Nel 2025 il gruppo Credit Agricole in Italia ha registrato un utile netto di 1,4 miliardi, di cui 1,1 miliardi di pertinenza del gruppo. I ricavi hanno superato i 5,1 miliardi (+1 per cento), mentre sul fronte degli aggregati patrimoniali il totale dei finanziamenti è salito dell’1,9 per cento a 103 miliardi e la raccolta totale dell’1,6 per cento a 346 miliardi. Il Gruppo serve oltre 6 milioni di clienti. Quanto alla sola controllata Credit Agricole Italia, l’utile netto è stato pari a 797 milioni, sostanzialmente in linea rispetto all’anno precedente. I proventi operativi netti sono stati pari a 3,1 miliardi (-0,6 per cento), con interessi netti a 1,7 miliardi (-5,2 per cento) e commissioni a 1,3 miliardi (+5,3 per cento), trainate dal risultato dell’attività di collocamento di prodotti Wealth Management (+12 per cento). Gli oneri operativi sono saliti del 3,7 per cento a 1,66 miliardi, con un rapporto cost/income al 51,1 per cento. Il costo del credito è sceso a 34 punti base. Il Gruppo Crédit Agricole nel suo complesso ha ottenuto nel 2025 un utile netto di 8,754 miliardi di euro, con ricavi pari a 39,5 miliardi di euro.
Brasseur: «Risultati positivi in linea con le sfide del Pmt di Gruppo Act 2028»
«Concludiamo un 2025 dai risultati positivi, raggiunti grazie al contributo fondamentale di tutte le nostre colleghe e i nostri colleghi. L’Italia si conferma un mercato chiave del Gruppo Credit Agricole, con oltre 6 milioni di clienti e contribuendo con 1,1 miliardi all’utile netto del Gruppo. Questi risultati si confermano in linea con le sfide del Pmt di Gruppo Act 2028, un progetto di crescita che valorizza le eccellenze di tutte le linee di business, in un disegno strategico coerente e coeso», ha dichiarato Hugues Brasseur, amministratore delegato di Credit Agricole Italia e senior country officer. La banca ha consolidato il primo posto tra le banche universali in Italia per Indice di raccomandazione cliente – Irc, ed è significativo il dinamismo commerciale con l’acquisizione di circa 212 mila nuovi clienti (+13 per cento a/a), grazie anche al supporto rilevante del canale digitale (40 per cento).
Italia in Movimento. Autostrade e futuro è la mostra che, dal 7 febbraio, apre al pubblico all’interno di Triennale Milano, proponendo una riflessione sul ruolo strategico delle infrastrutture autostradali come vie di accesso, connessione e accoglienza. Una rete capace di avvicinare e unire i viaggiatori ai grandi eventi come le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Promossa da Autostrade per l’Italia e realizzata con il Maxxi – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la mostra – curata da Pippo Ciorra con Angela Parente – accompagna i visitatori in un percorso che intreccia storia, architettura, paesaggio e visione futura, rileggendo l’autostrada non solo come opera ingegneristica, ma come infrastruttura culturale e fattore abilitante della mobilità contemporanea.
La mostra si articola in quattro sezioni tematiche
Il progetto espositivo nasce in occasione del centenario della costruzione della prima autostrada italiana e sviluppa una narrazione che mette in relazione lo sviluppo delle infrastrutture con i grandi momenti di mobilità collettiva. Attraverso materiali d’archivio, fotografie d’autore, mappe e contributi visivi, viene restituito il ruolo delle autostrade come reti di accesso che rendono possibile l’incontro tra territori, persone ed eventi, e come sistemi chiamati a confrontarsi con i temi della sostenibilità, dell’innovazione tecnologica e della trasformazione del paesaggio. Il percorso della mostra si articola in quattro sezioni tematiche. La prima è dedicata alla costruzione della rete autostradale, intesa come infrastruttura capillare di connessione tra territori. La seconda esplora l’esperienza del viaggio come pratica sociale e culturale, legata all’evoluzione dei servizi e dei luoghi della mobilità, e arricchita dal contributo progettuale di alcuni tra i massimi esponenti dell’architettura italiana. La terza sezione presenta il paesaggio autostradale attraverso le fotografie di Iwan Baan, che raccontano il rapporto tra infrastruttura e territorio. L’ultima sezione guarda alla tecnologia e al futuro della mobilità, con le immagini di Emiliano Ponzi, che offrono una visione prospettica delle infrastrutture come elementi chiave per l’accessibilità e la mobilità dei grandi eventi contemporanei. La mostra è visitabile fino al 22 febbraio.
