di Alfonso Malangone*
La decisione dei Commissari di modificare il piano per il riequilibrio del Bilancio, già concordato con il Governo in sede di sottoscrizione del ‘Salva Città’, dimostra, ad abbondanza, che la condizione finanziaria dell’Ente costituisce tuttora motivo di forte preoccupazione. Non solo. Le nuove modalità denunciano che quel piano era del tutto inadeguato, inappropriato e, forse, al limite della fantasia. Cioè, non erano infondate le riflessioni fatte a suo tempo sulla irrealizzabilità del percorso programmato per arrivare al riequilibrio. Vale la pena di ricordarle sinteticamente. Tutto ebbe inizio nel 2021 con la delibera di un Consuntivo davvero preoccupante, benché accompagnato dalla seguente dichiarazione dell’Assessora ‘politica’ del tempo: “il Bilancio è in ordine e consentirà alla Città di portare avanti i tanti progetti in cantiere ed assicurare servizi di eccellenza ai cittadini nei prossimi anni” (fonti: diverse). A seguire, dopo la pubblicazione del decreto Salva Città per gli Enti in difficoltà finanziarie, la nuova Assessora, stavolta ‘tecnica’, assicurò che “non siamo né in dissesto né in pre-dissesto e non siamo costretti ad aderire a questo decreto, ma sarà una scelta meditata…se ci saranno elementi di convenienza”. Quindi, tutto a posto. Peccato che, solo il giorno dopo questa affermazione, aggiunse: “il ripiano del disavanzo, è la nostra principale preoccupazione…va ripianato nel miglior modo possibile” (fonti: diverse). Così, finì che il 29/12/2022 lo stesso Consiglio che aveva approvato i Bilanci riconoscendone gli equilibri, deliberò anche l’adesione al decreto attestando lo stato di pre-dissesto dell’Ente. Purtroppo, la coerenza non è una dote che si compra al mercato. Di fatto, con quei numeri, la Città si posizionò al primo posto in Italia per quote pro-capite di Disavanzo e di Indebitamento Finanziario. Su queste premesse, nel successivo piano di risanamento sottoposto al Governo, fu assunto l’impegno al riequilibrio in un arco di 20 anni, fino al 2044, secondo quote così ripartite: aumento delle voci dell’imposizione a carico dei cittadini, e riduzione di spese, per un totale di 92,9milioni; ricavi dalla vendita di beni del patrimonio pubblico per un totale di 77milioni. A questo riguardo, fu più volte dichiarato: “venderemo tutto, tranne l’Arechi e il Palazzo di Città” (fonti: diverse). Ora, rilevato che al 31/12 scorso il Disavanzo è dichiarato pari a 100,5milioni, addirittura in anticipo rispetto ai previsti 102,9milioni, per gli anni dal 2026 al 2030 dovrebbero essere recuperati 82,9milioni mediante maggiori incassi/minori spese per 35milioni e ricavi da alienazioni per 47,9milioni. Quindi, il Disavanzo ad inizio 2031 dovrebbe scendere a 19,1milioni. Epperò, non è proprio così perché, grazie al residuo contributo concesso dal Governo per 64milioni, già oggi il Disavanzo effettivo è di appena 35milioni. Per questo, considerato che il piano fu predisposto con rate calcolate sugli originari 169,9milioni, in assenza dell’aiuto di Stato, non dovrebbero davvero esserci problemi. E, quindi: “perché nei giorni scorsi è stato previsto l’ulteriore incremento dei tributi?” Di fatto, i Commissari hanno dichiarato che sarà difficile realizzare gli incassi programmati dalle vendite, forse perché consapevoli che sono rimaste solo le ‘pezze’ e che non c’è nulla che vale più di un soldo. L’ultimo elenco dei beni disponibili riporta 43 fabbricati e 2 aree da riqualificare per complessivi 18,1milioni, oltre terreni agricoli poco significativi. Cioè, se non si decide di aggiungere qualche palazzo e, magari, il Teatro Verdi, sembra