Il prossimo 25 maggio sarà pubblicata la prima enciclica di Leone XIV e, come noto, il tema al centro del documento è l’intelligenza artificiale. O, meglio, la «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Sì, perché Prevost non intende solo fare il punto sui rischi e le possibilità offerte dall’IA ma, considerato che siamo già entrati in una nuova fase della rivoluzione tecnologica, riflettere sulla condizione umana all’interno di quello che Papa Francesco aveva definito un cambiamento d’epoca. Il documento si annuncia di grande importanza anche perché a presentarlo, fra gli altri, ci sarà lo stesso pontefice, cosa mai avvenuta per un’enciclica.

Verso una Rerum novarum 2.0
Un impegno che non stupisce visto che il primo Papa di origini statunitensi ha preso il suo nome da Leone XIII che, nel 1891, pubblicò la Rerum novarum, un’altra enciclica decisiva per il futuro della Chiesa e del cattolicesimo, che può essere considerata alla base della dottrina sociale della Chiesa e si confrontava con la seconda rivoluzione industriale. La Rerum novarum, se da una parte prendeva nettamente le distanze dal socialismo ateo in forte ascesa fra le classi popolari, dall’altra denunciava con forza le storture di un capitalismo che tendeva a pensare solo al profitto ignorando le condizioni di vita e di lavoro di milioni di operai.

I Minerva dialogues e l’interesse per la tecnologia
A Leone XIV – che non a caso ha firmato l’enciclica Magnifica humanitas il 15 maggio scorso, 135esimo anniversario della promulgazione della Rerum novarum – l’idea di un documento che segni la storia della Chiesa in questa stagione storica è apparsa quanto mai urgente e necessaria. E si inserisce in un percorso cominciato una decina di anni fa. Dal 2016, infatti, proseguono in forma riservata i Minerva dialogues concepiti dal frate domenicano Éric Salobir, che ha lavorato nell’ambito del rapporto tra teologia e tecnologia. Dopo aver incontrato scienziati del Mit di Boston e rappresentanti della Silicon Valley, Salobir registrò il loro interesse a confrontarsi sulle nuove tecnologie con teologi ed esponenti della Curia. Lo scopo del dialogo era favorire una maggiore consapevolezza sul tema, tenendo conto dell’impatto sociale e culturale delle tecnologie digitali, in particolare dell’Intelligenza artificiale. Nel gennaio 2025, poi, il Vaticano ha pubblicato una lunga nota dottrinale dal titolo Antiqua et nova, sul rapporto fra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Infine, Leone XIV nel corso del primo anno di pontificato è tornato almeno una cinquantina di volte sull’argomento. Forse il testo più sistematico che ha scritto in tal senso è il Messaggio per le comunicazioni sociali del 2026 che indaga sulla relazione fra IA e informazione (e disinformazione). Questo per citare solo i momenti salienti di una riflessione che ha visto coinvolte diverse istituzioni vaticane.

Leone e i paradossi dell’algoritmo
Sempre Prevost, nel corso del V incontro con i movimenti popolari dello scorso ottobre, ha toccato la questione in due modi: in primo luogo spiegando che intendeva guardare alle «cose nuove» di questa stagione storica adottando uno sguardo che parte dalle «periferie» e non dal «centro». Ne risultava, e questo è il secondo aspetto, un’analisi che, citando il Papa, inquadrava così la questione: «Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri. Tuttavia, mentre sempre più persone hanno accesso a Internet, i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Assicuriamoci che, quando vengono soddisfatti bisogni più sofisticati, quelli fondamentali non vengano trascurati». Questa dunque la prima grande contraddizione individuata da Leone. Poi, nel messaggio per le comunicazioni sociali, dal titolo Custodire voci e volti umani, Prevost ha ricordato che l’IA è in mano a un piccolo gruppo di grandi aziende i cui interessi potevano facilmente prevalere sull’interesse generale. «Ciò determina una preoccupazione importante», sottolineava il pontefice, «riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana, compresa la storia della Chiesa, spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto».

L’algoritmo minaccia l’unicità dell’essere umano
La tutela della dignità umana nell’epoca dell’ipertecnologia passa anche, secondo la Santa Sede, attraverso il controllo di news diffuse con il solo scopo di massimizzare il profitto. Per questo la trasparenza dei sistemi informativi risulta decisiva per una ricerca della verità che non può prescindere dal confronto con la realtà per come essa si presenta e non per come vorremo che fosse. Il rischio intravisto dal Papa è alto: «Il potere della simulazione è tale che l’IA può anche illuderci con la fabbricazione di ‘realtà’ parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione». La manipolazione delle persone, al fine di controllarne gli orientamenti, è il timore sollevato dalla Chiesa alla luce della pervasività dei moderni mezzi di comunicazione sociale. La sensibilità e l’amore disinteressato per il prossimo, dice ancora Leone, non possono essere oggetto del calcolo di un algoritmo; la coscienza, con la sua libertà, resta, in definitiva, il baluardo dell’unicità di ogni essere umano da salvaguardare. Per questo Prevost chiede una governance globale per gestire l’introduzione progressiva dell’Intelligenza artificiale, una sorta di alleanza fra tutte le parti coinvolte- «dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori» – per dare vita a una cittadinanza digitale il più possibile consapevole e responsabile.
