Crac Ipervigile, 200 dipendenti scrivono al Csm

Nocera Inferiore. Istruttoria chiusa ma ancora slitta la requisitoria della procura e quindi anche la sentenza di primo grado sul crac dell’Ipervigile. Si torna in aula a ottobre dopo il rinvio delle discussioni di pubblica accusa, difese e parte civili. Proprio i 200 ex dipendenti hanno deciso di scrivere al Consiglio superiore della magistratura e alla Direzione investigativa antimafia il perché dei ritardi. Attendono da 12 anni un responso ma devono ancora pazientare perché il rinvio è stato disposto tra circa sette mesi. Attendono il pagamento delle spettanze che dovrebbe arrivare al termine del processo. Il riparto, hanno scritto al Csm e Dia “è già stato redatto dai curatori fallimentari”. I lavoratori temono, oltre il danno della perdita del posto di lavoro, anche la beffa del mancato risarcimento. I rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto e ottenuto un confronto con il presidente del Tribunale nocerino ma poi hanno deciso di rivolgersi al Csm sperando in un intervento del vertice della magistratura. Da ricordare che molti reati sono andati prescritti, resta in piedi la bancarotta documentale e fraudolenta per il crac milionario dell’Ipervigile e della Bsk. Imputati principali l’ex titolare il 66enne Fernando De Santis con la moglie e una dipendente. Molte posizioni con il passare del tempo sono state stralciate. Nell’indagine dei finanzieri coordinati dalla Procura nocerina erano finite diverse società tra cui proprio la Ipervigile Srl e la Bsk Service che raggruppava altre aziende satellite. Nelle aule di tribunale a Nocera Inferiore sono sempre presenti le parti in causa, costituitisi nel processo, con i rappresentanti dei lavoratori e i sindacati che hanno sostenuto gli ex dipendenti che attendono il denaro. I soli coniugi De Santis erano finiti a processo anche per la bancarotta o reati finanziari relativi alla Bsk Service mentre sono stati prescritti altri reati contestati come violenza privata nei confronti di tre dipendenti inducendoli ad assumere ed a mantenere contro la loro volontà cariche societarie in un’altra società e per aver truffato l’Inps intascando circa 58mila euro per l’assunzione di una ventina di dipendenti da un’altra azienda del gruppo che, secondo la pubblica accusa, sarebbero stati messi pretestuosamente in mobilità. Ora si torna in aula.

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