di Fabio Setta
SALERNO – Ruota attorno al concetto di dedizione il Cosmi-pensiero, nella prima conferenza stampa da nuovo allenatore della Salernitana (Foto Gianpaolo Antonucci). Un concetto chiaro e preciso già trasmesso ai calciatori che in questi mesi sicuramente non hanno lesinato impegno ma senza dare, soprattutto nell’ultimo periodo con uno spogliatoio sfilacciato dagli errori di gestione e anche di comunicazione commessi da Raffaele e dal suo staff, quel qualcosa in più, quell’attaccamento che il nuovo trainer ha chiesto subito ai suoi: “Ai calciatori non chiesto l’impegno che è doveroso, ho usato una parola precisa, dedizione che è un concetto più importante di impegno. È una forma di attaccamento che va al di là del dovere e dell’impegno. Chi non mette dedizione in questi tre mesi, non gioca. Gioca chi prima di essere un giocatore bravo mi fa vedere che capisce il momento. Essere a Salerno è un privilegio, perché la passione di una tifoseria deve essere la nostra passione con la giusta lucidità. Fare qualcosa in più non è un sacrificio. Se questo diventa solo un mestiere, non giocherai mai bene e nemmeno tanto a lungo”. La grinta e l’entusiasmo non gli mancano, così come la voglia di tornare in panchina, a masticare l’erba del prato di calcio. Infatti, dopo la call con Iervolino e Faggiano, mentre era su un treno regionale, Cosmi si è messo subito a studiare il Catania. Prima però, come ha detto lo stesso ex trainer del Perugia, deve capire qual è la fregatura: “Mi sono fatto una prima idea del gruppo, perché impossibile conoscere tutto in due giorni. Sono rimasto sorpreso. Il gruppo è ben costruito nei ruoli, con giocatori non di C, o almeno la C che ricordo io dal 1999. È un gruppo che ha le possibilità di non essere così distante dalla prima. Non spetta a me capire perché siamo terzi, io devo solo cercare di fare più punti possibile. Ci sono le possibilità per finire stagione meglio. Al direttore ho detto che devo capire dov’è la fregatura e capire dove intervenire. Mi sembra che sia una squadra che stia bene fisicamente. Qui ho ritrovato anche uno dei miei collaboratori storici, De Maria e ho grande fiducia in lui. La squadra si è allenata a duemila, i giocatori sembrano brutti e scoordinati, quando mentalmente sei giù. C’è anche la condizione fisica, ma conta soprattutto il cervello. Incide tanto, infatti hanno dato il massimo nella doppia seduta. I calciatori quando arriva il nuovo allenatore, livella tutto e i giocatori si pongono in maniera diversa, quindi non c’è la possibilità di capire se ci siano dissapori tra loro. Da quando esiste il calcio, chi non gioca non è contento ed è giusto che sia così, ma devi fare in maniera tale da far capire all’allenatore in campo che stia sbagliando”. Inevitabile parlare di obiettivi: “Questi playoff sono una mattanza. La nostra situazione è particolare, è una squadra creata per ottenere un risultato e ora è lontano. Il vantaggio è utilizzare queste partite per arrivare a livello emotivo al meglio per giocare i playoff. Sono concentrato per quelle partite, ma questo non vuole dire che giocheremo queste gare di campionato in maniera stupida. Ottenere risultati ora ci aiuta a crescere dal punto di vista psicologico e di entusiasmo”. Cosmi ha poi espresso la propria soddisfazione: “Ringrazio la società per la fiducia, sono riconoscente alla società per avermi scelto. Ringrazio Faggiano con cui ho lavorato ed è il primo che storicamente mi ha richiamato, anche se a distanza di dieci anni si era creato un rapporto umano e professionale. Iervolino mi è apparso molto dispiaciuto, si rende conto di aver dato a tanto, anche non solo economicamente, sono però sensazioni. Sono felice di essere qui a Salerno. Ogni volta che sono venuto qui da avversario, dicevo sempre che per me sarebbe stato gratificante allenare qui perché è un posto in cui avrei potuto esprimere le mie qualità. È successo quando non ci speravo più, ma quando il direttore mi ha chiamato ho accettato senza esitazioni, non ci ho pensato un attimo, ho sentito scarica di adrenalina come se si riattivasse qualcosa. Il momento è un po’ triste ma io ho una carica ed entusiasmo superiore a quello che avrei pensato. Ho fiducia in me stesso e ho fiducia in questa città che da sempre viene portata come esempio per passione. Io farò di tutto e di più. Ho sentito che sono vecchio e demodé, lontano dal calcio. Io annoto e poi rivendico ma per rivendicare servono i risultati. Avevo voglia di allenare, a differenza del passato che ho accettato delle missioni, come fossi il Gino Strada della panchina, aspettavo una sfida, un’occasione che valesse la pena per me. Nel frattempo ho fatto altre cose ma ho lo stesso fuoco di prima, forse anche di più”. Infine qualche annotazione tattica: “Sul modulo ora non posso avere certezze. Gli interpreti sono quelli che determinano il sistema di gioco e allora passai dalla difesa a 4 a quella a 3. Ho visto caratteristiche giocatori che possono fare 3-5-2 bene. Esperimenti non se ne possono fare. Capomaggio o gioca in difesa o a centrocampo. Ci sono giocatori che stanno rientrando, altri che vorranno mettersi in mostra perché magari si sentivano messi da parte. In campo vanno le caratteristiche ma soprattutto gli uomini, l’aspetto morale e caratteriale. Golemic? Grande professionista e bella persona. Mi fa piacere ritrovarlo ma questo non significa che non dovrà dimostrare sul campo. L’ho visto felice di ritrovarmi, è uno che conosce il suo ruolo, ma questo non basta”.
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