8 marzo. Le Signore della Musica

Cosa significa essere oggi donne e musiciste, quanto è cambiata la loro condizione in “diecimila anni”, per dirla con Turandot. Una domanda, questa, che ci ha portato in giro sui massimi palcoscenici del mondo, con la divina Ermonela Jaho da Vienna, Alessandra Di Giorgio da Miami, l’ “olimpica” Carolina Lopez Moreno in partenza per il suo debutto in Traviata a Tokyo, insieme alla sua celebre maestra Donata D’Annunzio Lombardi, e ancora, Anna Pirozzi dal Verdi di Trieste, Gilda Fiume da Genova protagonista de’ Il Campiello, Giulia Lepore da Napoli e la violinista Abigeila Voshtina da Tirana
Di Olga Chieffi
“Music is my mistress” è il titolo della biografia di Duke Ellington. “La musica è una splendida donna nel fiore degli anni / La musica è una lavandaia che pulisce lo sporco / La musica è una bambina / semplice, dolce, radiosa / vecchia di mille anni / fredda come grandine, che trama”. E avanti così per due bellissime pagine fra ironia e serietà. Perché la musica è anche “una cagna magnifica / un vulcano di desiderio / ti fa bollire il sangue / mentre ti trascina via”. E le musiciste? Abbiamo iniziato con la dichiarazione d’amore del Duca, perché il jazz, come le donne, nasce come musica di minoranza che, come chi l’ha prodotta, è stata bandita e disprezzata in mille modi e ha dovuto, per buona parte della sua storia, cercare di sopravvivere, spiegare e difendere la propria esistenza. La violenza messa in atto dalla borghesia nei confronti della memoria storica per cancellare quanto le donne hanno operato come soggetto di cultura e “forcluderle”, e ci è qui d’obbligo citare Federico Sanguineti, dalla storia degli intellettuali non è che una forma sovrastrutturale di una violenza strutturale alla stessa società borghese. “Se non ci si libera dalla forclusione presente nella storiografia borghese”, che colpisce ogni voce marginalizzata, “si rimane complici di falsificazioni ideologiche, di sessismo e di razzismo” e di una “colonizzazione maschile del femminile analoga a quella tra Nord e Sud” del mondo. Oggi, la Libertà deve essere intesa quale sentimento, sin da piccoli, per “essere” poi realmente liberi di sviluppare a pieno le proprie capacità, per tentare di concretizzare il meglio di sé e porlo a servizio di tutti, incondizionatamente. Sussiste l’assurda iniquità, nei confronti dell’ universo femminile, poiché urge, un paradigma dove il dialogo tra l’operato delle donne e quello degli uomini si svolga in modo costante e risulti in un arricchimento collettivo, che solo in parte correggerà l’onta che certa storiografia borghese ha generato e continua a perpetuare nelle nostre scuole e università. Purtroppo, oggi ancora sommuove la donna che dirige, o che impugni le bacchette delle percussioni o allunghi la coulisse di un trombone. Così, nel giorno dedicato alle donne, abbiamo posto una domanda “Cosa significa essere oggi donne e musiciste”, quanto è cambiata la loro condizione. Una domanda che ci ha portato in giro sui massimi palcoscenici del mondo, con la divina Ermonela Jaho da Vienna, Alessandra Di Giorgio da Miami, l’ “olimpica” Carolina Lopez Moreno in partenza per il suo debutto in Traviata a Tokyo insieme alla sua celebrata maestra Donata D’Annunzio Lombardi e, ancora Gilda Fiume da Genova protagonista de’ Il Campiello, Giulia Lepore in concerto ieri sera ad Alatri e la violinista Abigeila Voshtina da Tirana.
 Abbiamo raggiunto Ermonela Jaho, che è Cio-Cio-San, sul palcoscenico del Wiener Staatsoper, con al suo fianco Saimir Pirgu: “Ho inteso titolare questo mio pensiero “Voce di donna”, che dedico a tutti voi. “C’è una musica che nasce prima ancora delle parole, nasce nel respiro, nelle attese, nel silenzio che le donne hanno imparato ad abitare. Essere donna e musicista oggi significa portare con sé molte storie, quelle sussurrate dalle madri, quelle rimaste nascoste nei diari, quelle che per anni hanno cercato un suono per esistere. Ogni nota è memoria, ogni melodia è un passo avanti, perché la musica per una donna non è solo arte, è spazio, è respiro, è libertà conquistata centimetro dopo centimetro. C’è forza nella delicatezza delle dita su uno strumento, c’è coraggio nel lasciare che la propria voce attraversi il silenzio del mondo e quando una donna canta, compone, suona, non sta solo riempiendo l’aria di suono, sta aprendo una strada. Una strada per sé, per le altre donne e per quelle che verranno. Allora, nel giorno dedicato alle donne, la musica diventa una promessa, ovvero, che nessuna voce resti più nascosta, che nessuna anima creativa debba chiedere il permesso di esistere, perché quando una donna trova la sua voce, il mondo non ascolta soltanto, il mondo cambia armonia”.