L’ad Giana: «Autostrade elemento di progresso e identità»
Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia: «Le infrastrutture autostradali rappresentano molto più di una rete di collegamento. Sono vettori di crescita e coesione sociale per l’intero Paese. La presenza di Aspi a Milano Cortina 2026 ribadisce la centralità della nostra rete come asset strategico capace di connettere territori e grandi eventi internazionali. Con questa mostra intendiamo riaffermare il valore dell’autostrada come elemento di progresso culturale e di identità. Un patrimonio condiviso che accompagna la trasformazione dell’Italia, sostenendone lo sviluppo economico e sociale attraverso l’innovazione».
Unicredit Start Lab torna nel 2026 con una nuova edizione del suo programma di successo dedicato alle migliori start-up e pmi innovative italiane tech che ha visto la banca, in 12 anni di attività, valutare circa 9 mila progetti imprenditoriali e accompagnare 700 start-up del Paese verso percorsi di crescita. Il roadshow nazionale, partito giovedì 29 gennaio da Catania, proseguirà con le tappe di Torino, Roma, Bari, Bologna, Pordenone e Milano.
Nel 2025 640 candidature e 200 partner tra incubatori e acceleratori
Nell’edizione 2025 di Unicredit Start Lab, cha ha visto il coinvolgimento di circa 200 partner a livello nazionale tra incubatori ed acceleratori, sono state avanzate circa 640 candidature da parte di start-up e pmi innovative. Di queste, 50 (nell’edizione 2024 erano 37) sono giunte dalla Sicilia, di cui il 66 per cento presentato da under 35, un dato superiore alla media Italia (47 per cento) che testimonia nel concreto il fermento imprenditoriale nell’Isola proprio da parte dei giovani. Un progetto su due si è candidato nel settore Digital, segnale di una Sicilia che vuole contribuire fortemente alla transizione tecnologica del sistema regionale.
I settori di riferimento del programma
Confermati anche per quest’anno i cinque settori di riferimento per Unicredit Start Lab:
Innovative Made in Italy (Agrifood, Fashion & Design, Nanotecnologie, Robotica, Meccanica, Turismo e Industria 5.0)
Digital (AI, SaaS, B2B Services& Platform, Hardware, Fintech, IoT)
Life Science (Biotecnologie, Farmaceutica, Dispositivi medici, Digital health, Tecnologie di assistenza)
Impact innovation (Prodotti e servizi innovativi capaci di generare un impatto sociale o ambientale)
Cosa offre la piattaforma
Le 10 startup selezionate per ognuna delle cinque categorie potranno accedere alla piattaforma di Start Lab che prevede:
Partecipazione ad attività di business e investment matching con controparti industriali e finanziarie del network di Unicredit (oltre 100 le iniziative organizzate negli anni scorsi);
Accesso alla piattaforma internazionale di UniCredit, banca paneuropea leader in 13 Paesi, attraverso la partecipazione a Tech day internazionali, l’accesso prioritario al Global startup program promosso da Ice e a una rete di investitori esteri;
Piattaforma a impatto composta da iniziative ad hoc per female founders, un verticale di dedicato all’impact innovation e la partecipazione alle diverse tappe degli Esg tech day organizzati da Unicredit;
Training manageriale avanzato, tramite la Startup academy e workshop tematici;
Programma di mentorship personalizzata con professionisti ed esperti dell’ecosistema dell’innovazione;
L’assegnazione di un gestore Unicredit dedicato al supporto alla crescita;
Premio di 10 mila euro per la prima classificata di ogni categoria.
Le candidature per l’edizione 2026 sono aperte fino al 25 marzo. Per partecipare o ottenere maggiori informazioni, è possibile inviare una richiesta a unicreditstartlab@unicredit.eu.
È stato presentato mercoledì 28 gennaio 2026, al Parlamento europeo, il settimo Med & italian energy report, lavoro di ricerca intitolato quest’anno Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies, frutto della sinergia scientifica tra Srm – Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – e l’Energy center lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching energies. L’evento è stato patrocinato dai deputati europei Elena Donazzan e Giorgio Gori ed è stato organizzato in collaborazione con la struttura European regulatory and public affairs di Intesa Sanpaolo che ha sede a Bruxelles.
