Cagnazzo: “Io, Innocente, sette mesi in carcere”

di Antonio Manzo

 

 

Fabio Cagnazzo riabbraccia mamma e papà, il generale Domenico, alla fine di un incubo. Lui non solo esce dalla inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo dal 2010 senza il nome o i nomi dei killer o della killer, senza un mandante, senza l’arma mai più ritrovata. Un cold case nazionale che irrompe nella cronaca italiana peggio dei misteri di Garlasco. D’altronde, non c’è neppure il movente nel delitto Vassallo. Solo una labile pista d’indagine, la droga, uno spaccio incredibilmente elevato a mercato sudamericano. Poi tutte e ancora tante le ipotesi inesplorate tranne che quella rivelatasi inesistente del depistaggio, circostanza che aveva inchiodato Fabio Cagnazzo. Lui vuole parlare ma, soprattutto pensare prima di parlare per rispetto ai magistrati pur sapendoli, probabilmente molto leggeri nell’accusarlo. Fino al proscioglimento, ipotesi che  ha stupito anche  la difesa degli avvocati Agostino de Caro e Ilaria Criscuolo quest’ultima basita all’ascolto della sentenza del gup Giovanni Rossi. “Pensavo di non aver capito. Invece c’era un giudice a Salerno. Era pura fantascienza l’accusa per Cagnazzo”.

Sul banco degli imputati sono rimasti quattro imputati nella vicenda dell’omicidio Vassallo. Sono l’ex pentito Romolo Ridosso  che ha scelto il rito abbreviato e sarà giudicato il 24 aprile prossimo, mentre il 9 luglio inizierà il processo per l’ex carabiniere Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Con loro solo con l’accusa di droga Giovanni Cafiero, genero del boss all’ergastolo Gaetano Cesarano. Le parole di Fabio Cagnazzo pronunciate dalla casa dei suoi genitori.

Si aspettava d’essere prosciolto nel processo pe l’omicidio di Angelo Vassallo?

“Non ho mai perso la fiducia nella giustizia. E’ stata la mia attitudine della vita”

Altri quattro imputati restano nel processo. Ha fiducia che in aula possano venir fuori altri elementi di nuova indagine?

“Spero soltanto venga fuori la verità, che renda giustizia al povero sindaco trucidato”

Cosa può provare un ufficiale che ha fatto la storia per la guerra alla camorra a Napoli e a Caserta essere accusato del depistaggio per un omicidio eccellente?

“Sentimenti non descrivibili a parole, solo uno che fa o ha fatto il mio lavoro può capire cosa ho passato. Ho speso la mia vita a combattere gli stessi crimini di cui sono stato accusato. Un incubo oltre l’immaginabile, e le parole non sono abbastanza per descrivere il dolore”

Quali potrebbero essere i moventi di un tragico omicidio?

“No comment”

Ci sono state piste investigativa non esplorate?

“No comment”

Il Tar l’ha riammessa al servizio nell’Arma. Tornerà ad indossare la divisa da carabiniere?

“Spero presto. Io sono carabiniere e lo sarò sempre. Il mio obiettivo è sempre stato quello di dare risposte alla brava gente che vive nella legalità e onestà”.

Sette mesi di carcere

Sette mesi in carcere per Fabio Cagnazzo dopo la cattura chiesta dai pm dell’indagine Elena Guarino e Mafalda Daria Cioncada diretti dall’allora procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli poi nominato a Catanzaro e che aveva ereditato l’impianto accusatorio da Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia.

Le piste inesplorate

Sono tutte legate al contesto ambientale del sindaco Angelo Vassallo. Tra speculazione edilizia, permessi per aprire nuovi lidi, mancata realizzazione del progetto di San Nicola a Mare di Montecorice, presenze e operatività di boss della camorra napoletana dediti al riciclaggio di danaro sporco. Angelo aveva visto e conosceva molte cose tanto da rivolgersi all’allora procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, che lo indirizzò all’allora comandate della Compagnia di Agropoli per denunciare.

Non solo l’allarme dello spaccio di droga ma anche altre vicende politico-amministrative della quali era stato testimone. A quell’appuntamento Angelo Vassallo non andò più perché fu ammazzato la sera prima. E’ tuttora al lavora la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Vassallo con l’audizione di numerosi soggetti che conoscono quel che viene definito Sistema Cilento, un intreccio criminale tra politica, affari e criminalità. Ma il proscioglimento di Fabio Cagnazzo riapre il caso alla ricerca degli esecutori e dei mandanti dell’omicidio di Vassallo.

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