Coronavirus, il Regno Unito supera i 40 mila decessi

Sono le stime diffuse dall'Office for national statistics. In numeri assoluti il Paese è secondo solo agli Usa.

Supera la quota choc di 40 mila la stima dei morti per coronavirus nel Regno Unito.

Stando alle elaborazioni settimanali dell’Ons, l’Office for national statistics, (l’Istat britannico), i decessi legati almeno come concausa al Covid-19 censiti in Inghilterra e Galles al 9 maggio sono saliti a 35.044 e quelli rilevati fino al 3 in Scozia e Irlanda del Nord a 3300.

Il governo britannico di Boris Johnson e i suoi consiglieri medico-scientifici hanno però più volte insistito nelle ultime settimane sulla dubbia attendibilità – almeno fino a quando non vi saranno bilanci completi e omogenei – di un paragone fra i dati ufficiali o le stime del Regno e quelli di altri Paesi. I dati dell’Ons, si nota a Londra, sono in particolare molto più ampi di quelli diffusi da altri enti: comprendono infatti tutti i decessi, anche probabili, legati al Covid-19 raccolti negli ospedali, in qualunque altro ricovero, in case private e ovunque. Cosa che altri governi non fanno, o includono solo parzialmente, nei loro aggiornamenti.

In rapporto alla popolazione il Regno Unito resta in effetti dietro a Belgio o Spagna e testa a testa con l’Italia (avendo 67 milioni di abitanti contro i circa 60 dell nostro Paese). Sullo sfondo della situazione attuale, con il lockdown solo marginalmente alleggerito malgrado la flessione della curva dei contagi di queste settimane, il governo Johnson si appresta intanto a estendere oltre giugno lo schema di sussidi pubblici concesso fino all’80% dello stipendio a milioni di lavoratori in congedo a causa delle restrizioni della pandemia.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Cosa sappiamo sull’attacco terroristico a Sud di Londra

L'aggressore, secondo le prime informazioni, avrebbe accoltellato alcuni passanti ed è stato ucciso dalla polizia.

Un uomo è stato ucciso sulla Streatham High Road, strada trafficata a Sud di Londra. L’aggressore, secondo le prime informazioni, avrebbe accoltellato alcuni passanti prima di essere abbattuto. Per la polizia si tratta di un attacco terroristico.

(notizia in aggiornamento)

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I bookmaker puntano sulla Hard Megxit

L'allontanamento dei Sussex dalla Casa Reale scalda gli scommettitori. L'indipendenza finanziaria della coppia è data molto probabile mentre una reunion con William & Co quasi impossibile. Nel futuro dei duchi? Social, moda e forse il set.

Vertice della Royal Family famiglia in corso a Sandringham per districare il groviglio di problemi generato dal passo indietro della coppia Harry & Meghan dai propri incarichi ufficiali.

L’incontro avviene alla presenza della regina Elisabetta che, a dispetto dei suoi 92 anni, è rapidamente passata dallo sconcerto e dalla stizza a un rapido e monarchico decisionismo

La vicenda ha già surclassato la noiosissima Brexit tra i temi britannici in primo piano, e già coinvolge – come sempre avviene in Gran Bretagna quando gli eventi rivestono interesse collettivo – scommettitori e bookmaker.

LE QUOTE DEGLI SCOMMETTITORI

Secondo Agipronew, che riporta le quotazioni attualmente praticate, l’ipotesi più probabile è che la coppia si renda finanziariamente indipendente entro i prossimi cinque anni (data a 1,50) e che lasci definitivamente il Regno Unito (a 2,50); la residenza permanente in Nord America viene data a 9,00. I maligni possono scommettere su un divorzio entro il 2025, con la possibilità di incassare quattro volte la scommessa. E c’è anche chi può puntare, a 7 volte la posta, sulla prossima adozione di un bambino. Una futura reunion con la Royal Family è considerata molto lontana: 15 a uno. 