Dall’approvvigionamento energetico al nucleare
In questa edizione il report si focalizza sul concetto di sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel quadro della transizione energetica euro-mediterranea. Vengono analizzati il ruolo crescente dell’elettrificazione e l’importanza di tutte le materie prime necessarie per la produzione delle nuove tecnologie energetiche. Un ulteriore focus è dedicato al ruolo che l’energia nucleare potrebbe fornire al futuro mix energetico mediterraneo. Come di consueto, il volume include anche un’analisi approfondita delle questioni che collegano l’energia al settore marittimo. Quest’anno con una panoramica delle tendenze significative del commercio marittimo e delle rotte strategiche delle materie prime critiche per le tecnologie di transizione energetica.
Il ruolo del Mediterraneo tra energia e materie prime critiche
Secondo l’analisi, l’Unione Europea resta fortemente dipendente dalle importazioni di energia. L’Italia presenta una dipendenza superiore alla media europea, sebbene in lieve miglioramento. In questo contesto, la sicurezza degli approvvigionamenti diventa una variabile strategica, al pari della sostenibilità ambientale. Il Rapporto ha poi sottolineato il ruolo del Mediterraneo come snodo chiave tra aree produttrici e consumatrici di energia. La sponda Sud dispone di un elevato potenziale solare ed eolico, ancora poco sfruttato, che potrebbe contribuire in modo decisivo alla riduzione della dipendenza energetica europea. Accanto all’energia, anche le materie prime critiche viaggiano prevalentemente via mare. Il Mediterraneo, attraversato da rotte strategiche come Suez e Gibilterra, assume un ruolo cruciale per la sicurezza delle forniture. In questo scenario, lo shipping italiano rappresenta un asset strategico, rafforzando il posizionamento del Paese nelle catene energetiche e industriali globali.
In un contesto in cui il mercato lavorativo evolve rapidamente e richiede competenze sempre più specializzate, le università sono chiamate a ripensare modelli formativi, strumenti didattici e relazione con gli studenti. Ne parliamo con Vilberto Stocchi, rettore dell’Università San Raffaele Roma, che ci ha illustrato le scelte strategiche dell’ateneo, l’attenzione alla qualità della ricerca e il ruolo dell’innovazione tecnologica nella formazione.
D: Quali sono i punti di forza del vostro ateneo e come è calibrata l’offerta formativa alla luce delle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro?
R: L’Università San Raffaele Roma sta investendo con convinzione in un’offerta formativa capace di anticipare le esigenze di un mercato del lavoro in costante mutamento. Il nostro ateneo si distingue nel panorama nazionale per quelli che definirei “pilastri di eccellenza“, certificati ufficialmente dagli organismi di valutazione. Il primo è senza dubbio la ricerca scientifica. Per noi non è un esercizio teorico, ma il vero motore della didattica. Già nel quinquennio 2015-2019, la Vqr (Valutazione della qualità della ricerca) ci ha posizionati al quinto posto su 98 atenei italiani — primi tra le università digitali. È un primato che oggi trova conferma su scala globale: molti dei nostri docenti figurano infatti nella prestigiosa classifica World’s Top 2% Scientists di Stanford, che seleziona i ricercatori più influenti al mondo. C’è poi un traguardo più recente. Nel 2024 l’ateneo ha superato con successo il processo di accreditamento periodico dell’Anvur, ottenendo il giudizio di “soddisfacente”. Si tratta di un passaggio tecnico cruciale perché valida la solidità dell’intera istituzione e certifica l’efficacia dell’insegnamento, l’efficienza dei servizi agli studenti e la trasparenza dei nostri processi interni. In sintesi, questi risultati — dal quello della Vqr al prestigio internazionale dei nostri scienziati, fino al recente accreditamento — rappresentano la garanzia che offriamo agli studenti. Proprio grazie a questa solidità strutturale e a un rapporto docenti-studenti perfettamente in linea con gli standard richiesti, quest’anno abbiamo attivato sette nuovi corsi di studio, ampliando la nostra offerta verso nuove frontiere professionali con la certezza di offrire, come sempre, una formazione di alto profilo.
Quali?
