Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico

Questo Sanremo 2026 si conferma un’edizione così spaventosamente democristiana che Carlo Conti è riuscito nell’impresa di far sembrare i Festival in bianco e nero degli Anni 50 dei raduni di punk anarco-insurrezionalisti. Reduci da una serata dedicata a cover e duetti che non sposterà gli equilibri della classifica finale e che è finita a tarallucci, vino e ipocrisia ministeriale, ci ritroviamo a commentare un Ariston che ha paura persino della sua ombra.

La censura Anni 50 sul bacio saffico tra Levante e Gaia

Lo ha dimostrato la regia che sul bacio tra Levante e Gaia ha staccato l’inquadratura con la velocità di un esorcista che vede il demonio: se nel 2026 un contatto tra due donne fa ancora scattare il panico, significa che siamo ufficialmente fermi al palo del 1950. Un oscurantismo che ha fatto il paio con il piglio del capitano di questo Titanic, capace di liquidare la cronaca mandando «un abbraccio all’incidente» (accaduto a Milano) con tanto di applauso.

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Il bacio tra Levante e Gaia (Ansa).

Che noia le battute di Siani e la lezione del prof Schettini

Lo stesso spirito surreale che ci ha propinato, all’una passata, la lezione di fisica di Vincenzo Schettini. Vedere il «prof influencer», travolto dalla bufera per la cultura venduta a gettoni salire in cattedra per farci la morale sulla dipendenza dai social ha sfidato le leggi della decenza.

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Vincenzo Schettini e Carlo Conti (Ansa).

Ma il grottesco era già esploso con la farsa dell’ospite Mr X. Dopo aver alimentato per ore un’attesa messianica, abbandonando persino la conferenza stampa del mattino, manco dovesse ricevere le tavole della legge sul Sinai, il conduttore ha svelato il più classico dei pacchi: Alessandro Siani.

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Carlo Conti versione TonyPitony e Alessandro Siani (Ansa).

Ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti

In questo scenario da sagra paesana, Laura Pausini è stata finalmente restituita al ruolo di cantante, mentre Alessandro Gassman schiumava rabbia sui social perché a Gianni Morandi è stato concesso di benedire il figliolo Tredici Pietro in diretta mondiale mentre a lui il privilegio è stato negato. Tra tanta plastica e a celebrazioni istituzionali come quella per Caterina Caselli, l’unica Sugar rivoluzionaria, ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti, finalmente di nuovo con i suoi capelli dopo la malattia.

La pagelle della quarta serata

Ma ora, prima del verdetto finale di stasera, passiamo alle cover. Ecco le pagelle, una per una, di chi ha onorato la musica e di chi l’ha solo calpestata.

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup, Aserejé – Voto 6. La twerking queen riesuma il tormentone del 2002 e trasforma l’Ariston in un villaggio vacanze. Giudizio: come quarta delle Las Ketchup non sfigura affatto, portando un’aria da festino bilaterale.

Eddie Brock con Fabrizio Moro, Portami via – Voto 7 (per Moro). Brock conferma la sua vocazione per l’urlo primordiale infinito, stavolta supportato da un Moro che non fa nulla per abbassare il volume. Giudizio: alla fine l’unica cosa da portarsi via sono un paio di tappi per le orecchie.

Mara Sattei con Mecna, L’ultimo bacio – Voto 4. Tentativo di scalata all’Everest su Carmen Consoli con l’aiuto di un Mecna che cerca di fare il moderno inserendo barre fuori contesto. Giudizio: un aggiornamento software fallito: l’ultimo bacio è stato decisamente amaro.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, Ti lascio una canzone – Voto 6. La Divina scende dal suo pianeta di titanio per omaggiare la Vanoni, mentre il primo ballerino della Scala danza nel vuoto come un mobile di pregio. Giudizio: Un duetto-non duetto da museo dove l’unico reperto che conta è la Pravo.

Levante con Gaia, I maschi – Voto 5.5. Le due puntano sul saffico-chic rileggendo la Nannini, ma l’esecuzione resta un karaoke troppo educato. Giudizio: se nel 2026 la regia scappa davanti a un bacio tra donne, siamo ufficialmente nel 1954.

Malika Ayane con Claudio Santamaria, Mi sei scoppiato dentro il cuore – Voto 6. Malika è un’interprete sopraffina, ma Mina è una vetta dove l’aria manca a tutti. Giudizio: Santamaria canta meglio di metà dei martiri in gara.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Occhi di gatto – Voto 7. Le sorelle del punk trascinano la regina dei cartoni animati in un vortice rock con tanto di citazione dei Led Zeppelin. Giudizio: spazzano via tutto con allegria.

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Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, Su di noi – Voto 3. Dargen prova l’operazione impossibile. L’intenzione antimilitarista è nobile, ma la struttura sembra studiata troppo a tavolino. Giudizio: Un mix rovinato dalla presenza di un Pupo che puzza lontano un miglio di marchetta.

Tommaso Paradiso con gli Stadio, L’ultima luna – Voto 6. Paradiso scala Dalla con le migliori guide alpine bolognesi in circolazione. Giudizio: esibizione onesta che fa sembrare gli Stadio i veri titolari della gara.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Domani è un altro giorno – Voto 6. Secondo tributo alla Vanoni della serata, stavolta giocato sulla classe della Mannoia. Giudizio: Un momento di pulizia sonora.