difficile poter realizzare incassi per 47,9milioni. Ma, questo, lo si doveva immaginare fin dall’inizio. Adesso, i Commissari hanno deciso di azzerare le alienazioni dei beni di tutti, ammesso lo siano, e di ritoccare al rialzo molte voci delle entrate: l’addizionale Irpef sale all’1,2%, mentre doveva scendere allo 0,9%, e salgono la tassa di imbarco, l’imposta di soggiorno e pure lo scuolabus e la mensa scolastica. Finalmente, Salerno può confermare di essere degna del podio: prima in Italia per il livello dell’addizionale. Stranamente, non risulta siano stati compresi nell’aumento i parametri per il calcolo degli oneri di urbanizzazione e di concessione per i nuovi fabbricati. In verità, anche di essi ci si può vantare, perché sono tra i più bassi d’Italia. Di tutto questo, nessuno ha parlato, e qualcuno ha probabilmente capito il perché e il percome. Del resto, nulla è stato detto anche in occasione dell’approvazione del Bilancio Consuntivo 2025 che ha replicato le storiche modalità di elaborazione. Nel merito, il punto di certo più rilevante resta quello della quantificazione dei Residui Attivi che, si sa, sono fondamentali per il calcolo del Disavanzo di Amministrazione. Secondo disposizioni vigenti in altre parti d’Italia, i Crediti di oltre il quinquennio dovrebbero essere depennati indipendentemente dalla presenza di accantonamenti a garanzia del mancato incasso e dall’andamento delle procedure di recupero coattivo. Questa pulizia sarebbe stata fondamentale per capire. E, invece, dello stratosferico importo di 457milioni complessivi, ben 155 sarebbero non conformi. Evidentemente, pur avendo assunto diverse altre responsabilità, i Commissari potrebbero aver ritenuto inopportuno evidenziare, magari, la presenza di crediti marci e, sempre magari, richiamare chi ne ha sempre vantato, esaltato e lodato l’affidabilità. Epperò, ne hanno cancellati 78milioni, una ‘ricchezza’ enorme finita al macero. Così, tuttora si rilevano crediti in essere dal 1989 e, tra essi, cartelle Tari pari a 78milioni, Multe pari a 48milioni, Imu pari a 50milioni ed altro ancora. Poiché l’argomento è davvero indigesto e può causare l’orticaria ai semplici cittadini, è meglio non approfondire e rassegnarsi a pagare le conseguenze di tutto quello che neppure si riesce a capire. Salvo errore. Tra le registrazioni di centinaia di voci in centinaia di pagine, risulta una scrittura dell’anno 2023 relativa a proventi da “Alienazioni patrimonio disponibile (Esproprio ospedale, Lidi e autorimesse F.lli De Mattia)”. L’importo si è ridotto a fine anno a 1milione che, probabilmente, è da riferire alle cessioni di due lidi per i quali sono dichiarate dispute in corso tra privati. Se fossero questi i beni, c’è anche da dire che essi risultano ricompresi ancora nell’elenco di quelli da vendere. Ora, secondo le disposizione del punto 3.13 dell’all. 4/2 al Dlgs 118/2011, i ricavi da vendite immobiliari si possono registrare come Crediti solo al momento del rogito, non a quello dell’aggiudicazione definitiva della gara. E, se la ricostruzione è reale, l’atto non dovrebbe essere stato ancora sottoscritto. In sostanza: “è corretto tutto questo?” Dai politici è difficile aspettarsi una risposta. dai tecnici dovrebbe essere più agevole sapere la verità sul Bilancio. Se, poi, ci fossero errori, ad essi sarà doveroso chiedere scusa. C’è poco da fare. Cambiano gli anni, cambiano le stagioni, cambia l’età e cambia tutto il Mondo. Purtroppo, ci sono cose che è ancora difficile cambiare. Salerno ha bisogno di amore vero.
*Ali per la Città P.S.: Si fa salvo ogni errore
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