Abbiamo accreditato i corsi magistrali in Management, diritto e governance della pubblica amministrazione, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche digitali e innovative orientate a migliorare l’efficienza della pa, inLingue e cultura straniere nell’era digitale: scuola, società e professioni e in Ingegneria informatica e dell’intelligenza artificiale applicata. Per quanto riguarda i corsi triennali, tra le novità ci sono quelli in Ingegneria biomedica, per sviluppare soluzioni innovative in ambito sanitario, in Ingegneria informatica e intelligenza artificiale, alla luce della diffusione di questo strumento in ogni settore, in Patrimonio culturale nell’era digitale, per formare figure in grado di valorizzare le nostre tradizioni in maniera innovativa, e in Lingue e culture straniere per l’era digitale. Il nostro mondo sempre più globalizzato richiede infatti l’utilizzo di nuovi strumenti anche nella gestione delle lingue. L’ateneo ne ha già adottati alcuni, tra cui un software che consente di trasmettere in diversi idiomi una lezione originariamente registrata in italiano. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante, perché rende l’educazione e la diffusione della conoscenza più accessibili.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Dal punto di vista tecnologico, quali sono gli elementi che vi distinguono dalle altre università telematiche?
Un aspetto che l’Anvur ha particolarmente apprezzato nella valutazione del 2024 è stata l’attenzione che l’ateneo rivolge alla didattica innovativa e l’impegno nel garantire una efficace trasmissione digitale dei contenuti. Abbiamo infatti stilato un piano triennale per l’innovazione didattica dove i nostri docenti vengono costantemente formati e supportati nell’insegnamento in modalità e-learning. Una metodologia che si sta affermando per la sua straordinaria capacità di ottimizzare l’apprendimento. A confermarne il valore è la letteratura scientifica internazionale: uno studio pubblicato su Nature Biotechnology ha certificato come le tecnologie digitali risultino estremamente efficaci nella trasmissione dei contenuti, superando le aspettative anche in ambiti complessi come le attività di laboratorio. Questo approccio permette di rivolgere molta più attenzione al singolo studente e di creare percorsi ad hoc per gli iscritti in base alle loro skills e competenze. Si tratta di qualcosa di davvero importante perché, a mio avviso, questo è il modo davvero efficace di promuovere il diritto allo studio.
Può fornirci qualche esempio di come viene garantita, agli studenti, la personalizzazione del percorso formativo?
Il Gruppo Multiversityha messo a disposizione una piattaforma tecnologicamente molto avanzata, che integra un chatbot sviluppato in collaborazione con OpenAI e Bain & Company. Per esempio, uno studente che segue una lezione in modalità asincrona e, ascoltando il professore, abbia necessità di chiarimenti su un passaggio specifico, può interrompere il video e chiedere al chatbot di spiegare meglio quanto affermato dal docente, oppure di riformulare il concetto in modo più chiaro. Questo strumento risponde in tempo reale, attingendo dai contenuti didattici che il professore ha messo a disposizione degli alunni. Va anche detto che le università digitali non si basano esclusivamente sulla modalità asincrona: il 20 per cento delle attività didattiche deve essere erogato in modalità sincrona. A questo si aggiungono i laboratori in presenza, che consentono un’interazione diretta tra il docente e lo studente, oltre a momenti di confronto, dialogo e discussione anche tra gli studenti stessi. Un ulteriore strumento che gli studenti hanno a disposizione è un tool che valuta la loro preparazione. Per ogni corso, possono infatti svolgere delle autovalutazioni che restituiscono il loro grado di conoscenza rispetto a una materia, così da individuare eventuali lacune e prepararsi al meglio per l’esame.
Il rettore Vilberto Stocchi (Imagoeconomica).
Tornando al punto da cui siamo partiti, la San Raffaele Roma (e, in generale, gli atenei di Multiversity) sta direzionando l’offerta verso ambiti in cui sul mercato c’è grande richiesta di personale ma spesso carenza di figure adeguatamente competenti. Quali sono le sfide che dovrà affrontare in futuro il mondo accademico?
I nostri nuovi corsi sono stati introdotti proprio per colmare questo gap. Secondo un rapporto di Confindustria del 2024, più di due terzi delle imprese italiane segnalano difficoltà nel trovare competenze necessarie per le proprie attività, con delle criticità particolarmente evidenti nel reperimento di profili tecnici e in settori chiave come la transizione digitale. Noi stiamo anche riflettendo sulla possibilità di attivare nuove facoltà, ma l’attuale accelerazione dei processi di produzione della conoscenza rende sempre più complesso prevedere quali saranno le professioni più richieste anche solo nei prossimi due o tre anni. Per il sistema universitario, la sfida sarà dunque quella di progettare percorsi formativi capaci di rimanere allineati all’evoluzione del mercato del lavoro.
