Bicchielli: Salerno non può restare ferma a 30 anni fa

«La lista di Forza Italia mette insieme esperienza e rinnovamento, professionisti, rappresentanti del mondo produttivo, giovani preparati e persone che hanno scelto di impegnarsi con spirito di servizio». Parla così il deputato salernitano Pino Bicchielli, vice responsabile nazionale degli Enti Locali di Forza Italia e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, e componente della commissione antimafia a margine di un partecipato appuntamento elettorale di Forza Italia a Salerno insieme ad alcuni candidati della lista azzurra. Un confronto con cittadini, professionisti, giovani e rappresentanti della società civile che ha confermato il clima di forte mobilitazione attorno alla candidatura del professor Gherardo Maria Marenghi.

Onorevole Bicchielli, siamo ormai agli ultimi giorni di campagna elettorale: che clima percepisce in città?

«Percepisco una domanda crescente di partecipazione, di ascolto e soprattutto di cambiamento. E credo che la presenza così numerosa di cittadini questa sera dimostri che a Salerno esiste una forte volontà di aprire una fase nuova. Questa campagna elettorale va ben oltre una semplice competizione amministrativa. Qui si misura il rapporto tra continuità e rinnovamento, tra una lunga stagione politica e la necessità di costruire una prospettiva diversa per la città. Vincenzo De Luca è protagonista della scena politica salernitana da oltre trent’anni. Per comprendere quanto tempo sia trascorso basta ricordare che quando iniziava la sua esperienza politica c’erano Bill Clinton alla Casa Bianca, Boris Eltsin in Russia, Helmut Kohl in Germania e François Mitterrand in Francia; era appena nata l’Unione Europea ed esisteva ancora l’ex Jugoslavia. Questo dato storico impone inevitabilmente una riflessione sul tema del ricambio della classe dirigente. Io credo che il punto oggi non sia dare giudizi sul passato, ma capire se una città possa continuare a vivere all’infinito dentro gli stessi equilibri politici e amministrativi oppure se abbia bisogno di rigenerarsi, di aprirsi e di valorizzare nuove energie. La verità è che troppo spesso abbiamo confuso la rappresentazione dello sviluppo con lo sviluppo reale. Governare significa invece costruire qualità urbana, coesione sociale e prospettiva futura. Questa è la vera sfida che Salerno ha davanti».

Forza Italia e il centrodestra hanno trovato compattezza attorno alla candidatura di Gherardo Maria Marenghi, come da Lei fortemente auspicato durante la formazione delle liste. È un segnale politico importante?

«Sì, ed è un segnale molto importante. Credo che oggi gli italiani siano stanchi di una politica fondata soltanto sulla contrapposizione permanente, sulle tifoserie o sull’aggressività verbale. Le persone chiedono serietà, equilibrio, credibilità e capacità di governo. Per questo considero significativa la scelta del centrodestra di convergere unitariamente sulla candidatura del professor Gherardo Maria Marenghi. È una figura competente, autorevole, moderata, capace di interpretare una cultura di governo e di dialogo. Io penso che la moderazione non sia debolezza. Al contrario, rappresenta la capacità di guidare società complesse senza inseguire estremismi, paure o semplificazioni. La politica contemporanea rischia troppo spesso di vivere rincorrendo gli umori del momento. Ma una classe dirigente seria non deve limitarsi ad assecondare le emozioni immediate: deve costruire equilibrio, responsabilità e coesione sociale. Salerno è la seconda città della Campania e ha bisogno di una nuova stagione politica fondata sulla qualità della classe dirigente, sulla competenza amministrativa e sulla capacità di costruire futuro, tutte qualità che Marenghi possiede».

Dopo il grave fatto di Modena e il dibattito politico che ne è seguito sul tema sicurezza e immigrazione, qual è la sua posizione?

