La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump

Prima la sconfitta al referendum (con annesse purghe tardive), poi la guerra scatenata dall’amico Donald Trump (colui per il quale si pensava al Nobel per la pace) e Benjamin Netanyahu contro l’Iran, crisi che rischia di mettere in ginocchio l’economia europea. Quindi la batosta subita da un altro amico, Viktor Orbán, in Ungheria. Infine l‘attacco sempre di The Donald a papa Leone XIV. Su Giorgia Meloni si è scatenata la tempesta perfetta. Ciliegina sulla torta, proprio a una manciata di giorni dall’uscita negli States del libro Giorgia’s Vision (in italiano un molto più prosaico La versione di Giorgia, in cui la premier è intervistata da Alessandro Sallusti) con la prefazione del vicepresidente JD Vance, lo stesso che ha intimato al pontefice di occuparsi «solo di questioni morali».

La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
La versione inglese di La versione di Giorgia.

L’infilata ha spinto la leader di Fratelli d’Italia a smettere i panni di gran mediatrice e prendere, seppur con i suoi tempi, posizione contro amici e alleati diventati anche per lei scomodi.

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Giorgia Meloni al Vinitaly alla Fiera di Verona, 14 aprile 2026 (Ansa).

Il governo sospende il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele

Così dal Vinitaly la presidente del Consiglio ha annunciato che il governo sospenderà «il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». La decisione è stata comunicata dal ministro della Difesa Guido Crosetto all’omologo Israel Katz. La distanza tra Roma e Tel Aviv – già messa a dura prova dagli “incidenti” causati dall’esercito israeliano contro i caschi blu italiani dell’Unifil – era cresciuta dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani che, in visita a Beirut, aveva definito su X «inaccettabili gli attacchi israeliani contro la popolazione civile», facendo scoppiare un caso diplomatico, con l’ambasciatore italiano Luca Ferrari convocato dal governo israeliano.

Traballa l’amicizia con Washington

Ma è il rapporto con Washington ora a pesare come un macigno su Meloni, soprattutto dopo le intemerate della Casa Bianca contro Prevost e i santini con Trump Cristo guaritore pubblicati – e poi rimossi – su Truth Social.

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Donald Trump in versione Gesù su Truth, post poi cancellato.

Il legame con gli Usa, ha ribadito la premier da Verona, «non riguarda il singolo governo. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio, considerando gli Stati Uniti un nostro alleato strategico e prioritario. Però quando si è amici, e quando si hanno degli alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non sei d’accordo, che è quello che io faccio ogni giorno». Insomma va bene essere «testardamente unitaria» (cit) nel rapporto con gli States, ma guai a toccare il papa o la Chiesa. «Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone», ha aggiunto la premier. «Francamente, io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo, per cui non sono d’accordo con il presidente Usa Donald Trump e l’ho detto».

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Papa Leone XIV e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il nuovo nemico? Bruxelles

Intanto, come in ogni assaggio di crisi che si rispetti, nella narrazione del centrodestra ha fatto capolino un nuovo nemico-capro espiatorio: «È un enorme errore sottovalutare la crisi, bisogna agire subito sullo stop del patto di stabilità», ha ribadito Meloni dopo che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva spiegato che non c’erano i presupposti per allentare i vincoli di bilancio. Una battaglia condivisa – e non poteva essere altrimenti – dal vicepremier Matteo Salvini: «La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo», ha detto lunedì il segretario a un gazebo della Lega a Milano. «O lo cambiano ‘sto Patto di stabilità oppure, se continueranno a non sentirci, faremo da soli». Lega e FdI restano però ancora distanti sul gas russo dopo l’apertura del neo-confermato ad di Eni Claudio Descalzi.