Alessandro Melzi d’Eril ha parlato delle medie imprese italiane al suo primo appuntamento ufficiale da amministratore delegato di Mediobanca. L’occasione gli è stata data dall’ottava edizione dell’Italian mid cap conference, l’appuntamento annuale che mette in contatto in Piazzetta Cuccia i vertici delle principali società quotate italiane a media capitalizzazione (29 quelle presenti quest’anno) con decine di investitori italiani e stranieri appartenenti alle principali case di investimento. Oltre 400 le sessioni di incontro tra le parti, precedute da una plenaria dedicata alle sfide delle imprese italiane tra stabilità del sistema Paese e nuove dinamiche geopolitiche. Nell’occasione è stato presentato il Global Outlook 2026 a cura di Mediobanca Research.
L’ad: «Medie imprese oggetto di attenzione costante da 30 anni»
In apertura dei lavori, Alessandro Melzi d’Eril ha dichiarato: «Partecipare per la prima volta alla Mediobanca mid cap conference, nel mio nuovo ruolo di ceo, è stata un’occasione unica per osservare da vicino l’energia e la qualità degli imprenditori e delle imprese che Mediobanca sostiene ogni giorno. Il nostro primo evento dell’anno è dedicato alle medie imprese italiane che sono l’ossatura del nostro paese», ha spiegato, «e che, in quanto tali, sono oggetto di un’attenzione costante dell’istituto da 30 anni. Noi di Mediobanca siamo gli unici in Italia a poter offrire un servizio a 360° che guarda all’impresa come alla famiglia dell’imprenditore, con un modello unico di Private & Investment banking. Il nostro obiettivo è continuare a supportare sia l’impresa sia la famiglia nella gestione del proprio patrimonio, offrendo consulenza così come opportunità esclusive di investimento che creino un circolo virtuoso nella gestione della ricchezza, che faccia da volano per tutto il paese. Ora in questa missione potremo contare altresì sulla complementarità con il Monte dei Paschi di Siena, grazie al suo forte radicamento sul territorio».
«Fatturato delle mid cap italiane cresciuto in maniera superiore agli altri Paesi europei»
Poi uno sguardo al contesto internazionale: «In 30 anni abbiamo assistito a una crescita straordinaria delle medie imprese italiane, che si è tradotta in un incremento del fatturato del 182 per cento e ha superato nettamente quella delle grandi aziende del Paese. Anche il confronto con i principali Paesi europei premia in modo particolare le nostre medie imprese. Il loro fatturato è infatti cresciuto in misura superiore rispetto alle società comparabili di altri Stati, come Francia e Germania, trainando il valore aggiunto a un +65 per cento, dato quasi doppio rispetto ai gruppi francesi e tedeschi, e creando un numero più elevato di posti di lavoro. Osserviamo che solo il 12 per cento delle medie imprese italiane ha uno stabilimento in Paesi esteri, ma il 42 per cento del fatturato deriva da export e questo dato è un’ulteriore conferma del valore che queste imprese generano per l’Italia».
«Mediobanca partner d’elezione per gli imprenditori»
«Ciò che rende Mediobanca il partner di elezione per le imprese e gli imprenditori», ha concluso Melzi D’Eril, «è il nostro business fatto essenzialmente di persone e di competenze. Mediobanca ha sempre investito in questo senso, distinguendosi come l’istituzione che ha creato il patrimonio di professionalità più profondo che l’Italia abbia nel settore finanziario. Un lavoro lungo 80 anni, che continuerò e continueremo a valorizzare proprio con ulteriori investimenti nelle nostre persone e nelle competenze».
Universitas Mercatorum è la prima università telematica italiana ad essere stata riconosciuta come Research entity da parte di Eurostat. L’Ufficio statistico dell’Unione europea ha inserito l’ateneo tra le istituzioni abilitate a operare nel sistema della ricerca europea fondata su dati ufficiali. Lo status di Research entity, attribuito dalla Commissione europea – Eurostat, è riservato a un numero selezionato di università e centri di ricerca che soddisfano stringenti requisiti di qualità scientifica, affidabilità istituzionale, sicurezza dei dati ed etica della ricerca, ed è finalizzato allo svolgimento di attività basate sull’accesso ai microdati statistici europei.
