Garrone scioglie la riserva: non correrà per il dopo Boccia

Il presidente del Sole 24 Ore abbandona l'idea di candidarsi alla guida di Confindustria. Ma la soddisfazione di Carlo Bonomi che temeva la sua concorrenza al Nord è durata poco. Gira voce che a scendere in campo sarà la torinese Licia Mattioli.

Ha scelto la sua Genova per manifestare la decisione di non concorrere alla successione di Vincenzo Boccia. C’era attesa per la scelta di Edoardo Garrone: lasciare la presidenza del Sole 24 Ore e mettersi in gara per la presidenza di Confindustria o giocare in difesa e tenersi fuori dalla mischia? Dopo averci pensato su molto, lasciando intendere che lo avrebbe fatto ora che era infastidito di essere indicato come il candidato del presidente uscente, cui certo non verrà riservata una standing ovation, alla fine ha scelto di restare a casa. Lo ha detto, privatamente, allo stesso Boccia, al presidente della Piccola Industria, Carlo Robiglio, e al presidente di Confindustria Genova nonché suo parente, Giovanni Mondini, in occasione del Forum della Piccola Industria che si è svolto sabato 9 novembre nel capoluogo ligure presso Ansaldo Energia, ospiti del past president genovese Giuseppe Zampini.

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LICIA MATTIOLI, UNA NUOVA PREOCCUPAZIONE PER BONOMI

Naturalmente la notizia è immediatamente rimbalzata a Milano, dove Carlo Bonomi attendeva ansioso di sapere cosa avrebbe fatto Garrone. Anche se il presidente di Assolombarda non ha (ancora) formalizzato la sua candidatura, è ormai sceso apertamente in campo. E temeva la concorrenza del presidente del Sole, che avrebbe spaccato il fronte del Nord che Bonomi, a torto o a ragione, ritiene di poter coalizzare sul suo nome. Ma la sua soddisfazione per non avere tra i piedi Garrone è durata poco. Nel giro di ore è infatti subito esplosa la voce che a scendere in campo sarebbe stata la torinese Licia Mattioli, ora vicepresidente nazionale con lo specifico incarico dell’internazionalizzazione. Una candidatura su cui lo stesso Boccia si è affrettato a mettere cappello. 

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Taranto accende lo scontro Confindustria-Cgil sugli esuberi

Per Vincenzo Boccia sarebbe un errore tenerli e quindi finanziare la disoccupazione. Parole che secondo Maurizio Landini della Cgil sono senza senso.

Di fronte alla crisi dell’ex Ilva, che il colosso ArcelorMittal non vuole più gestire restituendola ai commissari, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha chiesto di agire con «buon senso e serietà» invitando a non pretendere che di fronte a «crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione. Così facciamo un errore madornale». Una dichiarazione a cui hanno risposto subito i sindacati. A infiammare la polemica è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che prima era stato a capo delle tute blu del sindacato di Corso d’Italia.

BOCCIA: «CI SONO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI»

Boccia ne ha parlato ad un convegno di Confindustria presso Ansaldo Energia a Genova commentando i cinquemila esuberi chiesti da ArcelorMittal per rimanere nell’ex Ilva. «Se c’è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di ‘costruire’, come accade in tutte le aziende del mondo», ha detto il numero uno degli industriali italiani. Ci sono gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione «che si attivano in momenti negativi delle imprese». Secondo Bocca la soluzione è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari.

LANDINI: «C’È UN ACCORDO DA FAR RISPETTARE»

Di tutt’altro avviso Landini che, durante un convegno a Firenze, ha definito «senza senso» le parole del presidente di Confindustria: «C’è un accordo da far rispettare, firmato nel 2018, che prevede degli impegni». Secondo il leader della Cgil, inoltre, «non sono cali temporanei di mercato che modificano piani strategici che prevedono quattro miliardi di investimenti. Quegli accordi lì vanno fatti rispettare: e anche lui dovrebbe chiedere alla multinazionale di rispettare il nostro Paese, e di rispettare gli accordi. Credo che l’affidabilità nel rispetto degli accordi sia una regola delle parti sociali».

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Per il dopo Boccia il Veneto prenota due vice: Bauli e Piovesana

La Confindustria locale si limita a chiedere poltrone di seconda fila. Mentre per la presidenza oltre alle ambizioni di Bonomi sfidato da Pasini, si comincia a fare strada Orsini di Federlegno e da Roma si spinge per la discesa in campo di Garrone.

