Di Martino (5 stelle): Salerno torni a essere comunità partecipata

di Erika Noschese

 

 

Federica Di Martino, attivista e cooperante sociale con una solida esperienza maturata in contesti nazionali e internazionali, ha scelto di correre per il Consiglio Comunale di Salerno tra le fila del Movimento 5 Stelle, a sostegno del candidato sindaco Franco Massimo Lanocita. La sua è una proposta che parte dalle periferie, luoghi che conosce bene per esservi nata e cresciuta, e punta a scardinare un sistema di gestione del potere trentennale per rimettere al centro la partecipazione attiva, i diritti e la vivibilità urbana. Dall’emergenza casa alla gestione del verde pubblico, fino al contrasto alla fuga dei giovani, la candidata delinea una visione di città inclusiva e trasparente.

Questa è la sua prima esperienza come candidata sul territorio. Cosa l’ha spinta a fare questo passo?

«È una scelta che nasce dalla volontà di mettere al servizio della comunità un’esperienza di attivismo portata avanti per anni sul piano nazionale e internazionale. L’obiettivo è rendere Salerno una realtà finalmente partecipata, dove ogni persona possa sentirsi protagonista. Vogliamo superare quel modello politico che per troppo tempo è rimasto nelle mani di un uomo solo al comando. Cerchiamo soluzioni concrete per una città che deve tornare a offrire opportunità reali».

Quali sono i temi prioritari che intendete affrontare per migliorare la quotidianità dei salernitani?

«Parliamo di temi fondamentali come la sicurezza e la vivibilità. Le risposte spesso sono semplici: penso al potenziamento dei trasporti notturni per agevolare gli spostamenti dei giovani e delle donne. C’è poi la necessità di garantire l’accesso ai servizi sociali, specialmente per le persone più fragili. Proponiamo la creazione di una Consulta permanente per le pari opportunità e di una Consulta per le associazioni, in modo che enti, cooperative e cittadini possano partecipare attivamente e con trasparenza alla vita amministrativa».

Lei ha citato le periferie. Quali sono le criticità maggiori che riscontra in queste zone?

«Come cittadina che vive la periferia, conosco bene i problemi reali, a partire dall’emergenza casa. Trovare un’abitazione a Salerno è diventato quasi impossibile. La nostra proposta è concreta: meno cemento e più incentivi alle ristrutturazioni, ad esempio attraverso tagli mirati su IMU e TARI per chi recupera l’esistente. Dobbiamo restituire alle famiglie e a tutte le soggettività la bellezza del nostro territorio, senza continuare a soffocarlo con le costruzioni».

Sul fronte dei diritti e della salute, quali sono i vostri impegni?

«Salerno deve essere sinonimo di eguaglianza. Lavoreremo per incrementare i centri di antidiscriminazione per le persone LGBTQ+ e per rafforzare i presidi contro la violenza sulle donne. Per quanto riguarda la salute, è necessario potenziare la rete dei consultori, che oggi è assolutamente inadeguata rispetto al numero di abitanti, garantendo un accesso equo e dignitoso ai servizi sanitari».

Parco del Mercatello, un luogo simbolo che però appare in difficoltà. Come immagina la gestione del verde pubblico?

«Il degrado del Parco del Mercatello è lo specchio di una situazione non più tollerabile. La cosa paradossale è che non servirebbero interventi straordinari, ma basterebbe una manutenzione ordinaria costante, quella che oggi manca totalmente e che spunta fuori solo in campagna elettorale. Vogliamo che questi polmoni verdi siano valorizzati e utilizzati per attività di aggregazione pubblica, dedicate a bambini e giovani. Senza spazi vivibili, la città va incontro alla desertificazione sociale».

A proposito di desertificazione, molti giovani lasciano Salerno. Come si inverte questa tendenza?

«Più che invertire la marcia, dobbiamo chiederci come convincerli a restare. Oggi andare via non è una scelta, ma spesso l’unica strada possibile. Dobbiamo implementare le politiche di welfare, sostenere la creazione di attività commerciali nelle periferie che fungano anche da presidio urbano e, soprattutto, iniziare a parlare con i giovani e non solo dei giovani. Bisogna intercettare le loro richieste di spazi di aggregazione e cultura. Salerno deve tornare a essere un luogo in cui poter costruire un futuro, non una città dalla quale scappare».

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