Un colpo di ramazza da record. Per pulire le sedi Rai di Roma Nord, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore generale Roberto Sergio hanno dato il via a un appalto “monstre”, che arriva praticamente a 13 milioni di euro. Il titolo del disciplinare è «Gara europea a procedura aperta ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. n.36/2023, articolata in un unico lotto, per l’affidamento di un contratto avente a oggetto il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord», con scadenza fissata all’11 febbraio per i gruppi che volessero partecipare. Sono previsti anche sopralluoghi, facoltativi, per rendersi conto del lavoro da fare. Viene chiesto «il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord (i.e. Saxa Rubra, Centro Nomentano Fabrizio Frizzi, Salario 1 e 2)», anche perché in viale Mazzini non c’è più nessuno, dato che si tratta di un cantiere. I «servizi programmati a canone» prevedono spolveratura, lavatura a secco e a umido, lucidatura (compresa la deceratura e ceratura per le pavimentazioni in linoleum laminato vinilamianto), raccolta dei rifiuti (oltre che lo svuotamento dei raccoglitori, secondo tipologia, dei contenitori di rifiuti nei corridoi per la raccolta differenziata), disinfezione di locali, ambienti, attrezzature, pulizia dei “beverini” (erogatori d’acqua presenti lungo i corridoi delle varie palazzine), «il tutto per assicurare il comfort igienico-ambientale all’interno e all’esterno degli immobili».

Nelle prestazioni programmate è inclusa anche la fornitura, l’installazione e la manutenzione di tutti gli apparecchi dispensatori, il periodico rifornimento dei cosiddetti «consumabili (a titolo esemplificativo, carta asciugamani, carta igienica, sapone lavamani)». I servizi di pulizia straordinaria “a richiesta” sono tanti, anche perché ogni giorno non si sa cosa può accadere. C’è anche il «lavaggio stoviglie utilizzate negli studi che potrebbero avere inserti a carattere culinario/diete (trattandosi di cibi utilizzati come elemento di scena, non sono necessari gli adempimenti previsti dall’Haccp)». E qui viene in mente la polemica che ha avuto protagonista Fiorello e la sua cucina nella sua stanzetta in Rai, con lite a distanza con Dagospia che gli rinfacciava di non aver rispettato le misure di sicurezza antincendio (ma il fornelletto era a induzione, ha risposto il conduttore). Comunque, il valore globale massimo dell’appalto è pari a 12 milioni 758 mila 168 euro, per la durata massima di 48 mesi, comprensiva dell’opzione di proroga di ulteriori massimo 12 mesi, al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge di cui 9 milioni 568 mila 921 euro per la durata base di 36 mesi. Non c’è dubbio: per essere puliti dentro (e belli fuori?) bisogna sborsare.
D’Alema e Cirino Pomicino parlano di Andreotti e Cossiga
Questa settimana il tour romano del mercoledì pomeriggio si annuncia stressante, per tutti gli amanti della politica, e non solo. Il 28 gennaio il programma prevede “piatti forti”, e si comincerà dall’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, per la presentazione del libro La crisi della Repubblica nel carteggio Andreotti-Cossiga 1985-1992, con Massimo D’Alema, Giuseppe De Rita e Paolo Cirino Pomicino. Per gli storici si tratta di un appuntamento straordinario. A seguire, nella Biblioteca del Senato, ecco un altro volume imperdibile: I popolari di Giorgio Merlo: qui interverranno Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, monsignor Vincenzo Paglia, Antonio Tajani, con la moderazione affidata a Bianca Berlinguer. Ma il giro continua, con un gran finale nell’Associazione della Stampa estera in Italia, in via del Plebiscito, a Palazzo Grazioli, dove una volta c’era Silvio Berlusconi: altra presentazione di un libro, stavolta tocca a Quel che resta del femminismo, a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. Con le autrici, a parlarne, Mara Carfagna di Noi moderati e la renziana Maria Elena Boschi.
Chi si rivede: l’ex ministra Cartabia
I magistrati non la rimpiangono: l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, sparita per lungo tempo dai radar, torna a presentarsi con un libro pubblicato da Egea, Custodi della democrazia – La Costituzione, le corti e i confini del politico. Già, perché Cartabia ha ricoperto pure la carica di presidente della Corte costituzionale. Cosa scrive? Diciamo che parte da lontano, perché si occupa innanzitutto di «regressione democratica», con il dato dell’Università di Göteborg dove si indica, alla fine del 2024, «che il 72 per cento della popolazione mondiale, in 91 Paesi, viveva in regimi illiberali di stampo autocratico, caratterizzati da elezioni debolmente competitive e da un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali, in particolare quelle di espressione e di informazione. A questo arretramento si accompagna un impoverimento dell’idea stessa di democrazia, sempre più ridotta, nel senso comune, a pura volontà della maggioranza». Forse «vuole tornare in pista per il Quirinale», spiffera un suo vecchio collega. Non resta che attendere.















