Sui migranti sono i Verdi a raccogliere l’eredità di Merkel

La leader dei Grünen Baerbock chiede al governo di accogliere 5 mila persone dalle isole greche. Mentre il candidato alla leadership della Cdu Merz va in direzione esattamente contraria a quella che fu della cancelliera. E si avvicina all'estrema destra dell'AfD.

Se c’è un Paese a cui guardare mentre il confine greco ribolle sotto la nuova pressione migratoria e le minacce di Recep Tayyp Erdogan, è la Germania.

A cinque anni dal «possiamo farcela» con cui Angela Merkel aprì le frontiere a 1 milione di profughi siriani – integrazione riuscita, dicono tutte le ricerche fatte finora – il processo alla sua linea politica sul fronte migratorio continua a essere considerato dagli esponenti della Cdu, sospesa tra la competizione e all’appeasement con l’estrema destra di Afd (Alternative für Deutschland), uno dei discrimini fondamentali nella corsa alla nuova leadership.

E il paradosso è che l’eredità di Merkel sui migranti, uno dei pochi atti di coraggio per cui la cancelliera si è distinta nei suoi anni alla guida riluttante dell’Europa, è stata raccolta non dal suo partito, ma da quello che, stando ai sondaggi che lo danno costantemente in ascesa, rischia di togliere alla Cdu il timone del Paese: i Verdi.

MERZ (CDU) IN DIREZIONE CONTRARIA: «NON VI POSSIAMO ACCOGLIERE»

È stata infatti la co-leader del partito dei verdi Annalena Baerbock a chiedere al governo tedesco di accogliere 5.000 persone vulnerabili provenienti dai campi di accoglienza delle isole greche. I verdi, ha fatto sapere Baerbock, hanno già depositato una richiesta al Bundestag che potrebbe essere accolta velocemente. Opposta è stata invece la reazione di Friederich Merz, candidato alla presidenza della Cdu, cioè dei popolari della cancelliera Merkel. Merz ha messo in guardia dal pericolo del ripetersi di una nuova ondata migratoria come accadde nel 2015, imboccando esplicitamente la strada opposta rispetto alla donna che ha guidato il partito e il Paese per un ventennio. Bisognerebbe dire ai migranti «che non ha alcun senso venire in Germania», perché «non vi possiamo accogliere», ha sottolineato il candidato della corrente conservatrice del partito all’emittente Mdr. E in questo Merz sembra più allineato proprio con l’estrema destra: l’ex leader di Afd Alexander Gauland ha bollato la richiesta di Annalena Baerbock come «irresponsabile». Chissà, tra le posizioni del suo partito e quelle dei Verdi, cosa sceglierebbe la cancelliera.

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Cosa si cela dietro le dimissioni di Karrenbauer

La rinuncia alla leadership della Cdu e quindi l'addio alla cancelleria stravolgono i piani di Angela Merkel. Che ora teme che la crisi dei conservatori favorisca la crescita della destra radicale e dei Grunen.

La vera tempesta non è stata quella di Sabine, l’uragano che ha paralizzato per due giorni l’intera Germania, ma quella che ha spazzato Annegrete Kramp Karrenbauer, fino alla mattina del 10 febbraio leader della Cdu, il partito della cancelliera Angela Merkel, designata alla successione e parcheggiata nel frattempo al ministero della Difesa.

Akk ha gettato la spugna in seguito allo scandalo in Turingia, dove è stato eletto governatore il liberale Thomas Kemmerich con i voti decisivi dei conservatori e soprattutto della destra radicale della Afd (Alternative fü Deutschland).

A Erfurt è stato rotto un tabù – anche solo per un giorno visto che Kemmerich è stato costretto alle dimissioni dai vertici del suo partito, esattamente come il responsabile locale della Cdu Mike Mohring – che ha condotto a sua volta all’abbandono di Akk e al colpo di scena che trascina la formazione di Merkel nel tunnel in un momento in cui la grande coalizione di governo con i socialdemocratici della Spd non se la passa troppo bene e i sondaggi da tempo negativi continuano a preoccupare i due grandi, ormai ex, partiti di massa.

