Requiem per i “femminili”: la crisi dei settimanali di moda e gossip

L’addio di Alfonso Signorini alla Mondadori, e l’uscita in sala, il 29 aprile, del secondo capitolo del film Il Diavolo veste Prada, hanno riacceso i riflettori su un mondo editoriale, quello dei settimanali di gossip e delle riviste cosiddette femminili, dove in realtà la luce si è spenta già da molto tempo.

Patinati e settimanali a corto di lettori e investimenti

Il Diavolo veste Prada arrivò infatti al cinema nel 2006, e una ventina di anni fa poteva avere ancora senso il mito della rivista Runway e della potentissima direttrice Miranda Priestly (interpretata da Meryl Streep e chiaramente ispirata ad Anna Wintour) da cui dipendeva il successo o il disastro di uno stilista. Vent’anni dopo ci si ritrova con un settore del fashion in profonda crisi – il valore dell’intera filiera è passato dai circa 104 miliardi del 2023 ai 90 del 2024 per attestarsi intorno agli 80 nel 2025 – e una stampa di settore, spazzata via dal digitale, ormai incapace sia di intercettare gli investimenti pubblicitari di una volta, sia tantomeno di essere influente come un tempo. E basta dare un’occhiata ai numeri delle copie vendute per avere una idea chiara dello scenario. Il mensile femminile italiano più autorevole, ovvero il Vogue che fu per decenni di Franca Sozzani (direttrice dal 1988 al 2016), adesso vende in edicola 28 mila copie al mese. Un po’ di più Amica, a quota 48 mila. Harper’s Bazaar non riesce neppure a mettere insieme 12 numeri all’anno per essere definito mensile, e si ferma a 16 mila copie a numero. Tra i settimanali femminili, invece, ormai spicca solo Io Donna, allegato al Corriere della sera, con le sue 113 mila copie medie. E poi, il vuoto: D di Repubblica è a 47 mila, F (Cairo editore) a 45 mila, e Donna Moderna (del gruppo di Maurizio Belpietro) si ferma a 32 mila. Altre tre testate, un tempo molto prestigiose, non riescono a uscire tutte le settimane e quindi non si possono definire settimanali: Vanity Fair vende in edicola 52 mila copie a numero, Elle 47 mila, Grazia 41 mila.

Requiem per i “femminili”: la crisi dei settimanali di moda e gossip
Meryl Streep e Anne Hathaway sul set del Diavolo veste Prada (Ansa).

Pure il pettegolezzo su carta non tira più

Non che le cose vadano molto meglio nel gossip. Un settore che, con l’uscita di scena di Signorini (qualche settimana fa si è dimesso dall’incarico di direttore editoriale di Chi), mette la parola fine a un’epoca durata circa un quarto di secolo. Il rotocalco mondadoriano adesso galleggia a quota 47 mila copie vendute in edicola. E, tra i settimanali che si occupano di pettegolezzo, è il fanalino di coda. Diva e donna arriva a 58 mila copie, Gente a 69 mila, Nuovo a 102 mila, Oggi a 106 mila e Dipiù, il leader di Cairo editore, veleggia a 195 mila copie vendute ogni settimana.

Requiem per i “femminili”: la crisi dei settimanali di moda e gossip
Alfonso Signorini (Ansa).

La mancata rivoluzione digitale. Fino a Corona (procure permettendo)

Curiosamente questo comparto, che, per taglio delle news si presterebbe molto al mondo del web e dei social, non è mai stato capace di esprimere declinazioni di successo in Rete (al contrario di quanto accaduto, ad esempio, negli Stati Uniti). Ci provò, pioniera, Silvana Giacobini, a inizio del millennio con Il mondo di Silvana, quando era direttrice di Chi. Ma il suo sito-blog non decollò. Un po’ di traffico venne intercettato da Dagospia, che poi, però si dedicò di più ai poteri e meno al gossip. Mentre le testate regine del pettegolezzo, a partire da Chi, non riuscirono mai a valorizzarsi nelle versioni digitali. Pure l’ultimo grande rilancio di Oggi sul web nel 2022, con Carlo Verdelli direttore e Marco Pratellesi vicedirettore, non ha funzionato. Tra il 2025 e il 2026 ci ha provato su YouTube Fabrizio Corona con Falsissimo, i cui destini, nonostante le views da capogiro, sono legati alle cause per diffamazione intentategli da Mediaset.

Requiem per i “femminili”: la crisi dei settimanali di moda e gossip
Fabrizio Corona (foto Ansa).