Le infinite versioni di noi: “Costellazioni”

In scena questa sera scena a Salerno sul palcoscenico del Piccolo Teatro del Giullare, alle ore 21 lo spettacolo di Mutamenti – Teatro Civico 14, liberamente ispirato al testo di Nick Payne, ospite del cartellone di Mutaverso, firmato da Vincenzo Albano

Di Olga Chieffi

Un uomo, una donna e l’universo a fare da cornice. Sono questi gli elementi di Costellazioni, pièce del drammaturgo inglese Nick Payne. Una teoria della fisica quantistica sostiene che esiste un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente. Nick Payne prende questa teoria e la applica a un rapporto di coppia. Assolutamente divertente, ma disperatamente triste: è proprio il suo dinamismo intellettuale ed emotivo a rendere lo spettacolo unico e travolgente, un vero e proprio “classico contemporaneo”. Se ogni scelta aprisse un altro mondo, quante versioni di noi esisterebbero? Da questa vertigine prende forma “Costellazioni”, in programma a Salerno per la decima stagione Mutaverso Teatro questa sera, alle ore 21 al Piccolo Teatro del Giullare. Liberamente ispirato al testo di Nick Payne, il lavoro attraversa le infinite possibilità di una storia d’amore, moltiplicando incontri, deviazioni e destini possibili. Al centro della scena, un uomo e una donna. O meglio: tutte le versioni possibili di quell’uomo e di quella donna. In un continuo slittamento tra realtà alternative, la loro relazione si costruisce, si interrompe, si trasforma, si perde e si ritrova, dando vita a una partitura emotiva fatta di variazioni minime e cambiamenti radicali. Ogni scelta – dire sì, dire no, restare, andare via – genera un nuovo universo, una nuova possibilità, una nuova ferita o una nuova occasione. Ispirandosi alla teoria del multiverso, lo spettacolo utilizza la scena come spazio di possibilità: non un racconto lineare, ma una costellazione di momenti, in cui il tempo si piega e le esistenze si moltiplicano. Ne emerge una riflessione intima e universale sul caso, sul destino e sulla responsabilità delle nostre decisioni. Quanto siamo liberi? E quanto, invece, siamo il risultato di traiettorie invisibili che si biforcano continuamente? La scrittura scenica di Roberto Solofria lavora per sottrazione e precisione, affidando al ritmo, alle pause e alle ripetizioni il compito di costruire senso ed emozione. In scena con Solofria, Ilaria Delli Paoli dà corpo a una pluralità di stati e possibilità, restituendo con delicatezza e intensità la complessità di un sentimento che cambia forma senza mai esaurirsi. “Costellazioni” è uno spettacolo capace di tenere insieme leggerezza e profondità: fa ridere, sorprende, spiazza, ma allo stesso tempo tocca corde intime e riconoscibili. È un viaggio nelle pieghe dell’amore contemporaneo, dove ogni relazione è fragile, molteplice e irripetibile, e dove ogni attimo contiene in sé tutte le strade non percorse. Un’esperienza teatrale che invita lo spettatore a interrogarsi su ciò che è stato, su ciò che avrebbe potuto essere e su ciò che, forse, in qualche altro universo, è ancora possibile. Il concetto di multiverso è al centro del testo di Nick Payne, ma il multiverso può anche essere metafora di possibilità. “In sostanza, abbiamo fatto due volte la stessa domanda ricevendodue risposte completamente differenti” dice Marianna, la nostra protagonista. Costellazioni ci ha posto davanti ad una semplice, ma intramontabile domanda, la domanda che fa parte un po’ della vita di tutti noi: Cosa sarebbe successo se…? Ecco che allora si declina, sulla scena, il rapporto tra un uomo e una donna nelle sue infinite possibilità. La scelta di lavorare a questo testo nasce dalla necessità sempre più forte, come regista e come attore, di avvicinarmi alla drammaturgia contemporanea. Costellazioni si presenta apparentemente come un testo semplice, lineare nel suo non esserlo affatto: ogni situazione è ripetuta più volte a seconda delle sue possibilità di sviluppo. Ma è proprio questa semplicità a mettere continuamente alla prova gli attori in scena. Il regista ha sentito il bisogno di “farsi da parte”, di muoversi in punta di piedi, rispettando la caotica delicatezza di questa storia. Una regia essenziale e una scena minimale per accogliere il pubblico nel vortice, a volte destabilizzante, a volte commovente, di due vite che a quanto pare, sono destinate ad incontrarsi, qualunque sia l’universo che le ospita. Al termine dello spettacolo si resterà a teatro per un momento conviviale di confronto con la compagnia, un incontro moderato da Michele Di Donato.

 

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