di Erika Noschese
L’Azienda ospedaliera universitaria “Ruggi d’Aragona” di Salerno si costituisce parte civile nel processo a carico di Enrico Coscioni, cardiochirurgo e primario della Torre Cardiologica, chiamato a rispondere della morte di Umberto Maddolo, l’uomo di Montecorvino Rovella deceduto nel dicembre 2021 a seguito di un intervento chirurgico al cuore. Una vicenda che ha suscitato forte attenzione e che ruota attorno a un elemento ritenuto decisivo dagli inquirenti: nel corpo del paziente, infatti, è stata successivamente rinvenuta una garza chirurgica lunga circa 15 centimetri, dimenticata durante l’operazione. Un dettaglio che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe inciso in maniera determinante sul progressivo aggravamento delle condizioni cliniche dell’uomo, fino a condurlo al decesso. Umberto Maddolo era stato ricoverato presso il “Ruggi” per gravi patologie cardiache che avrebbero dovuto essere trattate con un intervento di bypass coronarico. Tuttavia, nel corso dell’operazione, secondo quanto emerso, i sanitari avrebbero ritenuto necessario procedere anche alla sostituzione della valvola aortica, rendendo il quadro clinico ancora più complesso. Nel periodo post-operatorio, le condizioni del paziente avrebbero iniziato a peggiorare progressivamente, fino al tragico epilogo. Un decorso che ha portato all’apertura di un’inchiesta e all’individuazione di possibili responsabilità in ambito sanitario. A seguire l’iter amministrativo e legale è Annarita Colantuono, direttore ad interim dell’Unità Operativa Complessa Affari Legali dell’azienda ospedaliera, che dovrà formalizzare lo stato di eventuali procedimenti, comunicazioni o iniziative riguardanti il medico coinvolto. Contestualmente, è stato affidato l’incarico di assistenza legale all’avvocato Raffaele Miele, esperto in materia penale. L’Azienda ha quindi disposto la costituzione di parte civile nel procedimento, sebbene limitatamente al reato di falsità ideologica, a tutela della propria immagine e dell’operato della struttura sanitaria. Diversa, invece, la posizione di Biagio Farina, infermiere in servizio presso la stessa azienda ospedaliera, inizialmente iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta. Il suo coinvolgimento era scaturito dalle dichiarazioni rese nel corso dell’interrogatorio di garanzia dal cardiochirurgo Enrico Coscioni. Secondo la ricostruzione fornita dal medico, principale indagato, l’infermiere non avrebbe avviato, al termine dell’intervento di sostituzione valvolare aortica, la cosiddetta “conta intermedia” delle garze utilizzate in sala operatoria, determinando così la mancata rilevazione della garza rimasta nell’addome del paziente, stimata in circa 8 centimetri. A fronte di tale chiamata in causa, la difesa di Farina, affidata all’avvocato Federico Conte, ha ricostruito in maniera dettagliata le fasi dell’intervento chirurgico e le attività svolte da ciascun operatore sanitario, evidenziando la corretta ripartizione delle competenze e il rispetto delle procedure previste. Una ricostruzione supportata dalle linee guida vigenti e dalle migliori pratiche in ambito sanitario. A seguito dell’interrogatorio, il pubblico ministero, dottoressa Vivaldi, ha ritenuto opportuno acquisire ulteriori chiarimenti dai consulenti tecnici nominati nell’ambito dell’inchiesta. Gli approfondimenti hanno consentito di accertare la totale estraneità dell’infermiere rispetto ai fatti contestati. Per questo motivo, il 21 maggio 2025 la Procura ha avanzato richiesta di archiviazione della posizione di Farina, successivamente accolta dal giudice per le indagini preliminari, Pietro Indinnimeo, che il 5 settembre dello stesso anno ha disposto il proscioglimento. La vicenda giudiziaria resta ora concentrata sulla posizione del primario, mentre prosegue il percorso processuale volto ad accertare eventuali responsabilità per la morte del paziente.
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