KARRENBAUER HA DIMOSTRATO DI ESSERE UNA LEADER DEBOLE

Annegrete Kramp Karrenbauer, arrivata al vertice della Cdu nel dicembre 2018 con la benedizione di Frau Angela e il compito di raccoglierne l’eredità alle elezioni federali in calendario il prossimo anno, non è stata mai salda in sella al partito, inanellando nel corso degli ultimi mesi una serie di passi falsi che ne hanno indebolito la posizione. Indecisioni, confusione, mancanza di autorità. Il caos in Turingia, a prima vista improvviso, ma che si era annunciato negli ultimi giorni in vista del voto per la guida del parlamento regionale con i proclamati doppi e tripli giochi della Afd, è stato in sostanza solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo.

Annegret Kramp-Karrenbauer durante il congresso della Cdu.

Arrivata al vertice del partito grazie all’immagine di donna e politica vincete nella sua Saarland, il più piccolo Land tedesco al confine con la Francia, supportata da un buon network nelle altre regioni e capace di far fronte al trio di uomini (Fredrich Merz, Jens Spahn e Armin Lschet) che le volevano contendere la direzione del partito, Akk ha mostrato in meno di un anno e mezzo al comando tutte le sue debolezze sia come leader della formazione di maggioranze relativa al Bundestag sia come ministro della Difesa, veste che continuerà a ricoprire con l’appoggio di Merkel.

IL SUO ADDIO È UNA SCONFITTA DELLA MERKEL

Le sue dimissioni sono anche una sconfitta per la cancelliera, che pare proprio aver sbagliato cavallo su cui puntare. O, quantomeno, lo abbia gestito nel peggiore dei modi. L’abbandono di Kram Karrenbauer azzera tutti i piani che la leader storica della Cdu aveva fatto per la successione e fa ripartire il gioco per la candidatura, alla segreteria e alla cancelleria.

Saranno i vertici della Cdu, insieme a quelli della Csu bavarese, a decidere che sarà il prossimo candidato cancelliere

E proprio qui sta ora la questione più interessante che si porrà per i conservatori nei prossimi mesi: secondo quanto comunicato da Akk, che ha rinunciato prima alla candidatura alla cancelleria e come conseguenza alla leadership del partito, saranno i vertici della Cdu, insieme a quelli della Csu bavarese, a decidere che sarà il prossimo candidato cancelliere, che assumerà anche le redini dei cristiano-democratici.

SI POSSONO RAFFORZARE SIA I GRUNEN SIA GLI ESTREMISTI DI DESTRA

Il processo dovrebbe essere coordinato da Merkel e Akk e accompagnato naturalmente dalla disciplina di partito. Visto l’episodio in Turingia e il citato trio, che inizierà ben presto a scalpitare, le prossime settimane si presentano però turbolente. Non solo: le difficoltà della Cdu avranno ripercussioni sul governo, dove la Spd, già in crisi profonda, non appare certo l’alleato forte e affidabile che servirebbe in questi momenti. In teoria si riapre anche quindi l’ipotesi di elezioni anticipate, che sarebbero comunque la condanna di conservatori e socialdemocratici, che perderebbero terreno ulteriore sia nei confronti dei Verdi e anche della Afd.

Da sinistra, Annegret Kramp-Karrenbauer e Angela Merkel.

Dalla spirale negativa che ha investito i partiti tradizionali tedeschi, anche i liberali e la stessa Linke, la sinistra relativamente forte nell’Est che non si è liberata ancora del tutto dei fantasmi del passato della Ddr, approfittano così i Grünen, diventati ormai una formazione di centro alternativo, e gli estremisti di destra, che rappresentano ormai una forza stabile nelle regioni orientali. È questa una faccia dell’eredità di Angela Merkel, alla guida della Germania negli ultimi 15 anni, cui i critici addossano parte della colpa per l’ascesa dei nazionalpopulisti. Non è un caso che il bubbone sia scoppiato in Turingia a causa della Afd e ora qualcuno abbia già chiesto alla cancelliera di fare un passo indietro. Anche se ormai è troppo tardi.

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