Pagani, basta leggende metropolitane. Le responsabilità vanno cercate sul territorio

Pagani, basta leggende metropolitane. Le responsabilità vanno cercate sul territorio

Vincenzo Calce interviene dopo la sospensione degli organi elettivi. La presenza dello Stato non è una mortificazione, ma una garanzia per la città

In questi giorni, a Pagani, si stanno alimentando troppe leggende metropolitane. C’è chi prova a descrivere la sospensione degli organi elettivi come una mortificazione imposta dall’alto, quasi come se la città fosse vittima di un potere esterno ostile o di una decisione incomprensibile.

È una narrazione comoda, ma profondamente sbagliata.

A sentirsi indignati dovrebbero essere prima di tutto i cittadini, non coloro che, direttamente o indirettamente, hanno contribuito a creare le condizioni politiche e amministrative che hanno portato Pagani a questa nuova fase commissariale.

La città non ha bisogno di vittimismo, né di propaganda. Ha bisogno di chiarezza. Le responsabilità non vanno cercate lontano, ma sul territorio. Vanno ricercate nelle scelte compiute, negli atti prodotti, nei silenzi mantenuti, nei controlli mancati, negli affidamenti, nelle nomine, nella gestione dei servizi e nelle dinamiche politiche che negli ultimi anni hanno indebolito la credibilità delle istituzioni cittadine.

Il provvedimento che ha colpito l’amministrazione non può essere raccontato come una semplice mortificazione della comunità paganese. La vera mortificazione, semmai, è quella subita dai cittadini quando le istituzioni locali non riescono a garantire piena trasparenza, buona amministrazione, rispetto delle regole e tutela dell’interesse pubblico.

Se emergeranno responsabilità, chi ha provocato un danno reale alla città dovrà risponderne nelle sedi competenti. Non solo sul piano politico, ma anche, ove ne ricorrano i presupposti, sul piano amministrativo e patrimoniale. Pagani non può continuare a pagare il prezzo degli errori, delle omissioni o delle convenienze di pochi.

In questa fase occorre avere fiducia nelle istituzioni. La presenza dello Stato non è una punizione per la città, ma una garanzia. È il presidio necessario per ristabilire equilibrio, legalità, trasparenza e serenità amministrativa.

Anche il rammarico per la mancata tornata elettorale va letto con onestà. A subirne maggiormente le conseguenze è chi si era presentato come reale alternativa all’amministrazione uscente. In particolare, la coalizione guidata dal candidato sindaco Campitiello, l’unica a non avere tra le proprie liste esponenti che hanno amministrato Pagani negli ultimi anni.

Diverso è il discorso per altre coalizioni nate o comunque collegate all’esperienza amministrativa precedente. Dall’ultima amministrazione De Prisco sono germinate più aree politiche, comprese formazioni che oggi provano a presentarsi come alternative, pur avendo avuto un ruolo diretto o indiretto nella gestione della città. Anche una parte del centrosinistra ha detenuto spazi rilevanti di amministrazione e non può oggi chiamarsi fuori da ogni responsabilità politica.

Per questo serve verità. Non si può partecipare a un sistema, sostenerlo, beneficiarne o restare in silenzio, e poi presentarsi improvvisamente come vittime o come osservatori estranei.

Pagani deve uscire dalla confusione. Deve smettere di inseguire racconti costruiti per distogliere l’attenzione dalle vere cause della crisi. La città merita una ricostruzione seria, fondata sugli atti, sulle responsabilità e sulla volontà di voltare davvero pagina.

Agli organi commissariali va rivolto un augurio sincero di buon lavoro. Con equilibrio, rigore e senso dello Stato, potranno contribuire a ristabilire ordine amministrativo, fiducia istituzionale e una nuova stagione di trasparenza.

Pagani non deve avere paura della presenza dello Stato. Deve piuttosto temere il ritorno delle stesse logiche che l’hanno condotta, ancora una volta, dentro una ferita istituzionale profonda.

L'articolo Pagani, basta leggende metropolitane. Le responsabilità vanno cercate sul territorio proviene da Le Cronache.