana con disabilità Stella Young, ed è uno dei principali stereotipi nei confronti delle persone con disabilità, considerate come super-eroine o modelli da seguire, non per i loro successi e le loro competenze, ma solo per il fatto di essere al mondo, nonostante la loro condizione.

No, i campioni paralimpici non sono supereroi
Contro questa retorica fortemente discriminatoria si sono schierati apertamente molti atleti e atlete paralimpici. Uno tra tanti, Rigivan Ganeshamoorthy, oro nel lancio del disco F52 alle Paralimpiadi di Parigi 2024. In occasione del Festival dello Sport di Trento dello stesso anno mise in chiaro: «Siamo persone normali. Ci alleniamo e arriviamo ai risultati come voi ‘normodotati’. Noi non siamo supereroi». Ma la strada verso il riconoscimento e l’accettazione delle persone con disabilità come «parte della diversità umana e dell’umanità stessa», uno dei principi cardine su cui è fondata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, è irta di ostacoli e basta molto poco per tornare indietro. Anche solo un commento inopportuno davanti a milioni di telespettatori (mercoledì erano 9 milioni e 600 mila), oltre al pubblico presente in sala. Se i commenti fuori luogo si moltiplicano, la situazione peggiora.

Conti scivola pure nel collegamento con Paolo Sarullo
Giovedì, terza serata sanremese, Conti ha parlato di violenza giovanile collegandosi con Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga che nel 2024 fu vittima di una violenta aggressione da parte di un gruppo di ragazzi intenzionati a rubargli il monopattino. Un pugno al volto lo fece cadere all’indietro e sbattere la testa contro l’asfalto, provocandogli un’emorragia cerebrale e, come conseguenza, l’impossibilità di camminare. Il conduttore, raccontando la vicenda, ha chiosato: «La diagnosi è una sentenza terribile: rimarrà su una sedia a rotelle per tutta la vita». Sbagli di grosso, caro Conti: a essere terribile non è la “sentenza” della diagnosi, né tanto meno la sedia a rotelle, strumento di autonomia e libertà, ma la violenza subita, che sarebbe stata da condannare anche se la sua conseguenza fosse stata la frattura di un dito! Sanremo inavvertitamente non fa altro che alimentare una cultura della discriminazione.

In vista delle Paralimpiadi, le città sedi di gara stanno migliorando l’accessibilità
Attendiamo con ansia l’inizio delle Paralimpiadi, evento che ci auguriamo contribuirà a restituire una narrazione degli atleti e atlete paralimpici (e delle persone con disabilità in generale) più in linea con i principi della Convenzione ONU di quanto non lo abbia fatto la kermesse canora. Le città sedi di gara – Cortina d’Ampezzo, Tesero (Val di Fiemme) e Milano – si stanno attrezzando per diventare sempre più accessibili. Il progetto “Cortina per Tutti”, promosso dall’amministrazione comunale, unisce interventi sul territorio alla formazione degli operatori turistici locali per rendere la città a portata di tutti e la provincia della Val di Fiemme sta aumentando l’accessibilità del trasporto pubblico, oltre a quella delle infrastrutture e degli impianti sportivi. Anche Milano ha investito nel miglioramento dell’accessibilità dei trasporti. «In occasione dei Giochi, ATM ha realizzato un sistema informativo nelle fermate dei mezzi di superficie che consente alle persone su sedia a ruote di conoscere l’accessibilità delle linee di bus, tram e filobus», spiega Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità. «È possibile accedere a questa informazione anche attraverso l’App di ATM, consentendo di pianificare il viaggio». In collaborazione con le associazioni di persone con disabilità, inoltre, è stata mappata l’accessibilità di 120 spazi pubblici (musei, impianti sportivi, chiese, teatri e cinema), inserendo le informazioni relative alla rilevazione nelle pagine web di Milano Accessibile.

Milano usi i Giochi per diventare veramente inclusiva
In città rimane molto da fare, ad esempio promuovere pratiche sportive inclusive, migliorare l’accessibilità delle informazioni e comunicazioni per le persone con disabilità intellettiva e sensoriale, così come quella degli esercizi commerciali e dei molti eventi che la città ospita. Ma la sfida principale riguarda l’eredità dei Giochi: gli interventi per aumentare l’accessibilità urbana e degli spazi non dovrebbero essere “temporanei” e legati ai singoli eventi ma rientrare in progettualità che proseguono anche dopo la loro chiusura.
