Giletti, le chat tra Ranucci e Boccia sulla «lobby gay di destra»

Nello stesso giorno in cui Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Sangiuliano, Massimo Giletti ha mostrato in tv, nel suo programma su Rai 3, alcune chat tra l’imprenditrice e il giornalista Sigfrido Ranucci «che offendono me e altri». I messaggi, seguiti a un incontro avvenuto il 17 settembre 2024, parlano di una «lobby gay di destra». Alle 21.29 Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno (il giornalista Tommaso Cerno, ndr) all’Aria che tira… è davvero scandaloso». Il conduttore di Report risponde: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo». E ancora: «Amico di Marco Mancini, giro gay», facendo riferimento all’ex dirigente dei servizi segreti. E Boccia: «Come Signorini». «Sì», risponde Ranucci. «E il signor B.», aggiunge la donna in linguaggio criptico. Ranucci: «E Giletti».

Giletti: «Delusione umana profonda»

Giletti si è quindi rivolto direttamente a Ranucci: «Parliamo di libertà di informazione, fondamentale. Anche se sei lontano mille miglia da me, io ti difenderò sempre e tu hai sempre fatto così. E allora mi devi spiegare perché scrivi messaggi come questi. Sono perplesso perché siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è triste. Ma proprio perché so chi sei, perché conosco la tua storia, io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto. Perché la libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta, è qualcosa di molto più serio. Non è un gossip, ma è coraggio, è andare contro chi non vuole la trasparenza, è andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare. Questa è la libertà di informazione, batterti per chi non ce l’ha e la pensa lontano da te. E tu lo sai caro Sigfrido, sei il primo e io te l’ho sempre riconosciuto. Ecco perché faccio fatica a non essere deluso da quello che leggo, ecco perché faccio fatica anche a pensare che mi hai mandato un messaggio dicendo che non è vero nulla. Io capisco, uno fa una telefonata e si dicono tante fesserie magari per convincere l’altra parte, io a questo ci sto. Però qui non è una questione di sostantivi, lobby non lobby, gay non gay. È questione di sostanza e io qui la sostanza non la vedo, non vedo la sostanza di un combattente come ti definisci tu. Ora non sei solo tu l’unico giusto nel mondo, così come non lo sono io. Abbiamo entrambi tanti difetti, però dividersi in un momento così difficile per il giornalismo perché avere la schiena dritta non è semplice e tu lo sai benissimo quanto sia difficile, permettimi che per me è una delusione umana profonda. Non mi interessa del gay, dell’omosessuale, siamo nel 2026 e se c’è ancora qualcuno che si offende quando si usa la parola omosessuale… Ma la lobby no per esempio, perché lobby vuol dire potere e io quel potere l’ho sempre contrastato».