Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum

«Sono solo canzonette», cantava il pirata Bennato, quando voleva scanzonarsi di dosso il peso del mondo. Eppure, a Palazzo Chigi, hanno capito che una riforma della giustizia non la spieghi con le slide, la risolvi con un do di petto.

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Edoardo Bennato (Ansa).

Il neomelodico si fa jingle di Stato

La scena è una sceneggiata di quelle fatte bene: Giorgia Meloni, stretta tra un dossier sul Medio Oriente e una crisi del greggio, ha alzato la cornetta e ha arruolato Salvatore Michael Sorrentino, per tutti Sal Da Vinci. Non è stata una telefonata di cortesia, ma un’operazione di esproprio sentimentale, un sequestro di persona e di spartito: «La tua Per sempre sì è pure un regalo per il referendum», avrebbe detto la premier poco prima che l’ugola d’oro di Napoli iniziasse il suo giro di campo al Maradona. E zac: il pop si fa linea politica, il neomelodico si fa jingle di Stato.

Se la riforma non scalda i cuori almeno può far muovere i piedi

Dalle parti di via della Scrofa hanno intuito il trucco: se la riforma della giustizia non scalda i cuori, può almeno far muovere i piedi. Il piano è semplice: trasformare il comizio in un varietà del consenso. Si parte giovedì al Teatro Parenti di Milano, che per un giorno si presterà a fare da scenografia alla Politica Karaoke. In scaletta giuristi di peso come Sabino Cassese, ma il sospetto è che il pubblico aspetti solo il momento in cui le casse sputino il motivetto. Perché, diciamocelo: chi ha voglia di sentire parlare di separazione delle carriere quando puoi gridare un Sì a squarciagola seguendo un giro di Do?

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Sabino Cassese (Imagoeconomica).

Per La Russa il Sì ha già vinto (almeno a Sanremo)

Il ministro Francesco Lollobrigida ha già iniziato la marcatura a uomo, piazzando strofe da innamorato sotto i post di Instagram, mentre Ignazio La Russa ironizza sul fatto che, dopotutto, a Sanremo il Sì ha già vinto. È un’appropriazione che non sappiamo se definire indebita o semplicemente disperata. Perché se un governo con una maggioranza blindata sente il bisogno di aggrapparsi a un ritornello per far digerire una riforma, significa che la sostanza scarseggia. I sondaggi non sorridono, il prezzo della benzina scotta e l’entusiasmo spontaneo per il voto del 22 e 23 marzo è pervenuto solo nelle chat dei parlamentari. Così Fratelli d’Italia punta sul Sud-washing melodico. Napoli è il fronte dove il No morde più forte, e allora cosa c’è di meglio che provare a scardinare il fortino meridionale con il sentimento? Lo si impacchetta e lo si serve a tavola come se fosse dottrina giuridica.

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Il post di Francesco Lollobrigida.

Sal rischia di trasformarsi in un Jovanotti di destra

E Sal? Lui, vecchio lupo di mare, prova a fare melina. «Non ho mai dichiarato nulla, è una fake news», diceva a Sanremo a proposito di un meme che lo voleva arruolato tra le fila del No. Sa bene, Salvatore Michael, che il bacio della politica, a volte, è un bacio della morte. Certo, a livello di diritti Siae e SCF, chi organizza paga e canta, e il parere dell’artista conta quanto il due di picche. Ma il rischio morale c’è: trasformarsi nel Jovanotti di destra per una stagione referendaria significa ipotecare la propria trasversalità. Resta da capire se il Paese reale, quello che fa i conti col pieno alla pompa, avrà voglia di ballare questa sceneggiata referendaria. Perché alla fine, spenti i riflettori e riposte le bandiere, resterà il dubbio: abbiamo riformato la giustizia o abbiamo solo cambiato la playlist a un sistema che continua a stonare?

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Sal Da Vinci a Sanremo (Ansa).