Sanremo 2026 è il capolavoro assoluto dell’irrilevanza elevata a sistema. Un evento anagraficamente bipolare che oscilla tra il pannolino e la dentiera, dove si elegge un vincitore delle Nuove Proposte (Niccolò Filippucci, in un segmento gestito da un Gianluca Gazzoli ridotto a steward di lusso) e un attimo dopo si celebra Mogol, generando uno smarrimento collettivo che nemmeno un triplo gin tonic riuscirebbe a sedare.

E se si trattasse di un clamoroso autosabotaggio?
Ma il sospetto, giunti alla terza serata, è che la noia non sia un incidente di percorso, bensì un mandato preciso. E la prova si palesa quando scatta il nero pubblicitario. Lontano dagli obblighi del canone, Carlo Conti è un uomo libero: canta con il pubblico (seppure in playback), gigioneggia quasi con Laura Pausini. Poi si riaccende la spia della diretta e scatta la lobotomia ministeriale. Un fuoriclasse come lui, anche se democristiano, non può ignorare il vuoto pneumatico che porta in scena. E se eseguisse il più clamoroso degli autosabotaggi? Se questo fosse l’esito di una tirata d’orecchie da Palazzo Chigi, decisa a normalizzare l’Ariston dopo i fasti ingovernabili del passato? Una gestione di passaggio, in attesa del 2027, quasi blindata da Stefano De Martino affiancato dal manager dei Måneskin, Fabrizio Ferraguzzo, per riportare i discografici al centro del villaggio. «Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, una canzone piano piano: che fosse tutto apparecchiato?».
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Momenti top: l’ossigeno di Pantani-Lapo e lo stile di Mogol
Tornando ai fatti, i momenti top sono stati talmente rari da sembrare allucinazioni collettive. Ubaldo Pantani, nei panni di un Lapo Elkann vestito da bandiera italiana, è stato l’unico a portare una ventata di ossigeno satirico. Tra una battuta su «Rai 9 che fa parte del grande bouquet Sky» e la pietà per un Max Pezzali confinato sulla nave senza il permesso di attraccare, Lapo-Pantani ha ricordato all’Ariston cos’è l’ironia.


Anche Mogol, premio alla carriera della città di Sanremo, con 1.776 canzoni depositate (due scritte probabilmente mentre cercava il microfono), ha dato una lezione di stile: il suo amore per la moglie, sopravvissuto a 523 milioni di dischi venduti, è stato il momento più romantico. Peccato che Conti non abbia nemmeno pensato di chiedergli il titolo del brano dedicatole, troppo occupato a non fare nulla.

Fronte top: il soprammobile Irina Shayk
Sul fronte flop, la co-cò Irina Shayk ha ridefinito il concetto stesso di soprammobile: un «render eccezionale», come direbbe Lapo, che ha pronunciato tre frasi in croce con l’entusiasmo di chi sta aspettando il bonifico per scappare.

Poi, il delirio sociale. In cinque minuti si è passati dagli slogan contro la violenza sulle donne alla terribile vicenda di Paolo Sarullo. Il ragazzo, vittima di violenza giovanile, che ha regalato un sussulto di grande dignità, gridando un «non si molla un cazzo». Espressione colorita che avrà costretto l’Abbronzatissimo a confessarsi all’istante con tre atti di dolore immediati.