Il rettore Cannata: «Risultato di un percorso costruito su rigore scientifico, responsabilità istituzionale e visione internazionale»
Grazie a questo accreditamento, l’ateneo si integra nel sistema europeo della ricerca fondata su dati ufficiali, con la possibilità di presentare progetti di ricerca e accedere in modalità controllata ai microdati Eurostat per analizzare fenomeni economici, sociali e territoriali di rilevanza strategica per le politiche pubbliche e per i processi di sviluppo. «Questo riconoscimento conferma la nostra presenza nella ricerca europea basata su evidenze ufficiali», ha dichiarato il professor Giovanni Cannata, rettore di UniMercatorum. «È il risultato di un percorso costruito su rigore scientifico, responsabilità istituzionale e visione internazionale. Universitas Mercatorum dimostra di essere una università digitale capace di coniugare innovazione didattica e ricerca di alto livello, contribuendo in modo riconosciuto alla produzione di conoscenza a supporto delle decisioni pubbliche».
Con l’obiettivo di accelerare sulla frontiera dell’innovazione e rafforzare la propria posizione come attore di primo piano nel panorama nazionale ed europeo, A2A ha lanciato A2A Life Ventures, la prima società in Italia creata da una corporate per integrare in modo sinergico tutte le leve di open innovation. Una vera e propria fabbrica dell’innovazione nata per sviluppare e testare soluzioni concrete digitali, fisiche e basate sull’intelligenza artificiale con benefici concreti per il Gruppo, i territori e la società.
30 soluzioni entro il 2035 per accelerare la transizione ecologica
La società si basa su otto linee di valore che operano in sinergia, componendo un sistema multilever che copre l’intero spettro dell’innovazione – dalla collaborazione con startup, università e partner tecnologici allo sviluppo di soluzioni digitali e di AI, fino alla creazione e valorizzazione di asset proprietari e al sostegno diretto delle iniziative. Ciascuna linea contribuisce con competenze, programmi e strumenti specifici, ma tutte condividono lo stesso obiettivo di abilitare tecnologie innovative e accelerare la transizione ecologica. Con la prospettiva di costruire, entro il 2035, un portafoglio di circa 30 soluzioni innovative pronte a creare valore sia per A2A che per l’ecosistema industriale ed energetico europeo.
Gli impegni della società per la decarbonizzazione
Con A2A Life Ventures, il Gruppo consolida il percorso iniziato nel 2020 con il Corporate venture capital e conferma la volontà di guidare in Italia un modello di innovazione già diffuso tra i grandi gruppi internazionali, mettendo l’accento su una strategia Eu-first e sulla creazione di valore industriale e tecnologico a lungo termine. In particolare, la neo società ha il compito di sviluppare idee e tecnologie che supportino attività e business tanto in ambito economia circolare quanto in ambito transizione energetica, pilastri del Piano strategico al 2035 del Gruppo. Nel primo caso l’impegno riguarda temi come il recupero energetico, ad esempio da data center o industrie, il trattamento e la valorizzazione dei rifiuti e la gestione sostenibile delle risorse idriche. Nel secondo la generazione di energia da fonti rinnovabili (impianti di produzione di energia green, sistemi di accumulo di nuova generazione, automazione delle operations) e l’elettrificazione dei consumi attraverso, ad esempio, una maggiore resilienza delle reti (soluzioni per la flessibilità, manutenzione predittiva). Una strategia che punta a rendere la produzione e la distribuzione sempre più efficienti, resilienti e sostenibili, accelerando il percorso verso la decarbonizzazione.
Un ecosistema di partner per avviare percorsi condivisi di crescita
Uno degli elementi distintivi di A2A Life Ventures è l’ecosistema di partner che comprende startup ad alto potenziale, pmi innovative, centri di ricerca d’eccellenza, corporate tecnologiche, abilitatori di innovazione, enti e istituzioni. Un network con cui vengono avviati percorsi condivisi di crescita, in cui la co-creazione si unisce alla capacità di amplificare e portare al mercato gli asset generati. A2A gioca già oggi un ruolo da protagonista nell’ecosistema dell’innovazione con oltre 300 progetti in corso, un portafoglio di Cvc con investimenti in più di 70 startup e un network di un milione di innovatori globali che collabora con il Gruppo.
