Condannato all’ergastolo l’ex presidente sudcoreano Yoon

Il tribunale distrettuale di Seul ha condannato all’ergastolo l’ex presidente Yoon Suk-yeol: era finito a processo con l’accusa di insurrezione per aver tentato di proclamare la legge marziale il 3 dicembre 2024. I procuratori speciali avevano chiesto per Yoon la pena di morte, presente in Corea del Sud, ma bloccata da una moratoria dal 1997.

Condannato all’ergastolo l’ex presidente sudcoreano Yoon
Il processo a Yoon sulla tv sudocoreana (Ansa).

Yoon nel corso del processo non ha mai mostrato pentimento

I pubblici ministeri sudcoreani avevano avanzato la richiesta di pena capitale nei confronti di Yoon in quanto «capofila dell’insurrezione con il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del parlamento», tramite l’invio di truppe dopo aver dichiarato la legge marziale. L’ordine fu revocato dopo sole tre ore, quando la maggioranza dei deputati, dopo aver forzato il blocco dei militari, entrò in parlamento e votò all’unanimità per annullarlo. Yoon ha sempre sostenuto la legittimità costituzionale della misura, affermando di voler «salvaguardare libertà e sovranità»: l’ergastolo, hanno spiegato i giudici, è dovuto anche al suo mancato pentimento.

Condannato all’ergastolo l’ex presidente sudcoreano Yoon
Sostenitori di Yoon Suk-yeol (Ansa).

L’ex ministro della Difesa è stato condannato a 30 anni di carcere

Il processo coinvolgeva complessivamente otto imputati ritenuti promotori della legge marziale, tra essi anche l’ex ministro della Difesa Kim Yong-hyun, condannato a 30 anni di carcere, l’ex primo ministro Han Duck-soo, al quale è stata inflitta una pena di 23 anni, e l’ex ministro dell’Interno Lee Sang-min, che ha ricevuto 7 anni di reclusione.

Era già stato condannato a cinque anni per ostruzione alla giustizia

In un precedente procedimento, terminato il 16 gennaio, Yoon era già stato condannato a cinque anni di carcere per aver tentato di ostacolare il proprio arresto dopo la sua messa in stato d’accusa, culminata nel 2025 con la sua destituzione dopo l’impeachment approvato dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Le successive elezioni anticipate sono state poi vinte da Lee Jae-myung.