IL FUTURO? MODA E SOCIAL

Che lavoro faranno Harry e Meghan una volta sganciati dalla Royal Family per rendersi indipendenti? Si scommette soprattutto sulla moda e sul web: fashion designer si gioca a 6,00, ma si sale a 15,00 per un futuro da influencer sui social. Un possibile reality show viene offerto a 13,00 mentre diventare artisti è una possibilità remota, pagata a 26,00.

MEGLIO DI THE CROWN

L’attenzione si concentra soprattutto su Meghan, considerata da molti la vera ispiratrice della svolta esistenziale della coppia. Ma i bookmaker non credono che tornerà a recitare in Suits, la serie tivù che l’ha resa famosa: si scommette solo a 21,00 sul suo ritorno in un episodio speciale. Ancora più improbabile è che la duchessa del Sussex arrivi all’ardire di interpretare se stessa in un’altra celebre serie Netflix, The Crown. Ma se uno volesse proprio scommetterci, sappia che potrà guadagnare addirittura cento volte la posta.

MEGHAN, LA YOKO ONO DEI ROYAL

Benché il vertice di Sandringham abbia per oggetto anche il tema dell’appannaggio economico, che dovrebbe garantire ai due transfughi un tenore di vita comunque quasi regale, il prezzo della scelta di Harry & Meghan, non si conteggia tuttavia solo in sterline.

View this post on Instagram

No comments!!!

A post shared by @ lafemmemerveilleuseinvisible on

La duchessa appare più che mai come la “Yoko Ono” della dinastia britannica, cioè come colei che operò dietro le quinte, all’epoca, per lo scioglimento di un altro mito inglese, quello dei Beatles, dopo avere sposato John Lennon. 

LEGGI ANCHE: Per i Sussex strappo anche nella comunicazione

La ferita in termini di immagine, per i Windsor, sarà difficile da rimarginare, visto che, tra dichiarazioni e smentite, quel che emerge è una famiglia litigiosa, piena di discussioni tra fratelli, invidie tra cognate, fastidio per i suoceri e recriminazioni per i soldi. Non è che per caso Meghan abbia nelle vene anche sangue italiano?

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Per i Sussex strappo anche nella comunicazione

Da qualche mese Meghan e Harry si sono affidati alla Sunshine Sachs. Società statunitense che tra i suoi clienti ha Di Caprio, la famiglia Jackson e Jennifer Lopez. Ed è esperta in crisi di immagine.

La scissione da Buckingham Palace è ormai compiuta: Harry e Meghan, i duchi del Sussex, sono pronti a trasferirsi dall’altra parte dell’Atlantico verso – dicono – la libertà economica. E pure la comunicazione.

Il divorzio dalla Corona è stato uno strappo impegnativo da gestire anche per la 93enne Elisabetta II a cui i due, sposati nel 2018 e genitori di Archie (un anno il prossimo maggio), hanno comunque assicurato «continuo sostegno».

Ma anche per William, il fratello maggiore di Harry e secondo in linea di successione al trono dopo Carlo. In una intervista al Sunday Times il duca di Cambridge ha vuotato il sacco: «Ho tenuto il braccio sulle spalle di mio fratello per tutta la vita», ha detto, «adesso non posso più farlo, siamo entità separate».

LA BATTAGLIA CONTRO I TABLOID E L’ADDIO AL ROTA ROYAL

La rottura con The Firm (la Corona) – resta da capire se si tratterà di una soft o di una hard Megxit – segue quella con la stampa britannica su cui pesa ancora lo spettro della morte di Lady D. Non è un caso che Harry abbia combattuto l’insistenza dei tabloid sulla moglie: prima a parole e poi in tribunale. A ottobre è arrivato l’annuncio dell’azione legale della coppia contro il Sun, il Daily Mirror e il domenicale del Mail: accusati rispettivamente di hackeraggio telefonico, pubblicazione di audio privati e di una lettera scritta da Meghan a suo padre.