Fondazione Milano Cortina 2026 e Autostrade per l’Italia hanno annunciato una partnership strategica, confermando il ruolo della rete autostradale come infrastruttura chiave a supporto di un evento di rilevanza globale. Durante i Giochi, la rete autostradale sarà parte integrante dell’esperienza olimpica e paralimpica. Le tratte adiacenti ai luoghi delle competizioni ospiteranno spazi pubblicitari a servizio degli utenti in movimento, offrendo supporto informativo e comunicazioni dedicate sul programmadelle gare in corso. Un presidio diffuso pensato per accompagnare i flussi, migliorare l’esperienza di viaggio e rafforzare il ruolo dell’infrastruttura autostradale come elemento di accoglienza.
Stazioni e nodi personalizzati, loghi nelle sedi di Autostrade e presidio a Casa Italia
Per accompagnare i viaggiatori verso l’esperienza olimpica e paralimpica, sulle principali direttrici di accesso ai siti delle competizioni presenti nella rete di Autostrade per l’Italia è prevista la personalizzazione di alcune stazioni di pedaggio e nodi infrastrutturali strategici, con installazioni luminose e segni visivi ispirati al Tricolore. Inoltre, per rafforzare ancora di più il valore della partnership, i loghi olimpici e paralimpici saranno esposti in tutte le sedi aziendali e sui principali touchpoint digitali aziendali, come sito internet e canali social. Autostrade porterà il proprio contributo anche nei luoghi chiave dei Giochi, con un presidio qualificato a Casa Italia che sorgerà presso la Triennale di Milano, lungo l’asse urbano compreso tra l’Arco della Pace e il Duomo.
Giana: «Opportunità per promuovere i valori dello sport»
Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia: «L’accordo con la Fondazione Milano Cortina 2026 rappresenta una grande opportunità per promuovere, a livello nazionale e internazionale, i valori universali dello sport, da sempre condivisi e promossi dal nostro Gruppo. La rete autostradale è una componente essenziale della capacità del Paese di accogliere, connettere e muovere persone, idee ed energie. In questa prospettiva, la partecipazione di Aspi a questo evento globale riflette il ruolo strategico delle infrastrutture autostradali per lo sviluppo e la proiezione dell’Italia nel mondo».
Varnier: «Così lo spostamento diventa parte integrante dell’esperienza olimpica»
Gli ha fatto eco Andrea Varnier, ceo della Fondazione Milano Cortina 2026: «In un evento che abbraccia diversi territori, il movimento diventa il cuore pulsante dell’organizzazione. Collaborare con Autostrade per l’Italia significa contare su una rete eccellente e capillare, pronta ad accogliere il flusso di persone su oltre 22 mila chilometri quadrati. Il nostro obiettivo comune è trasformare lo spostamento in una parte integrante e piacevole dell’esperienza olimpica e paralimpica, assicurando standard qualitativi elevati e servizi su misura per tutti coloro che faranno parte di questo momento unico. Milano Cortina 2026 va oltre lo sport, offrendo un’esperienza che si sviluppa sia all’interno che all’esterno delle sedi di gara, in cui ogni elemento contribuisce a creare un ricordo duraturo».
Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Intesa Sanpaolo hanno firmato un nuovo accordo di finanziamento da 1 miliardo di euro per sostenere l’accesso al credito e l’espansione sui mercati di micro, piccole e medie imprese, favorendo l’economia reale e lo sviluppo dei territori in cui operano. L’operazione si inserisce nell’ambito della lunga collaborazione volta a promuovere iniziative a favore delle aziende italiane che, a partire dal 2021, hanno consentito di mettere a disposizione complessivamente risorse pari a circa 5 miliardi di euro per la crescita di oltre 6 mila imprese.
La banca potrà erogare prestiti fino a 25 milioni alle imprese per singolo progetto
Nel dettaglio, il miliardo di euro previsto dall’attuale accordo sarà integralmente impiegato dalla banca per erogare prestiti fino a 25 milioni e di durata fino a 18 anni a pmi e mid-cap italiane per singolo progetto. Le risorse potranno essere destinate a investimenti da realizzare o in corso di realizzazione per rafforzare le principali filiere produttive nazionali, a spese per immobilizzazioni materiali o immateriali e a esigenze di capitale circolante. L’iniziativa congiunta di Cdp e Intesa risponde alla volontà di sostenere il tessuto imprenditoriale italiano in una fase di mercato in costante evoluzione, ampliando le opzioni di finanziamento a disposizione delle aziende nella prospettiva di stimolare anche i loro investimenti più complessi.
