A Pechino qualcuno si è accorto di una novità. L’ambasciata della Corea del Nord in Cina ha collocato una fotografia di Kim Jong-un insieme a sua figlia, la 13enne Kim Ju-ae, in bella vista nella bacheca esterna. Un segnale forse impercettibile, ma che potrebbe rappresentare un indizio di quanto l’agenzia di intelligence della Corea del Sud sostiene che sia ormai quasi stabilito: Ju-ae è stata individuata dal padre come erede e prossima leader suprema di Pyongyang.

La figlia del leader nordcoreano verso la designazione
Tutti gli occhi sono puntati sul prossimo congresso del Partito del Lavoro di Corea, convocato nei prossimi giorni. C’è chi sostiene che possa essere il momento in cui la giovane Ju-ae emergerà come “delfina” della dinastia che governa il Regno Eremita sin dalla sua fondazione. Un posto in prima fila accanto al padre e un nuovo titolo sarebbero indizi di una sua possibile investitura. A Seul, per ora, non si esclude che le venga assegnata una carica nel Comitato centrale, magari come primo segretario aggiunto. Secondo l’ultima valutazione del National Intelligence Service sudcoreano, presentata a porte chiuse ai parlamentari a Seul, Ju-ae sarebbe così entrata in una fase di “designazione“, che va oltre il semplice “addestramento” simbolico. Un passaggio che, nella grammatica opaca del potere nordcoreano, può avere un peso enorme. Non esiste alcuna conferma ufficiale da parte di Pyongyang, ma l’accumularsi di indizi alimenta l’aspettativa.
Tra parate e test missilistici Ju-ae è da anni sotto i riflettori
L’ascesa pubblica della figlia del leader non è avvenuta all’improvviso. Fino al 2022 la sua stessa esistenza era avvolta nel mistero, con l’unica menzione proveniente da una dichiarazione dell’ex campione di basket NBA Dennis Rodman, che nel 2013 aveva raccontato di aver tenuto in braccio la «piccola Ju-ae» durante una visita a Pyongyang. Poi, nel novembre 2022, le immagini diffuse dai media statali mostrarono per la prima volta la ragazza accanto al padre durante il lancio di un missile balistico intercontinentale. Da allora la sua presenza è diventata sempre più frequente e centrale. Ju-ae ha assistito a test missilistici, parate militari, celebrazioni del nuovo anno, inaugurazioni di impianti industriali e visite a installazioni strategiche. In alcune fotografie ufficiali la si vede in posizione centrale, talvolta persino davanti al padre. In altre occasioni è seduta accanto a lui mentre alti generali si inchinavano o le sussurravano all’orecchio. Un dettaglio non secondario in un sistema che fa del protocollo una forma di linguaggio politico.

Da «nobile bambina» a «figlia più amata»
In Corea del Nord le parole non sono mai casuali. L’iconografia, i titoli, la posizione nelle fotografie, l’ordine dei nomi nei comunicati: ogni elemento costruisce la narrazione del potere. Particolarmente significativo è stato l’uso da parte dell’agenzia di stampa statale di termini onorifici solitamente riservati ai leader supremi o ai loro successori. Nel 2024 è stata lanciata una serie di francobolli in cui è ritratta insieme al padre. Nello stesso momento, i media di regime da «nobile bambina» hanno cominciato a definirla «figlia più amata». Qualche mese fa poi le è stato attribuito il titolo di hyangdo, grande guida. Non meno rilevante è stata la sua partecipazione al viaggio a Pechino in occasione della grande parata militare ospitata dal presidente cinese Xi Jinping lo scorso 3 settembre, evento che ha segnato il suo debutto internazionale.

Kim si vuole presentare come «padre della patria»
In una società rigidamente patriarcale, in cui il culto della «stirpe del monte Paektu» giustifica la legittimità della dinastia Kim, la scalata di una possibile erede donna rappresenterebbe una svolta storica. Se confermata, Ju-ae diventerebbe la prima leader femminile nella storia del regime, succedendo al padre, al nonno Kim Jong-il e al bisnonno Kim Il-sung. C’è però chi crede che si stia correndo troppo. Alcuni analisti ritengono che Kim stia utilizzando l’immagine della figlia per rafforzare la propria legittimità interna e presentarsi come «padre della patria», umanizzando il suo profilo senza rinunciare alla durezza del controllo politico. Mostrare una bambina sorridente accanto ai missili intercontinentali può servire a costruire l’idea di continuità e stabilità, rassicurando le élite e la popolazione sul fatto che il potere rimarrà saldamente nelle mani della dinastia.

Il mistero del figlio maschio mai apparso in pubblico
Il leader supremo, che ha poco più di 40 anni, non sembra avere un’urgenza immediata di successione. L’intelligence sudcoreana stessa sottolinea che tutte le possibilità restano aperte, anche perché si ritiene che Kim abbia almeno un altro figlio, forse un maschio, che non è mai stato mostrato. In un sistema in cui la scelta del successore è sempre rimasta segreta fino a quando il momento politico non era maturo, l’attuale esposizione potrebbe essere parte di una strategia graduale di costruzione del consenso interno. Lo stesso Kim Jong-un fu peraltro introdotto pubblicamente come erede solo pochi anni prima della morte del padre, in un contesto di accelerazione dovuto a problemi di salute del leader allora in carica. Oggi la situazione appare diversa. La Corea del Nord ha enormemente rafforzato l’asse con la Russia, siglando un’alleanza di mutua difesa. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l’avvento di Lee Jae-myung in Corea del Sud, l’ipotesi di un rilancio del dialogo con Washington non è più considerata impossibile. Ma la situazione internazionale e regionale resta del tutto volatile. In questo quadro, consolidare in anticipo la figura di un successore potrebbe servire a prevenire lotte interne e a blindare il sistema contro eventuali shock improvvisi. Oppure, l’ostentazione di una figura come quella della giovane Ju-ae potrebbe essere funzionale alla mera propaganda. Il tempo dirà, di certo ogni suo passo sarà osservato con enorme attenzione.










