In uno scenario fluido e mai immobile, il compassato Conte rischia di condannarsi all’irrilevanza. I malumori di alcuni dei suoi sono riapparsi in maniera plastica pochi giorni fa alla vigilia dell’elezione del nuovo direttivo al Senato. Nonostante l’ufficializzazione di Luca Pirondini come capogruppo e Stefano Patuanelli come vicepresidente del Movimento, le tensioni e la maretta che hanno preceduto l’evento hanno dipinto il quadro di un Conte che, lungi dall’essere il monarca indiscusso come spesso viene percepito all’esterno, deve fare i conti con una fronda interna che non disdegna di far sentire la propria voce. Le ‘sconfitte’ di questo direttivo sono Dolores Bevilacqua che si è dovuta ‘accontentare’ della tesoreria invece che della vicepresidenza e Alessandra Maiorino, costretta a fare un passo indietro (aveva presentato un suo gruppo di fedelissimi) dopo essersi “vivacemente confrontata” con Paola Taverna.
Conte l’equilibrista in perenne rincorsa
L’avvocato del popolo divenuto leader di un Movimento 5 stelle in perenne mutamento sembra aver assunto il ruolo dell’equilibrista. Un ruolo che, a giudicare dalle recenti evoluzioni, si sta rivelando più precario di quanto si potesse immaginare, con tanto di funambolismi interni e rincorse affannose all’esterno. Elly Schlein, sua sparring partner, sembra aver innescato in Conte una sorta di “rincorsa” politica. Una dinamica che lo vede spesso costretto a inseguire, a posizionarsi in relazione alle mosse altrui, perdendo forse un po’ di quella spinta propulsiva e originale che lo aveva caratterizzato. Il rischio è quello di trasformarsi da protagonista a spalla, in un duetto dove il ritmo lo detta qualcun altro.

Il nodo primarie e i rischi di un’intesa col Pd
E poi ci sono le primarie, quelle benedette primarie che dovrebbero definire la leadership del centrosinistra. Qui, l’ironia della sorte si fa ancora più pungente. Nonostante i buoni uffici e le mediazioni del padre nobile del Pd romano Goffredo Bettini, la sicurezza di primeggiare per Conte appare tutt’altro che garantita. Anzi, l’intervento di Bettini, figura di spicco e tessitore di alleanze, sembra quasi un tentativo di tenere insieme i cocci di un’intesa che, per Conte, potrebbe rivelarsi un boomerang. Un aiuto, insomma, che sa più di stampella che di trampolino di lancio. In definitiva, Giuseppe Conte si trova a navigare in acque agitate, tra la gestione di una base parlamentare irrequieta tutta concentrata sulle candidature delle prossime elezioni, e la necessità di affermare la propria leadership in un campo largo dove gli spazi si fanno sempre più stretti. Un compito arduo, che richiede non solo abilità politica, ma anche una buona dose di autoironia (che a lui manca totalmente) per non soccombere sotto il peso delle aspettative e delle continue, piccole, grandi sfide quotidiane.