Intesa Sanpaolo, tramite la divisione IMI Corporate & Investment banking guidata da Mauro Micillo, ha concluso un finanziamento da 162,3 milioni di euro destinato a Grimaldi Euromed, società del Gruppo Grimaldi. L’operazione è finalizzata all’acquisizione di tre navi Pure car & truck carrier (Pctc) di nuova generazione denominate Grande Egitto, Grande Pacifico e Grande Oceania, con consegna prevista nel corso del 2026.
Le navi si distinguono per design unico e tecnologie avanzate
Si tratta di imbarcazioni ad alta tecnologia ed efficienza energetica facenti parte delle 17 nuove navi Pctc ordinate dal Gruppo Grimaldi tra il 2022 e il 2023, per un investimento complessivo di oltre 1,6 miliardi di dollari. Queste unità si distinguono non solo per l’elevata capacità di trasporto – di ben 9.800 Ceu (Car equivalent units) ciascuna – ma anche per il loro ridotto impatto ambientale. A rendere ognuna di queste navi così green e all’avanguardia sono un design unico e tecnologie avanzate, tra cui:
notazione di classe Ammonia Ready, che certifica che potranno essere convertite all’utilizzo dell’ammoniaca come combustibile a zero emissioni di carbonio;
notazioni di classe Green Plus, Green Star 3, Comfort Vibration and Comfort Noise Port;
mega batterie agli ioni di litio dalla capacità totale di 5 MWh;
2.500 metri quadri di pannelli solari;
Cold ironing, sistema di alimentazione elettrica da terra;
Air lubrication system, sistema di lubrificazione della carena con bollicine d’aria che riducono la resistenza all’avanzamento;
timone innovativo denominato gate rudder, installato per la prima volta su navi Pctc, composto da due pale foil posizionate ai lati dell’elica che migliorano l’efficienza propulsiva e la manovrabilità.
Impegno comune in ambito Esg
Il finanziamento, strutturato come Green Loan, si inserisce nel più ampio impegno Esg del Gruppo Intesa Sanpaolo, guidato dal ceo Carlo Messina, come dimostra il sostegno alla clientela nella transizione energetica. Tra il 2021 e i primi nove mesi 2025 sono stati erogati circa 84,7 miliardi di euro a supporto di green economy, economia circolare e transizione ecologica. In questo contesto, trova naturale continuità la collaborazione con il Gruppo Grimaldi, che condivide la stessa visione di sviluppo sostenibile e ne interpreta con concretezza gli obiettivi. L’adozione di un modello di business sostenibile e socialmente responsabile è infatti una priorità per il Gruppo Grimaldi sin dalla sua fondazione, priorità che negli anni ha assunto un ruolo sempre più centrale con l’obiettivo prospettico di navigare e trasportare merci e passeggeri a zero emissioni. Tra il 2018 e il 2025, la compagnia ha effettuato ordini per ben 48 nuove navi dal valore complessivo di circa 5 miliardi di dollari. Parallelamente, ha investito nell’ammodernamento in chiave green della flotta già in servizio, e in quello dei porti e terminal portuali di proprietà e in gestione in Europa ed Africa. L’accordo testimonia come la cooperazione tra banca e industria possa attivare investimenti ad alto valore aggiunto, accelerando i processi di innovazione e sostenibilità del settore marittimo europeo.
Diviccaro: «Intesa in prima linea per supportare l’innovazione delle aziende»
Queste le dichiarazioni di Francesca Diviccaro, responsabile Retail & Luxury della divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo: «Grimaldi Euromed rappresenta un’eccellenza nella modernizzazione sostenibile del trasporto marittimo e come divisione IMI CIB ne supportiamo con continuità il percorso di crescita. Il Gruppo Intesa Sanpaolo è da sempre in prima linea nell’accompagnare le realtà aziendali nei loro investimenti strategici, favorendo processi di innovazione e di transizione energetica».
Pacella: «Prosegue il nostro percorso di crescita sostenibile»
A sua volta Diego Pacella, amministratore delegato del Gruppo Grimaldi, ha commentato: «Il finanziamento destinato all’acquisto delle navi Grande Egitto, Grande Pacifico e Grande Oceania supporta la nostra strategia di crescita sostenibile, in cui l’ammodernamento della flotta rappresenta uno dei tasselli fondamentali e di maggior impatto. Questa nuova operazione rinsalda, inoltre, la nostra storica partnership con il Gruppo Intesa Sanpaolo che si conferma tra i principali partner bancari del Gruppo Grimaldi».