Dita delicate e forti sono quelle della violinista Abigeila Voshtina, la KonzertMeister preferita dai più prestigiosi direttori d’orchestra a cominciare da Lorin Maazel, nonché già direttrice artistica e sovrintendente del Teatro dell’Opera di Tirana, la quale ha inteso dedicarci “Il Silenzio delle Note”. “Perché il podio e la penna continuano a parlare ancora al maschile?
Se sul podio la presenza femminile è rara, nelle stanze dove si decide il futuro dei teatri — le sovrintendenze e le direzioni artistiche — la disparità è veramente diventa strutturale. In Italia, la stragrande maggioranza delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche e dei Teatri di Tradizione sono guidate da uomini. Nonostante le donne costituiscano la spina dorsale dell’organizzazione e della gestione culturale “dietro le quinte”, raramente raggiungono il ruolo di Sovrintendente, così come,  la scelta dei cartelloni e la linea culturale dei teatri resta saldamente in mano maschile. Questo crea un circolo vizioso: direttori artistici uomini tendono, spesso inconsciamente, a perpetuare un repertorio e una rete di collaborazioni prettamente maschili. Documenti programmatici recenti, come le relazioni triennali per i festival e i teatri, iniziano a citare esplicitamente la parità di genere (Obiettivo 5 dell’Agenda 2030) come un traguardo fondamentale. Si punta, così,  a un’equa attribuzione di ruoli non solo artistici, ma anche organizzativi e direzionali. La musica non ha sesso, ma le opportunità sì. È tempo che l’armonia sia davvero universale”.
Da Vienna a agli Stati Uniti, per incontrare il soprano lirico-drammatico Alessandra Di Giorgio che, reduce da una Lady Macbeth a Sofia, veste oggi i panni della Principessa di ghiaccio, Turandot: “Credo che ogni persona porti con sé un proprio universo di sensibilità. Il fatto di essere donna, di per sé, non è qualcosa che mi definisce o mi distingue: ciò che può eventualmente differenziare un’artista sono le sue qualità personali, il suo carattere, il suo modo unico di sentire e di guardare il mondo. Sono felice di essere una persona istintiva e sensibile, ma questo appartiene semplicemente alla mia natura. La musica, per me, è il mio mondo. È lo spazio in cui vivo da quando ero molto piccola. Crescendo accanto a genitori artisti, la nostra casa era quasi un luogo incantato, pieno di suoni, immaginazione e libertà. Per questo il mio mestiere non è mai stato un lavoro nel senso tradizionale, piuttosto è una piccola scatola magica che costruisco da tutta la vita, aggiungendo ogni volta nuovi colori, nuove forme e nuove luci, per renderla sempre più bella e accogliente”.