LEGGI ANCHE: La strana rivoluzione di Meghan e Harry

Una battaglia solitaria, seppur nei ranghi della Casa Reale, in linea con l’altra decisione, arrivata ora: l’addio al Rota Royal. Si tratta del sistema che da 40 anni gestisce le immagini, le dichiarazioni e la copertura di eventi di tutti i membri dei Windsor.

Una battaglia solitaria, seppur nei ranghi della Casa Reale, in linea con l’altra decisione, arrivata ora: l’addio al Rota Royal. Si tratta del sistema che da 40 anni gestisce le immagini, le dichiarazioni e la copertura di eventi di tutti i membri dei Windsor.

LEGGI ANCHE: I reprobi della Royal Family, da Edoardo VIII a oggi

Nel circuito ci sono le principali testate britanniche (tra cui quelle accusate di scorrettezze) che poi a loro volta condividono il materiale con altri media internazionali. Ebbene, questo è il punto. I due credono in «un’industria dei media libera, forte e aperta, che sostiene l’accuratezza e favorisce l’inclusione, la diversità e la tolleranza». Ma, spesso – sostengono – le cronache dei corrispondenti accreditati sono state manipolate, con un effetto altoparlante globale.

IL RAPPORTO DIRETTO CON IL PUBBLICO

I duchi hanno già la soluzione: ed è il fai-da-te. L’obiettivo dichiarato è il filo diretto – in sintonia con la connessione no stop – con il pubblico. Senza i filtri dei protocolli reali, e senza l’esclusiva con il Rota che imponeva di fatto lo stop alla diffusione di qualsiasi contenuto in modo autonomo. E infatti anche l’addio è stato pubblicato come messaggio personale sul loro sito web ufficiale Sussexroyal.com rilanciato subito sull’omonimo account Instagram (certificato) con quasi 11 milioni di follower.

Ad accompagnare le parole sul sito la loro foto mano nella mano, sguardo complice di lui verso lei, entrambi in movimento. Avanti, verso il futuro. Le pose si ripetono simili in altri contesti: boschi, incontri di beneficenza e viaggi nei Paesi del Commonwealth. Colori tenui, grafica semplice ed elegante, tra le tre sezioni c’è spazio (ancora) per «Serving the monarchy», servire la monarchia. Come in qualsiasi sito di un’organizzazione o di una società c’è poi la sezione Faq, le domande frequenti. Soprattutto l’addio e le relazioni con i media. È qui che Harry e Meghan affermano di voler coinvolgere giovani giornalisti esordienti, di voler diversificare la copertura degli eventi in cui sono protagonisti, ancora con «cronache obiettive». Rivendicando la gestione dei canali social, travolti in pochi giorni dai meme e i post a tema. Twitter, su tutti, è stato invaso dagli hashtag #HarryandMeghan e #Megxit.

Il matrimonio di Harry e Meghan, il 19 maggio 2018 (Getty Images).

L’AIUTO DELLA SUNSHINE SACHS

Ovviamente non sono soli. Da settembre la coppia si è affidata per la comunicazione a una prestigiosa agenzia americana, la Sunshine Sachs con sedi a New York, Washington e ovviamente Los Angeles che deve il suo nome all’omonimo fondatore, Ken, ora 71enne, amico dei Clinton. Una vecchia conoscenza di Meghan che all’agenzia aveva affidato già in passato la sua immagine, quando era protagonista della serie Suits. Nel portfolio dell’agenzia più vip che politici o celebrità. Da Naomi Campbell a Leonardo Di Caprio, da Jennifer Lopez alla famiglia di Michael Jackson. Non una scelta qualsiasi: perché il Pr (e il suo staff di professionisti) è esperto nell’affrontare crisi di immagine ed è conosciuto per le sue strategie aggressive. Più che utilizzare i media, il patron aveva più volte dichiarato che si possono anche «colpire». Ufficialmente la Sunshine Sachs si occupa di pubblicizzare le attività benefiche dei Sussex in Usa, ma pare abbia anche seguito per Meghan la direzione della September Issue di British Vogue: iniziativa che era stata bollata nel Regno Unito come troppo hollywoodiana.