«Io credo che sul tema della sicurezza servano innanzitutto serietà e responsabilità. La sicurezza è un diritto fondamentale dei cittadini e lo Stato deve essere fermo contro chi delinque, senza ambiguità. Chi viene in Italia per commettere reati deve essere espulso e chi sbaglia deve pagare. Detto questo, penso che una grande forza di governo debba evitare di affrontare temi così delicati rincorrendo esclusivamente l’emotività del momento o alimentando tensioni sociali. Il caso di Modena è gravissimo e ha colpito profondamente tutti, ma non possiamo permettere che episodi di questo tipo diventino il terreno per una politica che parla soltanto alla pancia delle persone. Una classe dirigente seria ha il dovere di governare i fenomeni, non di inseguirli. Forza Italia ha sempre avuto una cultura politica garantista, liberale e di governo. Noi non neghiamo il problema della sicurezza, anzi lo affrontiamo con concretezza, ma senza trasformarlo in uno strumento di esasperazione permanente. L’Italia ha bisogno di sicurezza, certo, ma anche di equilibrio e lucidità. Perché quando la politica alimenta continuamente paura e radicalizzazione rischia di indebolire la coesione sociale e di far perdere fiducia nelle istituzioni. Io penso che il centrodestra debba continuare a distinguersi per capacità di governo e non per la rincorsa agli slogan. Le società moderne si guidano con equilibrio, competenza e visione, non inseguendo ogni giorno la polemica più radicale. E aggiungo una cosa: il tema sicurezza riguarda tutti e meriterebbe un confronto il più possibile ampio e serio, evitando approcci ideologici. Perché quando si affrontano questioni così delicate servono responsabilità istituzionale e capacità di costruire soluzioni, non soltanto consenso immediato».

La lista di Forza Italia appare molto rinnovata, con una forte presenza di giovani e società civile…

«Ed è forse uno degli aspetti più belli di questa campagna elettorale. Questa sera, guardando la sala piena e ascoltando gli interventi dei candidati, emerge chiaramente una volontà autentica di partecipazione. La lista di Forza Italia mette insieme esperienza e rinnovamento, professionisti, rappresentanti del mondo produttivo, giovani preparati e persone che hanno scelto di impegnarsi con spirito di servizio. Io credo che il grande problema della politica italiana sia stato negli ultimi anni la difficoltà di costruire nuove classi dirigenti. Abbiamo parlato molto dei giovani senza coinvolgerli davvero nei processi decisionali. Invece una democrazia vive soltanto quando riesce ad aprire spazi di responsabilità e partecipazione reale. Ed è questo il valore politico di questa lista: non una costruzione artificiale, ma una squadra radicata nella società reale. La politica deve tornare a essere servizio e non gestione del potere. E soprattutto dovrebbe recuperare un rapporto autentico con il territorio, con le famiglie, con il mondo produttivo e con le nuove generazioni».

Nelle ultime settimane si è discusso molto anche del dibattito interno a Forza Italia sia a livello nazionale che in Campania. Qual è la sua lettura politica?

«Io considero il confronto interno un fatto fisiologico e persino positivo in una grande forza politica. I partiti che non discutono mai spesso sono quelli che hanno smesso di avere una vera vita democratica. Credo però che oggi stia emergendo qualcosa di più profondo di una semplice dinamica interna. Sta emergendo una domanda politica di partecipazione, rinnovamento e maggiore coinvolgimento della classe dirigente territoriale.

Con altri colleghi abbiamo posto questioni politiche e organizzative in Campania con spirito costruttivo, perché riteniamo che Forza Italia abbia oggi l’occasione di aprire una fase nuova. Forza Italia continua a rappresentare uno spazio politico fondamentale: un’area moderata, liberale, europeista e di governo di cui l’Italia ha ancora profondamente bisogno. Ma proprio per questo non può chiudersi in logiche autoreferenziali. La politica non può vivere soltanto di gestione del consenso o di conflitto permanente. Deve tornare a costruire idee, comunità, partecipazione e fiducia. E credo che oggi tutti abbiano bisogno soprattutto di questo: meno esasperazione, meno radicalizzazioni, più equilibrio, più serietà e una politica finalmente capace di guardare al futuro».

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