Ue, al via la sorveglianza rafforzata su WhatsApp

L’Unione europea estende la sorveglianza rafforzata anche a WhatsApp. La piattaforma di messaggistica di Meta è stata inserita tra i grandi operatori digitali con significativo potere di mercato, rientrando quindi nel gruppo delle major sottoposte agli obblighi del Digital Services Act (Dsa). Lo annuncia la Commissione europea, sottolineando che WhatsApp sarà oggetto di controlli più rigorosi sul rispetto delle regole Ue, nell’ambito della normativa che punta a prevenire abusi di potere da parte delle grandi piattaforme e a garantire maggiore sicurezza e tutela dei diritti nello spazio digitale europeo.

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Secondo Bruxelles, WhatsApp è stata formalmente designata come gatekeeper ai sensi del Dsa perché la sua funzione «Canali» ha raggiunto almeno 45 milioni di utenti nell’Unione. «Il servizio di messaggistica privata di WhatsApp, che consente agli utenti di inviare messaggi di testo, note vocali, foto, video, documenti ed effettuare chiamate vocali e video ad altri utenti, rimane esplicitamente escluso dall’applicazione del Dsa», precisa la Commissione. A seguito della designazione, Meta avrà quattro mesi, fino a metà maggio 2026, per assicurare che WhatsApp aderisca agli obblighi aggiuntivi, tra cui valutare e mitigare rischi sistemici come violazioni dei diritti fondamentali, manipolazione elettorale, diffusione di contenuti illegali e criticità legate alla privacy.

Chi è Edgars Rinkevics, primo capo di Stato apertamente gay di una nazione Ue

Edgars Rinkevics, dal 2011 ministro degli Esteri della Lettonia, ha prestato giuramento come presidente del Paese baltico, dopo essere stato eletto a maggio al parlamento Riga al terzo turno di votazioni. È il primo capo di Stato apertamente gay di una nazione dell’Unione europea.

Lettonia: chi è il nuovo presidente Edgars Rinkevics, primo capo di Stato apertamente gay di una nazione Ue.
Edgars Rinkevics, nuovo presidente della Lettonia (Getty Images).

L’Ue ha già avuto capi di governo dichiaratamente omosessuali, ma mai un capo di Stato. Rinkevics, 49 anni, ha fatto coming out nel 2014 – tramite un tweet – e da allora è stato un fermo sostenitore dei diritti Lgbt: il matrimonio gay non è ancora possibile in Lettonia, anche se nel 2022 la Corte costituzionale del Paese ha riconosciuto le unioni tra persone dello stesso sesso.

Nel discorso inaugurale ha promesso che si batterà «per una società inclusiva e rispettosa»

Nel suo discorso inaugurale ha poi incoraggiato i giovani lettoni a «rompere il soffitto di cristallo», definendo la disuguaglianza «un problema significativo». Durante il suo mandato, ha aggiunto, si batterà «per la creazione di una Lettonia moderna e forte, per una Lettonia legale e giusta, per il benessere delle persone, per una società inclusiva e rispettosa». Rinkevics ha promesso poi di continuare a sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia, sottolineando che in politica estera il Paese agirà «in modo rapido, deciso e saggio».

Lettonia: chi è il nuovo presidente Edgars Rinkevics, primo capo di Stato apertamente gay di una nazione Ue.
Edgars Rinkevics, dal 2011 ministro degli Esteri della Lettonia (Getty Images).

Ex giornalista, dal 2011 ha ricoperto l’incarico di ministro degli Esteri

Nato nella località balneare di Jurmala il 21 settembre 1973, Rinkevics si è laureato in Storia e Filosofia nel 1995. Successivamente ha conseguito un master in scienze politiche, seguito da un altro master presso l’Università di Groninga nei Paesi Bassi. Dopo aver iniziato a lavorare come giornalista per Latvijas Radio, a metà Anni 90 ha assunto un incarico presso il Ministero della Difesa e da lì è iniziata la sua ascesa politica. Nel 2011 è entrato a far parte del governo di Valdis Dombrovskis come ministro degli Affari esteri, venendo poi riconfermato anche nei gabinetti di Laimdota Straujuma, Māris Kučinskis e Arturs Krišjānis Kariņš Come presidente, Rinkevics prende il posto di Egils Levits, che è stato presidente per quattro anni: in Lettonia il capo di Stato ricopre soprattutto ruoli cerimoniali, ma può porre il veto alla leggi e indire referendum.