Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana

Tra i funzionari c’è chi scherza e liquida l’idiosincrasia con una battuta: «È arrivata Jackie Kennedy a Montecitorio». Lorenzo Fontana non ha ideato per il Palazzo che ospita la Camera un piano di restauro conservativo così elaborato come quello ambizioso che avviò la first lady statunitense per la Casa Bianca a partire dal 1961. Per lo meno, non ha riunito un comitato composto da famosi collezionisti e decoratori e direttori di musei. Allergico a quasi ogni forma d’arte realizzata dopo il 1800, la terza carica dello Stato nel tempo ha semplicemente proceduto a una sorta di restaurazione conservativa che ha portato a un restyling senza clamore del Palazzo, con lo spostamento di quadri e opere contemporanee, anche molto belli, che ora sono meno visibili.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Il quinto Stato di Ceroli e Orme di leggi di Lai trasferiti ai piani ‘bassi’

L’operazione ha riguardato in primo luogo l’ala berniniana di Montecitorio dove si trovano lo studio, la Biblioteca del presidente e la sala arredata come un salottino utilizzato per accogliere i suoi ospiti in occasione di brevi incontri. La maggior parte dei quadri di queste sale rispecchia il gusto dell’ospite e sono rimaste pochissime opere contemporanee, per lo più sistemate in posizioni poco visibili. Ma negli anni l’operazione si è allargata ad altre aree della Camera. Per esempio Il quinto Stato di Mario Ceroli (1984) è stato fatto traslocare ai piani ‘bassi’. L’opera si trovava in uno dei corridoi più ‘battuti’ del palazzo, quello che collega il Transatlantico e la galleria dei presidenti con l’ingresso principale, a pochi passi dall’accesso alle toilette e al barbiere, tra le poste, le spedizioni e il tabaccaio.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il Transatlantico di Montecitorio (Imagoeconomica).

Ora, certamente parte di un progetto più ampio, il quadro è stato trasferito nell’auletta, assai meno frequentata, al piano terra del Palazzo dei gruppi parlamentari. L’opera è proposta insieme ad altre contemporanee, Orme di leggi di Maria Lai e Macchina tessile di Gino Severini. Forse valorizzata per chi frequenta occasionalmente l’auletta per convegni e riunioni, certamente tolta dalla vista quotidiana di deputati, dipendenti e assistenti di Montecitorio che amavano ammirare l’enorme tela (4×7 metri e mezzo) che ritrae sagome umane in movimento, a richiamare la marcia dei lavoratori del capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il quinto Stato di Mario Ceroli (Ansa).

“Risparmiata” Look down di Jago

Macroscopica invece è stata la tolleranza del presidente nei confronti di un’opera che dallo scorso giugno è sistemata nel cortile d’onore del Palazzo, Look down di Jago. È stato l’autore a offrire la scultura dal valore milionario in prestito a Montecitorio. L’opera in marmo ritrae un neonato nudo, raggomitolato a terra e, nelle intenzioni dell’artista, rappresenta «un invito a guardare in basso ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili». Il presidente l’ha accolta con gentilezza. Non che gradisca la scultura – si commenta nei corridoi, con rassegnazione – ma in questo caso, da buon cattolico, non poteva rifiutare.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana con l’artista Jago, alla cerimonia d’inaugurazione dell’opera Look Down nel cortile di Montecitorio (Ansa).