A che punto è la corsa per la successione di Vincenzo Boccia alla guida di Confindustria? Messa in ombra dalle vicende della politica (la manovra, il voto umbro) la partita tra gli industriali che ambiscono alla sua poltrona è continuata sotterranea. 

LE AMBIZIONI DI BONOMI

Dopo la sontuosa assemblea di Assolombarda alla Scala agli inizi di ottobre, impreziosita dalla presenza di Sergio Mattarella e dove Carlo Bonomi, che della più forte territoriale di Confindustria è il numero uno, pur senza dichiararlo ufficialmente ha fatto capire una volta di più quanto forti siano le sue ambizioni di insediarsi a viale dell’Astronomia, è toccato agli altri fare qualche mossa. Niente di eclatante, in attesa che la corsa entri nel vivo con l’inizio del nuovo anno, però i corridoi del palazzone all’Eur riferiscono quanto segue. 

LA CORSA DISCRETA DI ORSINI

Il presidente di Federlegno, Emanuele Orsini, forte del sostegno di una categoria che è tra le punte di diamante del made in Italy, ha cominciato discreto la sua corsa. Con qualche preoccupazione da parte di Bonomi più grande, dicono i suoi fedelissimi, di quella che gli provoca Giuseppe Pasini, l’imprenditore del ferro bresciano che dalla guida gli industriali della locale associazione (una delle più forti d’Italia) gli ha apertamente lanciato la sfida.

IL VENETO PUNTA A DUE VICE

Tace invece il Veneto, se non per far sapere che, chiunque sia il futuro presidente, chiede che due dei vice siano suoi, ovvero il veronese Michele Bauli e la trevigiana Maria Cristina Piovesana, titolare dell’azienda del mobile Alf Uno. Infine, da Roma, continuano le pressioni perché Edoardo Garrone, oggi presidente del Sole 24 Ore, fughi le sue molte perplessità e scenda in pista vestendo i panni dell’anti-Bonomi.

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Cosa ha detto Boccia sul governo Conte Bis al Forum Ambrosetti

Per il presidente di Confindustria è ancora «presto dare giudizi sul nuovo esecutivo». Ma comunque invita alla «coesione dei ministri» per il bene dell'Italia.

«Sono sempre ottimista nelle aspettative dopo di che valuteremo nei fatti». Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, non si è sbilanciato troppo nel fare valutazioni sul governo Conte bis. «Giudizi anticipati non è il caso di darli», ha aggiunto dalla sala stampa del Forum Ambrosetti.

Boccia ha inoltre spiegato come sia assolutamente necessario partire dai progetti. «Come ad esempio aumentare le infrastrutture finanziabili con Eurobond», piuttosto che concepire progetti per il lavoro che guardino ai giovani. Sarebbe al contrario un errore «chiedere più deficit per finanziare la politica corrente». Per il presidente di Confindustria «occorre cambiare metodo e paradigma sia a livello europeo sia italiano: non partire dai tetti ai saldi di bilancio per poi decidere cosa fare, ma partire dai fini che si vuole raggiungere per poi fissare i saldi».

BOCCIA: «GOVERNO ABBIA LINEA COMUNE D’INTENTI»

«Occorre una linea di direzione chiara del Paese. Se c’è una linea comune aiuta tutti», ha proseguito Vincenzo Boccia chiedendo a tutti gli effetti una linea comune d’intenti all’interno del governo. «La dimensione di relativa tranquillità della politica abbassa lo spread che è una tassa indiretta», ha chiarito. Unità d’intenti che Boccia ribadisce chiedendo anche una coesione del governo e dei ministri per il bene dell’Italia: «Speriamo che invece di dibattere a mezzo stampa gli esponenti del governo dibattano all’interno del consiglio dei ministri».

UNO SGUARDO EUROPEISTA

Il numero uno di Confindustria ha ripreso le parole di Mattarella che proprio a Cernobbio aveva parlato di una maggiore presenza dell’Europa nelle questioni italiane. «Il presidente, come sempre, segnala una visione determinante della linea di direzione del Paese e dell’Europa. Intanto noi abbiamo bisogno di più Europa e non meno Europa nell’interesse dell’Italia», ha spiegato Boccia. Del resto per l’Italia l’Ue «è un grande mercato, siamo molto integrati alla manifattura tedesca e francese. Siamo la seconda manifattura d’Europa è proprio perché ci sono venti di rallentamento abbiamo bisogno di un’Europa forte».

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