Quindi, ci siamo trasferite nella sala musica di casa D’Annunzio Lombardi dove, con Donata, celebre soprano e pari didatta, sta preparando al ruolo di Violetta, in vista del suo debutto a Tokyo, la sua pupilla Carolina Lopez Moreno, che ha inaugurato la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali, dall’Arena di Verona, proprio nel ruolo della Madame aux camelias, nel brindisi del primo atto di Traviata, levando il calice col tenore Vincenzo Costanzo. “La differenza tra donne e uomini inizia anatomicamente, dalle corde vocali, agli ormoni, al ciclo, le cose stanno cambiando ma molto lentamente. Stiamo diventando socialmente più indipendenti, ma ancora ci sono differenze economiche, dobbiamo lavorare tanto per arrivare alla pari. Non dimentichiamo anche il periodo di gravidanza, da cui siamo dipendenti, in cui ci si deve fermare, si lavora con sofferenza e dolore. Praticando l’ambiente olimpico quest’anno ho avuto modo, anche di dialogare su certi problemi, confermando che gareggiare con il ciclo è particolare, si è deboli, si è soggetti a sbalzi d’umore. Nonostante ciò su ogni palcoscenico cerchiamo di creare e ci riusciamo per la nostra forza d’animo e anche fisica, qualcosa di unico e magari il giorno dopo siamo completamente tra le nuvole. “Diderot, nel suo famoso Paradoxe sur le comédien, infatti – ha continuato la Donata D’Annunzio Lombardi – analizza la recitazione, sostenendo che il grande attore debba recitare con la mente e la fredda ragione, piuttosto che con l’emozione pura, a proposito della Isabella Andreini, approccio contrastante con la natura spesso improvvisata e passionale della Commedia dell’Arte, di cui l’attrice è stata una delle figure più illustri. La Andreini un giorno eccelleva e l’altro no, legate come siamo, anche alla ciclicità della luna. Allora a questo intuito, a questo istinto, dobbiamo dire si contrappone la regola maschile della razionalità, anche se oggi viviamo in un’epoca molto più fluida, senza nette definizioni. Allora, dando seguito a ciò che ha detto Carolina, la donna accoglie la musica, essendo madre e l’uomo dovrebbe attraversarla, penetrandola e sfidandola, mentre noi siamo delle vestali, preserviamo e conduciamo”.
 Anna Pirozzi ci ha donato la sua dichiarazione di soprano internazionale e madre, direttamente dal palcoscenico del Teatro Verdi di Trieste, ove è l’ acclamata interprete di Leonora nel Trovatore: “ Essere donna, oggi come oggi, è difficile, poiché ci sono ancora tante barriere per noi. C’è tanta violenza e sono veramente preoccupata, in particolare per mia figlia. Quindi, bisogna prendere il coraggio a due mani e imporsi come donne. Sono riuscita ad emergere nel mio campo, magari tirando su anche uno scudo per proteggermi, riuscendo ad affermarmi. Forse, la generazione attuale è più forte di un tempo, e si può essere donna, artista e anche mamma, come me, soprattutto se ci sta una figura accanto che ti sostiene. Da sole è certamente un po’ più difficile, ma ci si può riuscire, nonostante ci siano ancora tanti muri da abbattere e che certamente cadranno”.
Abbiamo, poi, raggiunto Gilda Fiume in prova, al Carlo Felice di Genova, la Luçieta de’ “Il Campiello”, di Ermanno Wolf-Ferrari.  “Essere donna ed essere musicista unisce due sfere: quella personale e quella artistica. La musica veicola le emozioni, permette di esprimersi, di creare qualcosa di profondo e, molto spesso, di andare oltre gli stereotipi e gli ostacoli che una donna sovente incontra nel mondo del lavoro e dell’arte. La sensibilità femminile è figlia delle esperienze di vita, viene dall’essere mamma, compagna, pilastro, o semplicemente dall’indipendenza costruita in un mondo cresciuto su un passato maschilista. Una donna che si dedica alla musica contribuisce in maniera significativa alla cultura, alla società e dimostra che il talento e le competenze non hanno genere, sia che si voglia diventare cantante, strumentista o direttore d’Orchestra”.
Giulia Lepore, nel bel mezzo di un concerto da camera in Alatri, un cognome musicale importante da onorare, il suo, già in carriera: “Essere donna e musicista significa per me mantenere un costante equilibrio tra una forte sensibilità espressiva ed una perentoria determinazione professionale, caratteristiche che mi contraddistinguono da sempre. Il canto, che è il mio strumento principale, mi dà la forza di affrontare la continua sfida emotiva con il pubblico, permettendomi di sfiorare l’animo degli spettatori con l’obiettivo di trasmettere loro i sentimenti che provo nell’eseguire un brano. Mi piace far conoscere le varie sfaccettature del mio carattere e del mio vissuto, anche per questo, nei miei concerti, sono solita alternare brani allegri e spensierati ad altri più malinconici e riflessivi; questo mio modo di espletare un’intima catarsi attraverso la musica aiuta anche me a scavare nel profondo del mio io interiore e del mio esser donna e “musa” al tempo stesso. Ogni volta che sono un palco e si spengono i riflettori so di aver compreso ed imparato qualcosa in più di me. È una sensazione estremamente bella, gratificante; forse il motivo principale per il quale ho deciso di vivere di musica e per la musica”.

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