Una, indivisibile e trina. A meno di un anno dal congresso che ha confermato Matteo Salvini alla guida del partito fino al 2029, la sua Lega appare come un partito attraversato da potenti forze centrifughe. E, se nell’assise dell’anno scorso a Firenze, era evidente lo iato tra i salviniani in asse con Roberto Vannacci e il ‘partito dei governatori’, ora le fazioni sono almeno tre, dopo il gelo tra il capitano e il generale in pensione, reo di aver fatto precipitare i consensi alle ultime Regionali in Toscana.

Pochi nordisti al raduno di Roccaraso e Rivisondoli
Il raduno tra i monti di Roccaraso e Rivisondoli ha reso plastica questa immagine. Nel resort quattro stelle superior ha fatto notizia l’assenza di Vannacci, e la polemica a distanza sui diritti, tra il generale e l’ex compagna di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale. Ma in Abruzzo non si sono presentati neanche il Doge Luca Zaia e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che hanno partecipato in video collegamento. Certo, Zaia ha ‘firmato’ l’unico slogan che resterà della kermesse – la «Lega è una e indivisibile» – ma i nordisti si sono tenuti lontani dal raduno, che era comunque pensato per dirigenti e militanti del Centro-Sud. Gli unici lombardi invitati, oltre ai ministri e alla vicesegretaria Silvia Sardone, erano i fedelissimi come il sottosegretario al Cipess Alessandro Morelli, il tesoriere Alberto Di Rubba e il coordinatore dei Giovani Luca Toccalini.

Gli attacchi di Salvini contro i fuoriusciti e la stampa
Roccaraso-Rivisondoli ha segnato anche il debutto in platea della fidanzata del capo, Francesca Verdini, finora molto presente ma sempre dietro le quinte in eventi di questo tipo. Nell’ultima giornata, Verdini è stata ripresa più volte, seduta in prima fila accanto a Edoardo Rixi e al compagno, ad applaudire, annuire e seguire il comizio. Delle “idee in movimento” che hanno fatto da fil rouge ai panel organizzati dal senatore Andrea Paganella non resta quindi granché al termine dei tre giorni di kermesse. Rimane invece la durezza con cui Salvini ha tuonato contro le recenti fuoriuscite e l’asprezza riservata nei confronti di quella stampa che per mesi, addirittura anni, ha raccontato la fine della Lega mentre l’unica cosa che è cambiata – ha sottolineato – è stata «il loro editore». Durissime le parole che il segretario ha riservato a chi ha lasciato il partito. E mentre ha difeso il suo incontro con il britannico di estrema destra Tommy Robinson – «Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia di incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?», ha risposto stizzito alle polemiche – le posizioni della Lega su diritti lgbtq+ e fine vita sono sempre più frammentate (tra le aperture di Zaia, la posizione di Pascale, quella di Pro Vita e le tesi di Vannacci).

I leghisti pronti a unirsi a Vannacci
In fin dei conti, l’unica moral suasion l’ha esercitata Lorenzo Fontana che, in veste di presidente della Camera, ha preso da una parte il deputato calabrese Domenico Furgiuele esortandolo a cancellare la prenotazione della sala stampa di Montecitorio per un evento sulla Remigrazione con esponenti di CasaPound e Veneto Fronte Skinheads. Ma, come i colleghi Edoardo Ziello e Rossano Sasso, anche Furgiuele, che è vice capogruppo alla Camera ed è tra gli artefici del recente boom della Lega a Lamezia e Reggio Calabria, potrebbe lasciare gli ex lumbard nel caso in cui Vannacci fondasse un suo partito.

