È morto il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili che aveva raggiunto la notorietà partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr. Aveva 84 anni. «Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota.
Era stato assistente di MLK e ne raccolse poi l’eredità
Nato a Greenville (Carolina del Sud) da una madre adolescente e non sposata durante l’era di Jim Crow, negli Anni 60 entrò a far parte del movimento Southern Christian Leadership Conference (SCLC) di Martin Luther King, di cui diventò stretto collaboratore: era con lui Memphis quando venne assassinato il 4 aprile 1968. Morto MLK, Jackson – che era anche ministro battista – nel raccolse l’eredità affermandosi uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America. Nel 1984 organizzò la Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatici, nativi americani e persone Lgbtq, aprendo la strada a un Partito Democratico più progressista. Figura di spicco per la comunità afroamericana ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale, negli Anni 80 partecipò anche due volte alle primarie per tentare di ottenere la nomina a candidato dem nelle Presidenziali Usa: fu battuto prima da Walter Mondale e poi da Michael Dukakis. Era stato ricoverato in ospedale negli ultimi mesi ed era sotto osservazione per paralisi sopranucleare progressiva.
Le tante missioni di Jackson come inviato della Casa Bianca
A partire dagli Anni 80 fu a più riprese inviato della Casa Bianca. Nel 1983 intraprese ad esempio un viaggio in Siria per occuparsi del rilascio di un pilota statunitense, Robert Goodman, poi avvenuta. Nel 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di 22 cittadini statunitensi. Nel 1997 volò in Kenya per incontrare l’allora presidente Daniel Arap Moi, come inviato speciale del presidente Bill Clinton per promuovere la democrazia attraverso elezioni libere. Nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, si recò a Belgrado per negoziare il rilascio di tre soldati statunitensi. Nel 2005 raggiunse poi il Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez.