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca, Vita – Voto 6. Gianni Morandi compare per benedire il figliolo Pietro sul brano che fu del sodalizio con Lucio Dalla. Giudizio: I figli so’ piezz ‘e share: Pietro tiene botta mentre Gassman mastica fiele sui social.

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas, Il mondo – Voto 7. Brunori Sas aggiunge la sua alchimia a un brano che non passa mai di moda. Giudizio: Funziona quasi tutto, tranne il vizio di aggiungere barre inutili.

Fulminacci con Francesca Fagnani, Parole parole – Voto 7. Fulminacci punta sull’ironia del duetto Mina-Celentano del 1972 coinvolgendo una Fagnani che sta al gioco con grazia. Giudizio: La Belva si scopre cantante.

Lda & Aka7even con Tullio De Piscopo, Andamento lento – Voto 8. De Piscopo a 80 anni spiega a tutti cos’è il ritmo, trascinando i due ragazzi napoletani in un’altra dimensione. Giudizio: Un metaverso tra icone e nuove leve che funziona alla grande.

Raf con The Kolors, The Riddle – Voto 5. Raf appare più a suo agio stasera che con la sua canzone in gara. Giudizio: Nemmeno la figlia Bianca nel corpo di ballo salva un’atmosfera da festa di piazza rassegnata.

J-Ax con Ligera County Fam, E la vita, la vita – Voto 7. J-Ax celebra Cochi e Renato con un caos allegro che porta energia ribelle in questo Festival retrogrado. La gang milanese funziona e diverte come ai vecchi tempi del Derby. Giudizio: Tutto perfetto finché non arriva Carlo Conti a rovinare la festa ricordando i morti col cronometro in mano.

Ditonellapiaga con Tony Pitony, The Lady Is A Tramp – Voto 8. L’erede degli Skiantos e Ditonellapiaga atterrano all’Ariston. Interpretazione magistrale di un classico, con riferimenti alla Costa Smeralda e inclusività gastronomica. Giudizio: Sono loro gli alieni che vincono la serata delle cover: performer eccellenti per il tinello tv di Rai 1.

Enrico Nigiotti con Alfa, En e Xanax – Voto 4. Il brano di Samuele Bersani è un cristallo delicato che non necessita di chirurgia estetica. Giudizio: Ansia da prestazione e liste della spesa

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Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, Besame mucho – Voto 6. La Brancale si circonda di nobiltà con il piano di Delia e il velluto di Porter per rileggere un classico stra-suonato da chiunque. Giudizio: Esecuzione impeccabile che ci fa rimpiangere la lagna stratosferica che Serena ha deciso di portare in gara.

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, Hit the Road Jack – Voto 10. Sayf si conferma la vera scoperta di questo Sanremo, mettendo insieme una jam session dove Britti suona e Biondi coccola i timpani. Giudizio: la miglior sarabanda del Festival

Francesco Renga con Giusy Ferreri, Ragazzo solo, ragazza sola – Voto 3. Un conto è il Duca Bianco che canta sé stesso in italiano, un altro è assistere a questa grottesca cover della cover. Giudizio: David Bowie, perdonali perché non sanno quel che fanno

Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma, Quello che le donne non dicono – Voto 9. Arisa gioca in un altro campionato e prende il classico della Mannoia trasformandolo in un inno alla forza femminile. Giudizio: prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché in gara le danno sempre la canzone sbagliata.

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci, Baila Morena – Voto 2. Qui siamo dalle parti di una festa finita male dove ognuno va per conto suo. Giudizio: Un’accozzaglia senza direzione che naufraga miseramente nonostante la tromba di Roy Paci.

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Cinque giorni – Voto 5. Il re di Per sempre sì trascina Zarrillo nel suo mondo, trasformando la hit pop in un classico neomelodico da matrimonio in grande stile. Giudizio: Neomelodico d’altri tempi

Fedez e Masini con Stjepan Hauser, Meravigliosa creatura – Voto 2. Il duo rivisita la Nannini col violoncello di Hauser, ma il risultato è un pasticcio stucchevole dove Fedez infila barre incomprensibili. Giudizio: Rovinare un classico della musica italiana era l’ultima missione rimasta a Fedez.

Ermal Meta con Dardust, Golden hour – Voto 6. Ermal volta pagina e si affida al piano di Dardust per un momento di classe. Giudizio: Un’esibizione sofisticata che pulisce le orecchie.

Nayt con Joan Thiele, La canzone dell’amore perduto – Voto 6.
Il rapper romano abbandona i balbettii della gara e si cimenta con De André, coadiuvato dalla grazia di Joan Thiele. Giudizio: compitino onesto su Faber.

Luchè con Gianluca Grignani, Falco a metà – Voto 5,5. Mentre il napoletano rappa, Grignani punteggia le rime con il solito piglio. Giudizio: Il momento clou non è la musica, ma Gianluca che chiede se nei fiori ricevuti c’è il numero della Pausini. Frecciata servita gelida per una querelle che va avanti da mesi.

Chiello con Saverio Cigarini, Mi sono innamorato di te – Voto 4. Sfida impossibile su Tenco per un Chiello che sembra rimpiangere il duetto mancato con Morgan (o forse lo rimpiangiamo noi). Giudizio: un’agonia vocale che non rende giustizia all’originale.

Leo Gassmann con Aiello, Era già tutto previsto – Voto 4. Leo e Aiello fanno a gara a chi spacca prima le vene del collo su Cocciante, producendo un’esibizione decisamente sopra le righe. Giudizio: La disfida degli urli e dei padri.

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