di Raffaella D’Andrea
In Campania il consumo di pesce resta tra i più alti del Mezzogiorno, ma negli ultimi anni i prezzi al dettaglio hanno registrato aumenti significativi. Secondo le rilevazioni nazionali sui beni alimentari, il comparto ittico ha subito rincari legati a carburante, logistica, costi energetici e minore disponibilità di prodotto dovuta ai cambiamenti climatici e alle condizioni meteo sempre più instabili. Nelle città costiere come Salerno, dove la tradizione del venerdì di magro è ancora radicata, l’impatto si avverte con maggiore evidenza: il pesce azzurro, storicamente considerato “povero”, non è più sinonimo automatico di risparmio. E così, quello che era il pasto simbolo della semplicità quaresimale, piatto principale dei venerdì di “magro” rischia di trasformarsi in una scelta ponderata, quasi selettiva e diventare un piccolo lusso. Lo abbiamo chiesto direttamente a chi il pesce lo vende ogni giorno, tra i banchi del mercato di Torrione, a Salerno. Il mare decide il prezzo. Parla Valentino Romano: “Se il tempo è buono, la pesca a Salerno è normale. Ma se il tempo è cattivo, arriva poca roba e allora il prezzo sale. Il primo fattore è il meteo. È sempre stato così, ma oggi pesa di più. È una questione di quantità: meno pesce arriva, più aumenta il prezzo. Vale per tutto”. Le alici, simbolo per eccellenza del pesce povero, oggi possono arrivare a costare 8, 9, perfino 10 euro al chilo e pensare che una volta erano il piatto dei giorni di magro. Oggi per portarle a tavola ci vuole un motivo in più. Eppure, precisa Valentino che non è solo un problema legato al Venerdì Santo o alla Quaresima: “Non è che in quel periodo aumentano apposta. È sempre il mercato che comanda”. Alcuni prodotti, spiega Valentino, hanno cambiato completamente identità. “Prenda il baccalà, da pesce povero è diventato quasi un prodotto di lusso. Anche perché è molto richiesto nei ristoranti”. E poi c’è la differenza tra il pescato locale e quello d’importazione. “Il baccalà viene dal merluzzo del Nord Europa. È un’altra qualità. Il nostro mare offre altro: triglie, alici, merluzzi piccoli, adatti anche ai bambini. Ma tutto dipende sempre da quanto se ne pesca”. Quando il mare è generoso, i prezzi si abbassano. “Come stamattina: qualcosa si trova anche a 4 euro. È accessibile. Ma basta una settimana di maltempo e cambia tutto”. Accanto a Valentino c’è Gaetano Romano, della pescheria “Delizie del Mare”. Il suo punto di vista è ancora più diretto: “consumi sono pochissimi. C’è crisi, i soldi sono pochi e non si può comprare di più”. Il problema, quindi, non è solo l’offerta ma anche la domanda. “volta il pesce povero era economico davvero. Oggi no. E se il prezzo è alto, la gente non se lo può permettere. Se è troppo basso, diffida: si chiede che prodotto sia”. Anche la clientela è cambiata. “La maggior parte ha più di cinquant’anni. I giovani? Hanno poco tempo, mangiano veloce. Per preparare il pesce ci vuole tempo, bisogna pulirlo, cucinarlo. Non tutti hanno voglia”. Una trasformazione culturale, oltre che economica. “Le tradizioni le mandano avanti soprattutto le nonne, una volta scomparse queste generazioni non ci saranno più pescivendoli “. E poi ci sono le spese. “Qui al mercato, spiega Gaetano, solo di posteggio paghiamo circa 2.000 euro l’anno. Poi c’è la luce, l’acqua, la tassa sui rifiuti. In totale si arriva facilmente a superare i 3.000 euro”. E così il venerdì di magro cambia volto. Non è più soltanto una scelta religiosa o identitaria, ma una questione di portafoglio. Il mare continua a dare, Salerno resta città di pescatori e di banchi colmi di azzurro. Ma tra maltempo, costi di gestione, richieste della ristorazione e crisi dei consumi, anche il pesce, simbolo della semplicità, finisce per diventare, sempre più spesso, un lusso. Allora una domanda sorge spontanea: Siamo ancora una terra di mare… o solo una terra che il mare non riesce più a permettersi?
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