Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio contenente le istruzioni operative per presentare la domanda di Ape sociale 2026. La comunicazione interessa, in particolare, chi ha diritto di andare in pensione in anticipo quest’anno avendo compiuto l’età di 63 anni e cinque mesi e sia in possesso di specifici requisiti. Proprio questi ultimi sono oggetto di accertamento da parte dell’istituto di previdenza che, a tal proposito, informa gli interessati delle modalità di riconoscimento delle condizioni di accesso alla misura previdenziale. La proroga stabilita dalla legge di Bilancio 2026 (L. 199 del 30 dicembre 2025) garantisce continuità al sussidio per tutto l’anno in corso, stanziando nuove risorse finanziarie per coprire la spesa prevista fino al 2031. Tuttavia, per ottenere il beneficio, è necessario seguire un iter amministrativo preciso che prevede una doppia istanza nel caso in cui i requisiti siano già maturati.
Ape sociale, quali sono le modalità per andare in pensione prima nel 2026?

L’accesso all’Ape sociale, così come prorogato per quest’anno dalla Manovra 2026, richiede innanzitutto l’invio di una domanda di verifica delle condizioni. Il messaggio Inps numero 128 del 14 gennaio 2026 stabilisce tre finestre temporali entro cui presentare l’istanza:
- entro il 31 marzo 2026;
- entro il 15 luglio 2026;
- non oltre il 30 novembre 2026.
Le domande inviate oltre i primi due termini sono prese in considerazione solo se residuano le coperture finanziarie necessarie. Per inoltrare la pratica è possibile utilizzare il portale istituzionale tramite identità digitale, oppure rivolgersi ai patronati o al contact center. Se il richiedente possiede già tutti i requisiti al momento della certificazione, deve presentare contemporaneamente la domanda vera e propria di pensione 2026 per evitare la perdita di ratei pregressi.
Quali sono i requisiti per avere l’ape sociale?
Per ottenere l’indennità corrispondente a un trattamento di pensione anticipata, oltre all’età i soggetti devono appartenere a specifiche categorie tutelate. La normativa individua i profili meritevoli di tutela:
- nei disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali;
- nei i lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente con handicap grave;
- negli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento;
- nei dipendenti che svolgono un lavoro usurante o attività gravose.
L’anzianità contributiva richiesta varia tra 30 e 36 anni a seconda della categoria di appartenenza. Per le donne è prevista una riduzione dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. È fondamentale che lo stato di bisogno o la condizione professionale siano certificati secondo le procedure indicate dall’istituto di previdenza.