LE ACCUSE DI AVER MODIFICATO WIKIPEDIA

Ma non è finita qui. Nel 2015 la squadra della Sunshine era stata accusata di aver modificato Wikipedia in modo scorretto. Qualche manina aveva ripulito le voci dei clienti da qualche macchia o fatto da nascondere. Uno stile apparentemente distante da quello dei duchi di Sussex, almeno finora.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Il grande (e rischioso) fuck you dei Sussex alla Corona

I ribelli Harry e Meghan danno il benservito alla Regina e corrono incontro alla loro libertà. Al secondogenito di Carlo auguriamo ogni bene. Anche se al suo posto non avremmo mai scambiato la solidità di una Royal family con la volubilità di una moglie inquieta.

Potendo sostituire il comunicato ufficiale a firma “Duca e Duchessa del Sussex”, forse avrebbero più semplicemente e italicamente scritto «andate tutti affanculo».

Che è un po’ il senso manifesto della fuga di Harry & Meghan, i cui nomi si intrecciano in un logo da coppia dannata, come quelli di Bonnie & Clyde o, più regalmente, come quelli degli antenati Edward & Wally, anch’essi in fuga, circa 80 anni fa, dalle pesanti regole della corte britannica.

HARRY E MEGHAN IN FUGA COME NE IL LAUREATO

Harry & Meghan gettano alle ortiche i privilegi regali, l’appannaggio, quella vita insulsa fatta di sorrisi di circostanza, visite ai centri di beneficenza, fingendosi interessati ai disegni di bambini disagiati delle periferie, partecipazioni a eventi e cerimonie pompose, in cui offrirsi ai flash dei fotografi per poi finire su giornali che criticheranno il tuo abito, le tue scarpe, il trucco, la smorfia involontaria. Tutta roba che William & Kate si sciroppano senza troppo disagio, ma tant’è: sarai il re d’Inghilterra? E allora beccatela tu questa vita del cavolo. Noi diciamo no e ce ne andiamo, come la coppia de Il laureato che abbandona le famiglie furibonde con un palmo di naso, per salire su un autobus sgarrupato e andare incontro alla libertà e al vero amore.

Archie non crescerà tra maggiordomi e istitutrici e non sarà perseguitato dai fotografi mentre va all’asilo o a pattinare

Naturalmente, non ci saranno autobus scalcinati nella vita di Harry & Meghan, che possono contare sulla rendita milionaria del giovane rampollo della casa reale. Ma fanculo pure alla rendita, i due dichiarano che diventeranno indipendenti, andranno a lavorare. Lei come attrice, si suppone. Lui chissà, forse cooptato nel consiglio di amministrazione di una multinazionale, oppure impegnato a finanziare qualche centro di ricerca per la salvezza del Pianeta. Il loro bambino, Archie, non crescerà tra maggiordomi e istitutrici, non imparerà a camminare dentro saloni affrescati, su tappeti persiani di otto per otto metri, non sarà perseguitato dai fotografi mentre va all’asilo, a scuola, a pattinare.

UNO STORYTELLING INFINITO

La monarchia britannica si conferma un generatore di storytelling senza pari, tanto da fornire in tempo reale nuovo materiale per gli sceneggiatori della serie The Crown, così come le dimissioni di papa Ratzinger hanno generato fiction su fiction. Se poi ci aggiungiamo Bill Gates che ha dichiarato: «Sono troppo ricco, voglio pagare più tasse», allora qui si profila un’abdicazione dell’élite mondiale dal proprio ruolo. Proprio qualche sera fa, alla cerimonia dei Golden Globe, il comedian inglese Ricky Gervais aveva ammonito i divi del cinema: «Voi non sapete nulla della vita reale, quindi non fate discorsi politici, non siete credibili, ritirate il vostro piccolo premio, ringraziate, e andate via». Harry & Meghan, divi anche loro, rinunciano ai loro privilegi per guadagnare una vita reale e dunque forse una credibilità, davanti al mondo, e prima ancora davanti a se stessi. 

Cinicamente, chi ha più esperienza di matrimoni non scambierebbe mai la solidità di una Royal family con la volubilità di una moglie inquieta

Il semplice fatto di nascere come secondo figlio, dopo William, e risultare perciò attualmente solo sesto nella successione al trono, concede a Harry la libertà di fare questa scelta radicale. Non avrà più protezioni, se ne andrà solo nel mondo insieme a Meghan. Gli auguriamo ogni bene, però al suo posto non l’avremmo mai fatto. Ma solo perché, cinicamente, abbiamo più esperienza di matrimoni e non scambieremmo mai la solidità di una Royal family con la volubilità di una moglie inquieta.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Chi è il terrorista che ha accoltellato i passanti a Londra

Si chiama Usman Khan. Era stato in prigione per terrorismo ed era uscito nel 2018 in libertà vigilata. A fermarlo è stato un ex omicida appena uscito di prigione.

Aveva 28 anni e si chiamava Usman Khan l’attentatore che il 29 novembre ha accoltellato i passanti sul London Bridge uccidendone due e ferendone altri tre, prima di essere a sua volta ucciso in una sparatoria dalla polizia. Khan era un islamista conosciuto a Scotland Yard. Era stato rilasciato in libertà vigilata nel 2018, dopo aver scontato sei anni per reati di terrorismo. Risultava essere collegato al gruppo islamista al-Muhajiroun, (guidato dall’imam radicale Anjem Choudary condannato per terrorismo nel 2016), considerato tra i più prolifici e pericolosi nel Regno Unito.

CONDANNATO NEL 2012

L’uomo era stato condannato nel 2012 e rilasciato a dicembre 2018 «su licenza», il che significa che avrebbe dovuto soddisfare determinate condizioni o sarebbe tornato in carcere. Diversi media britannici hanno riferito che indossava un braccialetto elettronico alla caviglia e frequentava piani di reintegro nella società. Prima dell’attacco Khan stava partecipando a un evento a Londra ospitato da Learning Together, un’organizzazione con sede a Cambridge che lavora nell’istruzione dei carcerati. L’antiterrorismo britannica afferma che la polizia non sta attivamente cercando altri sospetti.

FERMATO DA UN FEMMINICIDA

Un altro ex carcerato è stato protagonista dell’episodio sul London Bridge. James Ford, uno degli uomini che hanno braccato il terrorista disarmandolo e impedendogli di colpire altri civili, era stato incarcerato a vita nell’aprile del 2004, con una pena minima di 15 anni, per aver strangolato e sgozzato Amanda Champion. I genitori della vittima non sapevano che fosse uscito dal carcere e hanno dichiarato di non considerarlo un eroe ma, comunque e ancora, un assassino.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Uomo armato di coltelli fermato dalla polizia sul London Bridge

Una persona è stat auccisa e quattro ferite in un attacco nel cuore di Londra. Evacuata la zona. L'assalitore potrebbe non essere stato solo.

Spari e paura sul London Bridge di Londra: la polizia britannica ha sparato e colpito un uomo armato di coltelli. Le forze dell’ordine hanno evacuato la zona e parlato inizialmente di un incidente. Il bilancio dell’attacco, secondo Sky News, è di un morto – che non è l’aggressore – e quattro feriti.

PASSANTI IN LOTTA CON L’AGGRESSORE

L’aggressore di London Bridge ha avuto una colluttazione con persone in abiti civili prima di essere neutralizzato della polizia, intervenuta pochi minuti dopo l’allarme scattato alle 14 ora locale circa, le 15 in Italia. Lo mostrano le immagini di un video rimbalzato sui media britannici, dove si vede un uomo per terra, presumibilmente l’aggressore, e alcune persone che sembrano essere passanti in lotta con lui.

Scotland Yard ha annunciato di aver “fermato” un uomo armato con coltelli che oggi a London Bridge aveva attaccato alcune persone. Lo si legge sull’account Twitter della polizia britannica, in un aggiornamento nel quale si fa riferimento ad “alcune persone” ferite, ma non alla morte del’aggressore. Dalle immagini diffuse si vede un camion bianco di traverso alla carreggiata. Circolano su Twitter anche diversi video girati da utenti a Londra che hanno ripreso il momento in cui la polizia ha neutralizzato l’attentatore sul ponte di Londra. Nelle immagini si vede una colluttazione tra l’uomo e una persona in borghese. A un certo punto quest’ultima viene trascinata via da un poliziotto in uniforme mentre un altro agente, con in mano un oggetto di colore giallo, prende la mira e spara da distanza ravvicinata, immobilizzando all’istante l‘attentatore. Secondo alcuni testimoni oculari che scrivono da Londra sul social network, l’agente potrebbe avere azionato un taser, stordendo l’attentatore.

PANICO E URLA AL BOROUGH MARKET

La gente correva nel panico tra le urla, subito è arrivata la polizia che ha bloccato ed evacuato il Borough Market pieno di gente e turisti, le persone si sono barricate all’interno dei negozi. Siamo ancora tutti in attesa di indicazioni”, ha riferito un giornalista dell’Ansa che si trova nel famoso mercato londinese, a pochi passi dal London Bridge.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Sette anni e mezzo ai due italiani condannati per stupro a Londra

Ferdinando Orlando e Lorenzo Costanzo erano già stati ritenuti colpevoli della violenza commessa in una discoteca di Soho.

I due giovani italiani Ferdinando Orlando e Lorenzo Costanzo, già riconosciuti colpevoli a Londra dello stupro di una ragazza avvenuto il 26 febbraio 2017 in una discoteca di Soho, dovranno fare sette anni e mezzo di carcere ciascuno. Nel verdetto emesso il 15 ottobre scorso il giudice della Isleworth Crown Court di Londra si era riservato di rendere nota in seguito la durata del periodo di detenzione, come avviene nel Common Law anglosassone.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

È morto Terry O’Neill, il fotografo che raccontò la Swinging London

L'artista aveva lavorato con i più grandi artisti britannici degli Anni 60: dai Beatles sino ai Rolling Stones. Ma ha anche avuto l'onore di ritrarre la regina Elisabetta II.

Aveva raccontato negli Anni ’60 la Londra della musica diventando famoso grazie a celebri scatti fatti ai Beatles, ai Rolling Stones e a David Bowie. È morto all’età di 81 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro alla prostata, il fotografo Terry O’Neill, celebre fotografo che raccontò la Swinging London. Negli ultimi anni aveva lavorato con per ritrarre Amy Winehouse, Nicole Kidman, Nelson Mandela e la regina Elisabetta II.

LA CARRIERA DI TERRY O’NEILL

Nato il 30 luglio 1938 a Romford, una città a Est di Londra, O’Neill ha iniziato a lavorare sin dagli Anni 50 come fotografo. Il suo primo lavoro fu in una unità fotografica dell’aeroporto londinese di Heathtrow. Il suo primo lavoro professionale lo ottenne a partire dagli Anni 60. Il primo soggetto a finire davanti al suo obbiettivo fu Laurence Oliver. Da lì in poi una grande escalation che lo portò a fotografare i più importanti gruppi londinesi del periodo. Dai Beatles sino ai Rolling Stones, passando per figure di spicco del panorama musicale come Elton John.

FOTOGRAFO PER IL CINEMA

Terry O’Neill è stato direttore della fotografia per il film del 1981 Mommie Dearest e per quello del 1987 Aria. Si tratta degli unici due lavori fatti per il grande schermo. Nel 2004 è diventato membro onorario della Royal Photographic Society mentre nel 2008 è anche uscito un libro che raccoglie i suoi scatti più belli. Una sorta di antologia del suo lungo lavoro fatto con molte star. I suoi lavori più belli sono invece custoditi presso il National Portrait Gallery di Londra. O’Neill è stato sposato tre volte e ha avuto tre figli.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I nuovi arresti per i 39 corpi trovati in un camion a Est di Londra

Un uomo e una donna di 38 anni sono stati fermati dalla Essex Police, il sospetto è che possano essere coinvolti nel traffico di esseri umani. E intanto prende corpo anche una pista vietnamita.

Altre due persone, un uomo e una donna di 38 anni, sono state arrestate dalla Essex Police per sospetta complicità in traffico di esseri umani nell’ambito delle indagini sul ritrovamento dei cadaveri di 39 persone nel container frigorifero di un tir sbarcato nel Regno Unito dal porto di Zeerbrugge, in Belgio nei giorni scorsi.

INIZIATE LE AUTOPSIE SUI CORPI DELLE VITTIME

I due sono residenti entrambi a Warrington, nel Cheshire (Inghilterra). Prima di loro era stato arrestato pure l’autista nordirlandese del tir, Mo Robinson, di 25 anni. Secondo la polizia britannica le vittime – 31 uomini e 9 donne – sono cinesi, ma gli esami di medicina legale sono iniziati solo il 25 ottobre e l’ambasciata della Cina ha fatto sapere di di non essere ancora ancora in grado di confermare ufficialmente la nazionalità di tutti.

GIALLO SU ALTRE NAZIONALITÀ COINVOLTE

A rinfocolare i dubbi sull’origine cinese dei 31 uomini e delle 8 donne morte nel tir, o quanto meno di tutte le vittime, è l’allarme lanciato dalla famiglia di una giovane vietnamita che risulta al momento irreperibile e che i genitori temono potesse essere in quel container maledetto. L’allarme è rimbalzato dal Vietnam ed è stato ripreso oggi fra gli altri dal Guardian. Si basa su alcuni messaggi telefonici scritti il 22 ottobre da non si sa dove da Phạm Thị Trà My, una 26enne vietnamita, a sua madre. Nei messaggi, la cui tempistica coincide con quella del transito finale del ‘tir della morte’ verso il Regno Unito, la giovane scrive: «Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare». Poi in un altro messaggio aggiunge, come a volersi identificare: «Sono di Nghèn, Can Lộc, Hà Tĩnh, in Vietnam»; e ancora «mi dispiace mamma».

PROSEGUE L’IDENTIFICAZIONE DELLE VITTIME

Sulla vicenda dei messaggi, e sul sospetto di eventuali legami con la tragedia del tir, il Guardian ha interpellato la stessa Essex Police, impegnata nelle indagini sui 39 morti, che per ora non è stata in grado di confermare o smentire alcunché. In una nota diffusa il 25, peraltro, gli investigatori britannici hanno chiarito, rispetto all’indicazione fornita 24 ore prima sull’origine cinese dei morti, che «gli accertamenti continuano» e che «il quadro sull’identificazione (delle vittime o di una parte di esse) può ancora cambiare».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Trovati 39 cadaveri in un camion a Est di Londra

L'autista, un 25enne originario dell'Irlanda del Nord, è stato arrestato con l'accusa di omicidio.

I cadaveri di 39 persone sono stati trovati nel container di un camion a Essex, area industriale alla periferia Est di Londra. L’autista, un 25enne originario dell’Irlanda del Nord, è stato arrestato con l’accusa di omicidio. L’identificazione dei corpi – 38 adulti e un adolescente – è in corso. La polizia ha spiegato che il camion, partito dalla Bulgaria, era entrato in Gran Bretagna sabato 19 ottobre. A giugno del 2000 i cadaveri di 58 migranti cinesi vennero ritrovati all’interno di un camion a Dover. L’anno successivo l’autista olandese venne arrestato con l’accusa di omicidio.

(notizia in aggiornamento)

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it