L’espansione della guerra in Medio Oriente – e la minaccia esistenziale al regime di Teheran – stanno probabilmente rafforzando la decisione di Kim Jong-un di dotare la Corea del Nord di un arsenale nucleare, considerato dal leader supremo l’unica via per la deterrenza e, dunque, per la sopravvivenza stessa del regime di Pyongyang. È quanto si legge in un’analisi del Guardian, in viene anche evidenziato che stanno aumentando le speculazioni su un possibile incontro tra Kim e Donald Trump entro fine mese.

La Corea del Nord prosegue i test dei suoi missili
«Kim deve aver pensato che l’Iran sia stato attaccato in quel modo perché non aveva armi nucleari», ha affermato Song Seong-jong, professore all’Università di Daejeon ed ex funzionario del ministero della Difesa della Corea del Sud, dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Di sicuro, la decisione di dare enorme importanza alla deterrenza nucleare (e di stringere un’alleanza con Russia e Cina) finora ha garantito a Kim di evitare la sorte degli ex leader di Iraq, Libia, Venezuela e appunto Iran. La scorsa settimana, dopo il lancio di un missile dal cacciatorpediniere Choe Hyon – la più grande nave da guerra della flotta nordcoreana – Kim ha affermato che l’armamento con ordigni nucleari «sta facendo progressi soddisfacenti».
Le stime sull’arsenale nucleare di Pyongyang
Pyongyang è impegnata da decenni anni in un programma nucleare (il primo test risale al 2006) e sta continuando a sviluppare tecnologia balistica avanzata nonostante le sanzioni internazionali: a settembre del 2024 la KCNA, ossia l’agenzia di stampa nazionale, ha pubblicato per la prima volta foto di Kim in visita ad un sito di arricchimento dell’uranio. Secondo un rapporto pubblicato nel 2025 dallo Stockholm International Peace Research Institute, la Corea del Nord ha assemblato circa 50 testate e possiede abbastanza materiale fissile per produrne fino a 40 in più. Restano dubbi sulle effettive dimensioni dell’arsenale di Pyongyang e sulla sua capacità di combinare una testata nucleare miniaturizzata con un missile a lungo raggio teoricamente in grado di colpire gli Stati Uniti. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.

Possibile la ripresa dei colloqui sul nuclerare: le condizioni
Tornando alla guerra contro l’Iran, Pyongyang – tramite il ministero degli Esteri – ha definito l’operazione Epic Fury come un «atto illegale di aggressione» che ha messo a nudo gli istinti «egemonici e canaglia» degli Stati Uniti, senza però arrivare a “condannare” esplicitamente Trump, mai nominato. Questo lascia la porta aperta a una potenziale ripresa dei colloqui sul nucleare, a condizione che Washington abbandoni la richiesta che Pyongyang rinunci alle sue armi nucleari e accetti la Corea del Nord come uno stato nucleare legittimo.
