Overkitchen. È un anglicismo sgangherato, ma perfetto per definire “l’oltre cucina” nel quale siamo sempre più immersi. Per mano di un esercito di gastronomi, dietologi, spadellatori di lungo corso, chef stellati e rezdore tiktoker. Oggi la dimensione materiale ed educativa degli atti e delle pratiche alimentari è stata oscurata. Il cibo è infatti assediato da un lato dalla “società del troppo” e dall’altro dalla “società della super individualizzazione” che chiede che tutto sia speciale, unico, eccezionale. Super buono, super gourmet, super ricercato. La solenne semplicità di un uovo fritto alla perfezione (che per La grande cucina del mitico Luigi Carnacina era una delle cose più difficili) è irrimediabilmente persa. Menù e nomi dei piatti ricordano i titoli dei film di Lina Wertmüller, con tocchi di esotismo che risultano spesso così ridicoli da venire presi sul serio. Da questo punto di vista, il trio cuciniere di Masterchef composto da Giorgio Locatelli, Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo è la perfetta espressione di quest’ambivalenza.
Gli psicologi lo chiamano food noise, il rumore del cibo
Non ci si rende più conto che il cibo praticato con gusto e giudizio è oggi eccezione piuttosto che la norma. Il volume di chiacchiere gastronomiche ha raggiunto punte di saturazione tali – food noise, il rumore del cibo, secondo gli psicologi americani – da far sviluppare maniacali forme di rifiuto e resistenza maniacali. Bulimia e anoressia (sono 3 milioni gli italiani che ne soffrono), attenzione esasperata alla naturalità degli alimenti consumati, pensiero fisso su cosa si è mangiato e si mangerà sono il lato oscuro dell’attrazione fatale per il cibo. Che da sempre è consolatorio e ideale per placare insicurezze e disagio. Nel contempo che è un perfetto sostitutivo di altri piaceri materiali.
Foodporn e Youporn, un “guardonismo” comune
È per esempio innegabile la relazione tra cibo e sesso e che la gola, soprattutto in società vecchie come l’Italia e l’intero Occidente, sublimi quei piaceri carnali sempre più preclusi a sessualità declinanti per ragioni anagrafiche. Ma c’è anche un tema di prepotente ritorno della pornografia. Foodporn e Youporn sono più prossimi di quanto si pensi, tenuti assieme da un “guardonismo” che ha negli Instagram creator i promotori dello spadellamento di massa e in Onlyfans il luogo eletto degli erotomani casalinghi. Qui segnaleremo che Milano risulta la prima città in Europa e la terza al mondo, dopo Atlanta e Orlando, per spesa pro-capite sulla piattaforma che ha rivoluzionato il mercato dell’hard online.

Street food e non solo: si mangia e beve a tutte le ore
«La cucina di una società è il linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura», ha scritto Claude Lévi-Strauss. Una relazione che attualmente si rivela in tre fenomeni principali. Punto primo: la Gastromania (che è il titolo di un bel saggio di qualche anno fa del semiologo Gianfranco Marrone), è anche gastro-anomia, ossia venire meno delle norme che hanno a lungo governato il sistema alimentare. La scansione tradizionale (colazione, pranzo e cena) è saltata da tempo. Ora si mangia e beve a tutte le ore: sono soprattutto i turisti a farlo per strada e in movimento. Lo chiamano street food, ma in realtà è la civiltà della tavola che prende congedo.
Viene modificata anche la natura dei luoghi conviviali
Pure qui si scorge una relazione fra overtourism e overkitchen. Ibridi come le apericene, i brunch e gli “spuntini” moltiplicano i momenti di assunzione del cibo e modificano la natura dei luoghi conviviali (caffè, bar e ristoranti), anch’essi mutanti a seconda delle ore e del tempo. Locali post-it o transformer sono perfetti per città che non dormono più e devono essere in grado di proporre ogni tipo di food&drink in qualsiasi momento della giornata. È il movimento e il momento di “gola continua”.
Il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale
La seconda questione patologica dell’overkitchen è che il mangiare con gli occhi incrementa sensibilmente il mangiare materiale. È una fame da società opulenta, sfiziosa, compulsiva e alimentata dal flusso potente della pubblicità (nel 2025 il food&beverage ha conquistato il primato nella comunicazione digitale, più di automotive e moda), che finisce inevitabilmente per far lievitare i consumi. Facendo emergere l’obesità come uno dei principali problemi sanitari dell’Occidente sviluppato.

Cresce il fenomeno dell’obesità, persino negli animali
Gli Usa sono il Paese più obeso al mondo (più di un adulto su tre, il 35 per cento nel 2024), con un’aspettativa media di vita più bassa fra gli Stati dell’area Osce. Ma colpisce, fra tante assurdità dietetiche e “scoperte” di cibi miracolosi e salva-vita, che il crescente sovrappeso della popolazione europea e italiana (rispettivamente il 59 per cento e il 46 per cento nel 2022) si accompagni a quella degli animali di casa. In Inghilterra, l’unico Paese che ha elaborato dati specifici, il 43 per cento dei gatti e il 50 per cento dei cani risultano obesi.
I danni del cibo ultraprocessato, soprattutto nelle fasce più povere
La situazione è preoccupante dal punto di vista sanitario, comprendendo anche i danni del cibo ultraprocessato che appartiene alla dieta di molti italiani, soprattutto le fasce più povere, economicamente ma forse più culturalmente. Come però accade spesso in Italia, per riprendere Ennio Flaiano, la situazione è drammatica, ma non è seria. E il troppo parlare di cibo inevitabilmente si trasforma in straparlare. In discorsi farlocchi, un po’ veri e un po’ falsi, in news pubblicitarie che fanno presa su un pubblico che pensa male come mangia.
Ci mancava solo il riconoscimento dell’Unesco
Si pensi per esempio al recente riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana come patrimonio dell’umanità. Si sono sprecati infatti proclami trionfali: siamo i migliori al mondo, hanno postato sui social la premier Giorgia Meloni e il ministro della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, con Coldiretti, ristoratori, Porta a porta e giornali specializzati a fare eco e coro. Il problema però è che pochi (fra questi Pagella politica, giornale specializzato in fact-checking) hanno evidenziato che l’Unesco non ha affatto detto che la cucina italiana è la migliore al mondo, bensì che il nostro cibo è un «patrimonio immateriale dell’umanità» e come tale da valorizzare e salvaguardare. Ciò che è unico e distintivo è il nostro sistema culturale (varietà e tipicità, tradizioni, cucine casalinghe, biodiversità e naturalità dell’alimentazione). Chef stellati, sistema agrindustriale ed eccellenza del made in Italy qui c’entrano poco.

Parlare di cucina per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda
Dopo di che si deve ricordare che se la cucina italiana è la prima a essere riconosciuta «come sistema culturale», in passato numerosi sono stati i riconoscimenti culinari Unesco: nel 2010 il Pasto alla francese, la cucina messicana e la dieta mediterranea. Evidentemente tutto fa brodo (primati veri e presunti, ristoranti dell’anno e osterie di giornata). Soprattutto in tempi di magra come quelli attuali, dove parlare di cucina e di cibo è il modo migliore, divertente e poco impegnativo, per esorcizzare la cattiva realtà che ci circonda. Mangia che ti passa la paura. Qui e ora però il cibo conviviale c’entra poco.
