Pagani. Tornano davanti ai giudici del secondo grado alcuni esponenti del clan Fezza De Vivo condannatI in primo e secondo grado. In Appello quindi tornano Giuseppe e Andrea De Vivo, Daniele Confessore, Giuseppe Attianese, Francesco Fezza e Alfonso Marrazzo .Dovevano scontare oltre 70 anni di reclusione. .Lo ha deciso il ieri la Cassazione a cogliendo di fatto le richieste delle fufese su alcuni punti dei reati contestati. Il blitz è quello di fine 2022 quando furono colpiti i clan “Fezza-De Vivo” di Pagani e “Giugliano” di Poggiomarino detto “il minorenne”. La cosca paganese, guidata da Francesco Fezza e Andrea De Vivo, dopo aver estromesso Antonio Petrosino D’Auria – anche lui storico appartenente alla consorteria criminale della città di Sant’Alfonso -, aveva mantenuto il predominio assoluto sul territorio di Pagani e in buona parte dell’Agro Nocerino Sarnese, controllando il mercato degli stupefacenti, imponendosi con richieste estorsive e riuscendo ad infiltrarsi nell’economia legale in settori particolarmente delicati.Particolarmente pervasiva sarebbe proprio l’attività posta in essere al fine di inserirsi nel sistema economico. Emblematico per la pubblica accusa quanto avvenuto a partire dal mese di maggio 2020, in corrispondenza del periodo successivo al al primo “lockdown”, quando il clan avrebbe imposto secondo la Dda nel settore delle sanificazioni la cooperativa Pedema, società gestita da Alfonso Marrazzo e controllata dai vertici del sodalizio. In una circostanza ci sarebbe stato anche un pestaggio nei confronti di un imprenditore concorrente. Ora nuovo processo per alcuni imputati per i quali sono stati cancellati 70 anni di pena.
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