Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo

Qualche giorno fa Alphabet, la capogruppo di Google, ha emesso un bond (un titolo di debito) con scadenza nel 2126, cioè tra 100 anni. Non è solo un’operazione tecnica per addetti ai lavori: è una dichiarazione politica sul futuro. Significa infatti che uno dei gruppi più potenti del Pianeta ha deciso di farsi prestare denaro oggi, impegnandosi a restituirlo tra un secolo, per finanziare investimenti in infrastrutture di Intelligenza artificiale che dovrebbero reggere, alimentare e guidare le nostre vite digitali nei decenni a venire. Chi compra quel bond, insomma, sta scommettendo che Google, o qualunque cosa Google sarà diventata nel frattempo, esisterà ancora, starà ancora facendo profitti e sarà ancora in grado di onorare i suoi debiti quando noi non ci saremo più. La meccanica dell’operazione è, sulla carta, piuttosto semplice. Alphabet emette un titolo di debito molto lungo, incassa oggi capitale fresco che userà per costruire data center, reti, hardware specializzato, alimentare ricerca e sviluppo dell’IA. In cambio, per i prossimi 100 anni, si impegna a pagare una cedola periodica ai sottoscrittori: un flusso costante di interessi che remunera il rischio di prestare denaro così a lungo. Alla fine del periodo, nel 2126, il capitale andrà restituito.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
Il quartier generale di Google a Mountain View, California (Ansa).

Il bond centenario di Alphabet ci dice molto su cosa sia l’IA

Il punto non è tanto la cedola in sé, pur importante, quanto il fatto che l’orizzonte temporale sia talmente esteso da spostare lo sguardo oltre qualunque pianificazione aziendale normale, oltre qualunque business plan, oltre qualunque mandato manageriale. Nessun Ceo che oggi firma quei documenti sarà al suo posto quando il bond scadrà e, quasi certamente, non lo saranno neppure i nipoti dei manager di oggi. È impressionante. Un secolo equivale, grosso modo, a quattro generazioni abbondanti. In un mondo in cui facciamo fatica a pensare a cinque anni di distanza – la prossima legislatura, il prossimo piano industriale, la prossima ondata di tagli – un pezzo rilevante dell’infrastruttura digitale che reggerà l’Intelligenza artificiale viene finanziato con orizzonti che superano la durata media di una vita. È come se, insieme alla promessa di efficienza algoritmica, stessimo sottoscrivendo un mutuo generazionale. Il bond secolare di Alphabet, insomma, è un modo di dire che l’AI non è più una bolla passeggera, ma un’infrastruttura strutturale del capitalismo contemporaneo, qualcosa che si finanzia come si finanziavano un tempo le ferrovie o le grandi opere idrauliche.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
(Igor Omilaev via Unsplash).

Intanto Meta promette la vita (artificiale) eterna

Ma c’è un altro fronte, apparentemente lontanissimo, dove l’Intelligenza artificiale incontra il tempo in maniera ancora più disturbante: Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, promette di “resuscitare” gli utenti, dunque promette la vita (artificiale) eterna. Negli stessi giorni in cui Google si proietta 100 anni avanti, è tornata alla ribalta la notizia di un brevetto di Meta per sistemi di IA addestrati sulle tracce digitali degli utenti (post, foto, commenti e messaggi) in grado di continuare a interagire anche quando la persona è assente, o addirittura morta. Al netto dell’enfasi giornalistica, l’idea è piuttosto concreta: la piattaforma raccoglie per anni dati sul tuo modo di parlare, reagire, commentare e costruisce un tuo doppio algoritmico capace di rispondere a messaggi, mettere like, partecipare a conversazioni dopo la tua scomparsa. L’azienda di Zuckerberg, nelle note ufficiali, parla di migliorare l’esperienza degli utenti che restano, di non spezzare le reti sociali quando un profilo si silenzia per sempre. Ma la dinamica economica è fin troppo evidente. Un utente morto smette di generare contenuti, dati, impression pubblicitarie. Un utente “resuscitato” tramite AI, invece, continua a popolare il feed, a tenere viva la rete dei contatti, a fornire materiale per il targeting. È, in modo molto prosaico, un tentativo di controbilanciare l’invecchiamento e l’erosione della base utenti. Il corpo biologico invecchia e scompare; l’avatar algoritmico resta attivo, giovane, coinvolgente.

Il bond centenario di Google, la vita eterna di Meta: così l’IA sfida il tempo
Il logo di Meta (Ansa).

Le big tech si attrezzano per l’immortalità

Così, se Google si indebita per 100 anni per costruire l’infrastruttura dell’AI, Meta punta a costruire identità digitali che sopravvivono ai corpi per nutrire quella stessa infrastruttura. Il dato che emerge è una fissazione dell’AI con il tempo. Le due mosse raccontano infatti la stessa ambizione: estrarre valore dal tempo umano, spostando sempre più in là i confini tra vita, morte, presente e futuro. Paradossalmente, mentre i colossi tecnologici si attrezzano per essere immortali, alle persone viene chiesto di essere sempre più agili, flessibili e temporanee. Le nostre vite vengono infatti frammentate in cicli sempre più brevi fatti di aggiornamenti continui, competenze che invecchiano in pochi anni, piattaforme che ci chiedono attenzione in slot di pochi secondi. Un eterno presente umano a tempo determinato.