A poche ore dalla strage di Crans-Montana, i titolari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, sono stati ascoltati dagli investigatori. Durante l’interrogatorio sono emersi diversi aspetti critici: la porta di servizio «era bloccata dall’interno», il soffitto era rivestito con schiuma isolante e infiammabile, il personale «non era formato» per affrontare emergenze e sull’uso di candele nel seminterrato hanno ammesso che «non era la prima volta». A seguito dell’incendio che è costato la vita a 40 persone, lui è finito in carcere, lei ai domiciliari.

La ricostruzione dei momenti immediatamente precedenti al rogo è stata riferita da BfmTv. Dopo la mezzanotte del 31 dicembre il locale era affollato, tra musica, brindisi e camerieri che, sollevati dai colleghi, portavano bottiglie di champagne tra i clienti. Jessica racconta di aver notato improvvisamente «una luce arancione verso l’angolo del bar»: le candele accese sulle bottiglie avrebbero raggiunto il soffitto, innescando le fiamme. «Ho urlato: tutti fuori! Sono uscita dall’ingresso principale, salendo le scale, per dire alla guardia giurata di far uscire tutti. Ho chiamato il 118. Era l’1.28». Subito dopo contatta il marito, che si trovava in un altro pub: «Gli ho detto: c’è un incendio, venite subito! Ero nel panico, la chiamata è durata 11 secondi».
Il locale ristrutturato «dalla A alla Z» e l’utilizzo delle candele
Jacques arriva poco dopo e tenta di entrare, ma «era impossibile, troppo fumo». Si dirige allora verso l’uscita posteriore, al piano terra, trovandola «chiusa e bloccata dall’interno con un chiavistello», una situazione che sostiene non si verificasse mai. «L’abbiamo forzata e ha ceduto in pochi secondi». All’interno vede persone a terra, «tra loro la mia figliastra. Le abbiamo tirate fuori» per prestare i primi soccorsi. Chiede poi alla moglie, ferita a un braccio, di allontanarsi: «Le ho detto di non restare ad assistere a questa tragedia. Volevo proteggerla». Jessica conferma: «Ero nel panico, stordita, il mio corpo stava cedendo». Sul locale, Jacques afferma che era «ristrutturato dalla A alla Z», compreso il soffitto, e che in dieci anni «i vigili del fuoco hanno effettuato due o tre ispezioni» senza «alcuna richiesta di modifica». Ammette però l’assenza di un sistema antincendio e, alla domanda sulla preparazione dello staff, risponde: «No». Sull’uso delle candele precisa che non erano una consuetudine fissa: «Non era una cosa che facevamo sistematicamente. Non ho mai impedito di farlo, ma non li ho nemmeno mai obbligati».