Neanche il tempo di processare la violenza che è scattato l’oratorio, con Laura Pausini e il Piccolo coro dell’Antoniano impegnati in Heal the world di Michael Jackson, contro le guerre, tutte.
Heal the world
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Bel momento sì, ma seguito senza soluzione di continuità (né di logica) dalle Tagliatelle di nonna Pina e dal Coccodrillo come fa. Un cortocircuito che ci ha fatto rimpiangere persino le markette di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, venuti a promuovere un film con uno sketch di una tristezza siderale.
Il duetto di Eros e Alicia Keys rovinato dai problemi tecnici
Infine, il super-ospite: Eros Ramazzotti, sul palco per celebrare i 40 anni di Adesso tu, ha trovato un conduttore totalmente smarrito sulle date (quasi non sapesse perché lo aveva invitato).
Adesso (e sempre) tu @RamazzottiEros
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Ma il duetto con Alicia Keys (lei che canta in italiano, ricordando le sue origini) su L’Aurora è finito nel caos: problema tecnico, esecuzione strozzata e pubblicità lanciata con la fretta di chi deve nascondere un cadavere. Chi scrive ha sinceramente sperato che dietro le quinte volassero pizze in faccia tra Eros e gli altri per la figuraccia internazionale. Se fossero finiti con almeno un occhio “ammarrato”, avremmo finalmente avuto una notizia da darvi, un brivido di vita in mezzo a tanto nulla di fatto.
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#Sanremo2026 In anteprima mondiale Alicia Keys ed Eros Ramazzotti hanno cantato "L'aurora", dal vivo. Per loro standing ovation e richiesta di bis. Poi un grande regalo a Sanremo dall'artista statunitense#Radio1 #SanremoRai #RaiPlay @aliciakeys pic.twitter.com/Wlnk09bBp5
Ma siccome siamo pur sempre al Festival delle canzonette, tocca fare i conti con la seconda tornata dei 15 big rimasti in trincea. Ecco le nostre pagelle.
Le pagelle della terza serata
Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta – Voto 6,5. Hanno la spensieratezza di chi ha rubato la gioia a Romina e Al Bano, ma senza il panino con il salame. Giudizio: Hipster nell’anima e incompresi dalla classifica.
Leo Gassman, Naturale – Voto 4. Un pezzo così spaventoso che nemmeno il cognome importante riesce a rendere commestibile. Giudizio: Di naturale qui c’è solo il calo di zuccheri dello spettatore dopo i primi 30 secondi di tortura uditiva.
Malika Ayane, Animali notturni – Voto 6. Si traveste da Dirotta su Cuba per una serata nel dancefloor: sempre vocalmente sopra la media. Giudizio: Raffinata come un aperitivo a bordo piscina, peccato che intorno ci sia solo la nebbia di un Festival che non rischia.
Sal Da Vinci, Per sempre sì – Voto 7. Trasforma il palco in una sala ricevimenti per matrimoni, con tanto di fede al dito e benedizione social di Luca Ward. Giudizio: Massimo Ranieri deve avergli venduto l’anima. Irresistibile, eccessivo e terribilmente virale.
Raf, Ora e per sempre – Voto 5. Sbaglia l’anno della canzone, riproponendo una Polaroid sbiadita. Giudizio: Canta che il tempo alla moglie sta una meraviglia, ma a 66 anni portati da Dio l’unica cosa degna di nota è la sua skincare mattutina.
Tredici Pietro, Uomo che cade – Voto 4. Il ragazzo è simpatico, ma ha la gola così arida che a metà strofa il voto precipita nel baratro dell’insufficienza insieme a lui. Giudizio: Qualcuno lanci una bottiglietta d’acqua al figlio di Morandi.
Francesco Renga, Il meglio di me – Voto 5. Possiede una voce d’acciaio ma non indovina un brano decente da quando i cellulari pesavano un quintale. Giudizio: Altra capsula del tempo passato.
Eddie Brock, Avvoltoi – Voto 3. Eddie Sbrok: un brano virale alle spalle non basta a reggere il peso di un palco che non perdona. Giudizio: Se per contratto non può prendere tre note consecutive, è l’unico in gara che sta rispettando i patti alla lettera.
Serena Brancale, Qui con me – Voto 6. Pugni chiusi e occhi al cielo per la madre scomparsa: bravissima, per carità, ma quanto vecchiume. Giudizio: Perfetta per l’oratorio democristiano di Conti, meno per noi.
Samurai Jay, Ossessione – Voto 3. Confuso e smarrito, non lo salva nemmeno il cameo di una Belén Rodríguez decisamente fuori sincrono. Giudizio: Più che un’ossessione è una penitenza.
Arisa, Magica favola – Voto 6. Un’ugola celestiale sprecata per una sceneggiatura Disney che starebbe bene in un sequel low-budget della Bella e la bestia. Giudizio: Arisa canta la favola, noi però siamo svegli e vorremmo un finale decisamente meno zuccheroso.
Michele Bravi, Prima o poi – Voto 6+. Qualche stecca da emozione sporca un brano decisamente buono. Giudizio: Se fosse stato scritto per Tiziano Ferro, avrebbe vinto.
Luchè, Labirinto – Voto 4,5. Il re del rap, per il canone Rai, finisce per perdersi in un vicolo cieco. Giudizio: Quando vuol fare come tutti, non convince.
Mara Sattei, Le cose che non sai di me – Voto 4,5. Il fratellino Thasup le confeziona un pacco regalo che sa di noia ritornata direttamente dal 1996. Giudizio: A metà brano ti ritrovi a controllare la scadenza dello yogurt in frigo per trovare un minimo brivido di vita.
Sayf, Tu mi piaci tanto – Voto 7,5. Parte con la frizione bruciata ma recupera in salita con un ritornello che mescola Ghali, Gazzè e impegno sociale. Giudizio: Ci piace tanto.
La classifica provvisoria
Ed ecco il colpo di coda di questa terza notte di tregenda, con la classifica provvisoria: Sal Da Vinci, Sayf, Arisa, Serena Brancale e Luchè si accomodano in top 5. Ma non cantate vittoria: venerdì sera il circo si sposta sul terreno accidentato delle cover e dei duetti.
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