Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo

Qualcuno l’ha letta come una sorta di sgarbo postumo per l’accoglienza non certo entusiastica riservata dagli analisti di Banca Intesa all’ops di Montepaschi su Mediobanca. Ma sicuramente è solo malizioso gossip. Sta di fatto però che, all’indomani della pubblicazione dei risultati 2025 e del piano di impresa della banca guidata da Carlo Messina (utili per 9,3 miliardi, il miglior risultato di sempre, e una proiezione che li porterà a oltre 11,5 nel 2029) dall’istituto di Piazzetta Cuccia, per mano dell’analista Andrea Filtri, è arrivato un giudizio freddino. «Sì, tutto bene. Ma vediamo che il titolo sta già scontando gli effetti del nuovo piano», è la sintesi di Filtri. Il quale, sempre nello stesso report, tesse l’elogio di Generali, di cui non manca di sottolineare «la qualità elevata degli utili, la forte gestione di cassa, la forte generazione di cassa… che supportano rendimenti interessanti per gli azionisti».

Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Andrea Filtri, analista di Mediobanca.

Insomma, tradotto come lo direbbe la casalinga di Voghera, se dovete investire piuttosto che a Milano guardate a Trieste. Su cui per altro niente da dire, visto che il Leone sotto la gestione di Philippe Donnet ha registrato performance brillantissime. In questo senso il giudizio di Mediobanca coincide con quello di altre banche d’affari, ma il diavolo si annida sempre nei dettagli, e qui il dettaglio non è da poco e sta nel fatto visto che che Piazzetta Cuccia è il socio di riferimento delle Generali.

Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo

Certo, l’invalicabile muraglia tra chi fa analisi e chi investe…

D’accordo, ci sono i chinese walls, le barriere che dentro le società finanziarie dovrebbe erigere una invalicabile muraglia tra chi fa analisi da chi investe, in modo da scongiurare il rischio di insider trading e conflitti di interessi. E nessuno dubita che Filtri rispetti in pieno la regola. Resta il fatto però che, per evitare la sindrome dell’oste che elogia come migliore il suo vino, bisognerebbe – là dove possibile – apprezzarlo con sobrietà.