Sole 24 Ore: delisting e un futuro da fondazione?

Vincenzo Boccia valuta una nuova configurazione che consenta al quotidiano di uscire dalla fase emergenziale. Ma per togliere dalla Borsa l'asset più importante di Confindustria occorrono soldi che attualmente l'associazione non ha.

Fino all’anno prossimo, stiamo entrando nel semestre bianco degli ultimi mesi della presidenza di Vincenzo Boccia, non succederà niente. Ma ciò non impedisce che in Confindustria ci si interroghi sul futuro del suo asset più importante e rappresentativo, il Sole 24 Ore. Anche perché, chiunque sia il presidente (sul tema le carte sono ancora molto coperte), il quotidiano resta uno dei primi problemi da risolvere.

L’idea è di costruire una fondazione che farebbe perno sulla Luiss

La gestione di Giuseppe Cerbone, oltre ad aver riportato in sicurezza i conti, ha chiuso anche con la gravosa eredità del passato. E il sindacato degli imprenditori non si è opposto alla sua richiesta, sostenuta per altro da tutto il cda della casa editrice, di intentare azione di responsabilità contro gli ex vertici.

Vincenzo Boccia (foto Roberto Monaldo / LaPresse).

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Ora si tratta però di pensare a nuove configurazioni che consentano al giornale di uscire dalla lunga fase emergenziale. Sul tavolo, al momento, più che un progetto c’è l’idea del presidente uscente di costruire una fondazione che farebbe perno sulla Luiss, l’università degli industriali, dentro cui mettere il Sole 24 Ore. Per inciso, della Luiss l’imprenditore salernitano è il nuovo numero uno avendo preso il posto di Emma Marcegaglia.

Per trasformare il Sole in fondazione c’è un ineludibile passaggio: ovvero toglierlo dalla Borsa

Nelle intenzioni di Boccia, una volta fatto il passaggio, la fondazione dovrebbe attrarre a sé i capitali di quanti, dentro e fuori Confindustria, hanno a cuore le sorti del giornale. Ma per trasformare il Sole in fondazione c’è un ineludibile passaggio: ovvero toglierlo dalla Borsa e così facendo cancellare anche il retaggio di una operazione che ancora oggi fa discutere. Basti pensare che dopo l’esordio a Piazza Affari, nel 2007, il titolo è sempre rimasto al di sotto dei 5,75 euro dell prezzo di collocamento. Per delistare il giornale occorrono soldi, anche se non tantissimi vista l’attuale bassissima capitalizzazione. Ma il punto è proprio questo: Confindustria, che già si è pesantemente indebitata per sottoscrivere l’ultimo aumento di capitale, quei soldi non li ha. A meno che non decida di alienare altri pezzi del suo patrimonio.

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Cosa ha detto Boccia sul governo Conte Bis al Forum Ambrosetti

Per il presidente di Confindustria è ancora «presto dare giudizi sul nuovo esecutivo». Ma comunque invita alla «coesione dei ministri» per il bene dell'Italia.

«Sono sempre ottimista nelle aspettative dopo di che valuteremo nei fatti». Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, non si è sbilanciato troppo nel fare valutazioni sul governo Conte bis. «Giudizi anticipati non è il caso di darli», ha aggiunto dalla sala stampa del Forum Ambrosetti.

Boccia ha inoltre spiegato come sia assolutamente necessario partire dai progetti. «Come ad esempio aumentare le infrastrutture finanziabili con Eurobond», piuttosto che concepire progetti per il lavoro che guardino ai giovani. Sarebbe al contrario un errore «chiedere più deficit per finanziare la politica corrente». Per il presidente di Confindustria «occorre cambiare metodo e paradigma sia a livello europeo sia italiano: non partire dai tetti ai saldi di bilancio per poi decidere cosa fare, ma partire dai fini che si vuole raggiungere per poi fissare i saldi».

BOCCIA: «GOVERNO ABBIA LINEA COMUNE D’INTENTI»

«Occorre una linea di direzione chiara del Paese. Se c’è una linea comune aiuta tutti», ha proseguito Vincenzo Boccia chiedendo a tutti gli effetti una linea comune d’intenti all’interno del governo. «La dimensione di relativa tranquillità della politica abbassa lo spread che è una tassa indiretta», ha chiarito. Unità d’intenti che Boccia ribadisce chiedendo anche una coesione del governo e dei ministri per il bene dell’Italia: «Speriamo che invece di dibattere a mezzo stampa gli esponenti del governo dibattano all’interno del consiglio dei ministri».

UNO SGUARDO EUROPEISTA

Il numero uno di Confindustria ha ripreso le parole di Mattarella che proprio a Cernobbio aveva parlato di una maggiore presenza dell’Europa nelle questioni italiane. «Il presidente, come sempre, segnala una visione determinante della linea di direzione del Paese e dell’Europa. Intanto noi abbiamo bisogno di più Europa e non meno Europa nell’interesse dell’Italia», ha spiegato Boccia. Del resto per l’Italia l’Ue «è un grande mercato, siamo molto integrati alla manifattura tedesca e francese. Siamo la seconda manifattura d’Europa è proprio perché ci sono venti di rallentamento abbiamo bisogno di un’Europa forte».

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