Decreto sicurezza, cos’è lo scudo penale e cosa cambierebbe per gli agenti

Dopo gli scontri di Torino, il governo sta lavorando a nuove misure da inserire nel Decreto sicurezza. Tra queste c’è lo scudo penale per gli agenti di polizia, un provvedimento che prevede la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di «cause di giustificazione» in caso di reati, quando cioè agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi.

Come funziona lo scudo penale pensato dal governo

L’ipotesi è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro sette giorni svolga accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione. Gli esempi sono presenti nella bozza del decreto e includono «legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità». L’intenzione, per evitare questioni di incostituzionalità, è quella di far valere la misura a tutte le persone che agiscono per ragioni di servizio o in una situazione di legittima difesa. La bozza fa infatti riferimento a una misura «per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia».