Il boss-chirurgo Viola che ha portato alla sentenza sull’ergastolo

È stato il capo indiscusso della omonima famiglia della 'ndrangheta a presentare il ricorso all'origine della decisione della Corte di Strasburgo sul carcere a vita. Negli Anni '90 è stato protagonista della faida di Taurianova. Poi la laurea in prigione.

Da una ventina d’anni è in carcere, dove sta scontando quattro ergastoli, e fino al 2005 in regime di 41 bis. Ma ciò, per investigatori ed inquirenti, non gli impedisce di continuare ad essere il capo indiscusso dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta. È Marcello Viola, boss-chirurgo – grazie alla laurea presa in carcere – e casus belli all’origine della decisione della Corte Europea su Diritti Umani di Strasburgo che ha imposto all’Italia di riformare la legge sull’ergastolo ostativo.

AUTORE DEL RICORSO SULL’ERGASTOLO OSTATIVO

È suo, infatti, il ricorso che ha portato alla decisione di oggi. In carcere Viola, che si è sempre proclamato innocente, c’è finito per una serie di omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi. È ritenuto uno dei protagonisti della sanguinosa faida di Taurianova, cittadina nella Piana di Gioia Tauro, che visse un paio d’anni di terrore a causa di uno scontro per il dominio mafioso del territorio che provocò decine di morti ammazzati tra alcune famiglie di Iatrinoli e Radicena, le due frazioni dalla cui unificazione nacque poi Taurianova. Tra i gruppi direttamente coinvolti anche le famiglie Fazzalari, Zagari, Giovinazzo e Viola da una parte e gli Asciutto, Grimaldi e Alampi dall’altra.

IL VENERDÌ NERO DI TAURIANOVA

Viola, tra l’altro, è stato riconosciuto come uno dei componenti del commando che mise in atto quello che poi è stato definito il “Venerdì nero” di Taurianova quando, in un solo giorno – il 3 maggio del 1991 – vennero uccise quattro persone. Una missione di morte durante la quale si verificò uno degli episodi più macabri e crudeli della criminalità calabrese. Una delle quattro vittime, Giuseppe Grimaldi, venne letteralmente decapitato dai colpi di fucile e con la sua testa mozzata i killer fecero tiro a segno in una piazza della città. Un episodio che segnò l’apice della ferocia della faida. La vicenda fece il giro del mondo e contribuì, poche settimane dopo, al varo della legge che prevede lo scioglimento dei Consigli comunali per mafia. Taurianova, infatti, fu il primo comune italiano sciolto per infiltrazioni delle cosche. Arrestato e poi condannato nell’operazione “Taurus“, Viola viene ritenuto anche uno degli esecutori del tentativo di sterminio della famiglia Grimaldi. Lo stesso giorno dell’omicidio di Giuseppe, secondo l’accusa, Viola, insieme ad altre due persone, si recò a casa della vittima cercando di rapirne il figlio ed altri familiari. Tentativo che non andò in porto.

GLI STUDI IN CARCERE

Nel periodo della sua detenzione, sul finire degli anni ’90, Viola è anche riuscito a laurearsi, prima in biologia e poi in medicina e chirurgia. Infine si è iscritto anche in Economia aziendale. Studi che, probabilmente, lo hanno aiutato a pianificare insieme ai suoi legali l’attacco frontale all’ergastolo ostativo.

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La sentenza della Corte Ue per i diritti umani sull’ergastolo ostativo

Il tribunale europeo ha chiesto all'Italia di riformare la legge che nega al condannato benefici sulla pena. Governo e Antimafia contrari. Il 22 ottobre il giudizio della Consulta.

L’Italia deve riformare la legge sull’ergastolo ostativo, che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rifiutando la richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano dopo la condanna – che adesso diventa definitiva – emessa il 13 giugno scorso.

GOVERNO E ANTIMAFIA CONTRARI

Dopo il governo, per voce dei ministri Bonafede e Di Maio, anche la Commissione Antimafia aveva lanciato l’allarme sulla decisione della Corte. Ciò che si teme è uno stop ad uno strumento ritenuto essenziale per la lotta alla mafia e al terrorismo. Per il presidente della commissione antimafia Antimafia Nicola Morra «l’Europa continua a mostrare indifferenza per le mafie salvo poi sdegnarsi per stragi al di fuori dei confini italiani come Duigsburg».

I RADICALI D’ACCORDO CON LA CORTE EUROPEA

«La posizione dell’Italia è chiara: rappresenta un caposaldo della lotta alla mafia. Lo abbiamo espresso in tutte le sedi ufficiali: l’ergastolo ostativo ha rappresentato un punto fondamentale nella lotta alla mafia», ha detto Bonafede, a margine del Consiglio Ue. Per i Radicali, invece, «i diritti umani non sono negoziabili. Chiunque vuole l’Italia fuori dal sistema della loro tutela vuole riportare il Pese al medioevo, alla barbarie».

IL 22 OTTOBRE LA DECISIONE DELLA CONSULTA

Il timore concreto, sottolinea Morra, è che bocciando l’ergastolo ostativo «si delegittimi il 41 bis, che è un regime carcerario che impedisce al detenuto di continuare a relazionarsi con l’organizzazione di cui era parte». Il 22 ottobre poi toccherà alla Corte Costituzionale occuparsi dell’ergastolo ostativo. Si discuterà nel giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo dell’ordinamento penitenziario che prevede appunto la preclusione all’accesso dei benefici per i detenuti all’ergastolo ostativo.

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Luciano Violante sui veri problemi della giustizia italiana

La separazione delle carriere? Inutile. Così come il sorteggio dei membri togati del Csm. L'ex magistrato elenca le priorità da affrontare per riformare il sistema.

«Vedo posizioni troppo ideologiche: più che di massimi sistemi ci sarebbe bisogno di una conoscenza approfondita del modo in cui funzionano i tribunali. E a volte non c’è». Luciano Violante, ex magistrato protagonista da quasi 40 anni della vita politica italiana (in parlamento dal 1979 al 2008, presidente della commissione Antimafia dal ’92 al ’94, presidente della Camera dal ’96 al 2001) richiama a una maggiore concretezza nel dibattito che accompagna da settimane la proposta di riforma della giustizia. «Finché si parla solo di norme», dice a Lettera43.it, «è difficile affrontare i problemi della giustizia italiana».

Luciano Violante, ex magistrato, è stato presidente della Camera dal 1996 al 2001.

DOMANDA. Partiamo dalla lunghezza dei processi. Che la situazione sia insostenibile è noto, ma come intervenire?
RISPOSTA. Scoprendo per esempio cosa determina questa lentezza e dove si manifesti. Anni fa cercai di capire per quale motivo un tribunale del lavoro, di cui non farò il nome, smaltiva processi a ritmo di lumaca. Mi spiegarono che il presidente di una sezione, per far vedere che lavorava di più, anziché accorpare le cause seriali (quelle che riguardano più dipendenti di una stessa azienda ndr) le svolgeva una a una come fossero processi distinti e questo abbassava la media di tutto il tribunale. La verità è che in giro per l’Italia ci sono situazioni molto diverse.

Finché si parla solo di norme, è difficile affrontare i problemi della giustizia italiana

Esistono strumenti per realizzare questa mappa in modo efficace e sintetico?
Ogni anno i procuratori generali delle corti di appello devono inviare al procuratore generale della Cassazione un rapporto sulle modalità di esercizio dell’azione penale nel distretto. Ne ho parlato pochi mesi fa in un’audizione parlamentare. Mi è sembrato che non tutti ne fossero al corrente. Suggerirei di partire da lì. Si scoprirebbe che in tanti piccoli tribunali le cose funzionano meglio che nelle grandi città e che questo peggiora il risultato medio dell’Italia.

Davanti a storie come questa e all’ultimo scandalo che ha travolto il Csm, è difficile dare tutte le colpe ai politici e presentare i magistrati come un modello di virtù, come fa spesso il suo ex collega Piercamillo Davigo…
Ho stima di Davigo, ma mi pare che in tali casi si erga a paladino della corporazione. Non condivido certi atteggiamenti aggressivi.

La proposta di elezione per sorteggio dei membri del Csm avanzata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede le sembra un passo nella direzione giusta?
No, è un’idea di cui proprio non riesco a vedere i vantaggi. Lo scandalo scoppiato l’estate scorsa ci ha mostrato i capi delle correnti che tenevano incontri notturni fra loro e con esponenti politici per promuovere non il procuratore considerato più capace, ma quello che dava più garanzie a loro, non ai cittadini. Una cosa gravissima. Ma se pure quei magistrati fossero stati sorteggiati anziché eletti, avrebbero sempre fatto riferimento ciascuno alla propria corrente e quindi non sarebbe cambiato nulla.

Questo significa che per risolvere certi intrecci indebiti ci vuole l’abolizione delle correnti?
Aboliamo la libertà di associazione? No, i problemi nascono quando c’è un uso clientelare del ruolo dei capi delle correnti. Ma è un rischio che si può attenuare di molto.

Ho stima di Davigo, ma mi pare che certe volte si erga a paladino della corporazione. Non condivido certi atteggiamenti aggressivi

Davvero?
Un esempio: nel Csm esistono posizioni rilevanti e molto appetite come quelle dei segretari e dei componenti dei servizi studi cui oggi si accede in base a criteri di equilibrio fra le correnti. Sarebbe invece importante assegnare quelle responsabilità per concorso, come avviene per i funzionari parlamentari.

E perché non si fa?
Tempo fa la maggioranza del Csm, replicando a un suo autorevole componente, il dottor Nello Nappi, sostenne che questo non era possibile, perché la relativa legge era stata abrogata. Ma non è così. Sarebbe ora di mettere in pratica quella norma o, se ci soni dubbi di riapprovarla.

Resto contrario alla separazione delle carriere. Avrebbe un impatto quasi irrilevante visto che magistrati che passano da una parte all’altra ormai non ce ne sono quasi più

Nei giorni successivi allo scandalo del Csm il suo partito, il Pd, si è mostrato disponibile alla separazione delle carriere, dopo aver sostenuto per decenni la posizione contraria. È una linea che condivide?
Per quel che riguarda il Pd deve chiedere ai responsabili del partito. Personalmente resto contrario alla separazione delle carriere, che tra l’altro avrebbe un impatto quasi irrilevante, visto che magistrati che passano da una parte all’altra ormai non ce ne sono quasi più. Del resto in Italia i processi si concludono al 40% con un’assoluzione, segno che le difese non sono penalizzate e i giudici non si fanno condizionare dai procuratori.

Non esiste un problema di tutela dei diritti del cittadino di fronte all’azione della magistratura?
Ci sono leggi fondate sul sospetto. Pensi alla confisca dei beni per imputazioni che non hanno nulla a che fare con la mafia. Non mi stupirei se per questo tipo di confisca arrivasse una sanzione all’Italia da parte della Corte di giustizia europea.

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