Avvocati, se l’intelligenza artificiale bussa allo studio

L’ultima frontiera della tecnologia si chiama legaltech. Uno sguardo agli intrecci tra giustizia e algoritmo.

Sembra impossibile collegare l’intelligenza artificiale alla giustizia, che è materia umana per definizione, soggetta a variazioni nel tempo e nello spazio, come anche da persona a persona. Eppure, l’ultima frontiera della tecnologia riguarda proprio il legaltech, come si dice in gergo. Non si parla certo di giudici-robot, ma dell’equivalente del fintech in ambito giuridico. La Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej, 2018) ha anche pubblicato una “Carta etica europea sull’Intelligenza Artificiale applicata ai sistemi giudiziari”, ma poi è costretta ad ammettere di essere indietro. Va meglio, invece nel privato. Studi di avvocati e direzioni affari legali si stanno progressivamente dotando di strumenti informatici che semplificano il lavoro “legale”; software che, come il migliore dei praticanti, in pochi minuti ricercano, confrontano e analizzano le sentenze e i precedenti. O che, grazie ad un algoritmo, ordinano pile di documenti, i vecchi faldoni.

UN SETTORE DALLE GRANDI PROSPETTIVE DI CRESCITA

Già esistono diversi strumenti per un settore dalle grandi prospettive di crescita e che già oggi rappresenta un mercato da 7,5 miliardi di dollari. Qualche mese fa la società canadese che sviluppa law practice management Clio ha incassato 250 milioni di dollari di finanziamento per i suoi progetti. La statunitense Onit si è fermata a 200 milioni. La multinazionale della consulenza Gartner Group – qualcuno la definisce la Standard & Poor’s dell’Information Technology – ha stilato una classifica dei migliori prodotti nel suo Market Guide di Enterprise Legal Management Solution. E tra i primi dieci al mondo ci ha infilato anche l’italiano Teleforum SaaS in modalità cloud, sviluppata dalla Eustema guidata da Enrico Luciani in collaborazione con il Cnr e la Bicocca di Milano. Si tratta di uno strumento che consente di svolgere alcune funzioni decisamente utili, come recuperare velocemente, in digitale, e ordinare, tutti i precedenti simili in uno studio legale. E successivamente verificare in che direzione sono andate le decisioni precedenti. E quali linee difensive hanno funzionato e quali invece no.

L’intelligenza artificiale applicata al settore legale consente anche – specie negli Stati Uniti – di capire quanta riserva si deve accantonare per le pratiche aperte. E che parcelle preparare ai clienti

Certo, poi è sempre umana la decisione ultima, la capacità di giudicare le variabili imprevedibili e non riducibili ad un codice binario. Ma il lavoro è facilitato. A seguito dell’adozione del “processo telematico”, sia civile che amministrativo, si possono per esempio controllare da remoto e da app su cellulare i procedimenti aperti e il loro stato di avanzamento. Insomma, uno strumento del genere fa molto del lavoro time-consuming del praticante. L’intelligenza artificiale applicata al settore legale consente anche – specie negli Stati Uniti – di capire quanta riserva si deve accantonare per le pratiche aperte. E che parcelle preparare ai clienti. In Italia, con il prevedibile aumento dei fallimenti e dell’insolvenza di molte imprese, uno strumento come Teleforum può aiutare a gestire il contenzioso, soprattutto tra le molte banche che avranno degli NPL. E le applicazioni possono essere molteplici: cause civili, recupero crediti, cause di lavoro, utilities, asl, diritto societario.

TERRENO DI GIOVANI E START-UP

In un settore giovane e popolato di start-up, però questo strumento ha una storia ormai lunga, come anche Eustema, l’azienda di sviluppo software che lo ha creato e lo produce. Tra i molti clienti avuti (Ministeri, Inps, Eni, Enel, Atac, Ama, Poste, Ferrovie, Q8), negli Anni 90 una squadra di giovani legali dell’azienda avviò una ingegnerizzazione dei processi dell’avvocatura dell’Inail. «Quando è arrivato internet abbiamo unificato le due cose ed è nato Teleforum» racconta a Lettera43 il titolare di Eustema, Enrico Luciani. «Da qualche anno insieme al Cnr e alla Bicocca ci siamo messi a lavorare sull’area di semantica – prosegue – cioè su come interfacce digitali possano mettere in collegamento il linguaggio umano con il digitale». Quella che si chiama intelligenza artificiale. «In questa fase di improvviso smart working diventa fondamentale dotarsi di strumenti che favoriscano l’organizzazione delle informazioni – prosegue Luciani – la condivisione e la collaborazione, il monitoraggio e il controllo delle attività svolte». Leggi in codici binari.

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Positivi al coronavirus due giudici del Tribunale di Milano e le udienze slittano

Rinviati a dopo aprile tutti i procedimenti civili non urgenti. Tribunale di sorveglianza in videoconferenza per evitare il trasferimento dei detenuti. L'impatto del contagio sulla macchina della giustizia.

Due giudici del Tribunale di Milano – uno della Sesta sezione civile e l’altro della sezione autonoma Misure di prevenzione – sono risultati positivi al coronavirus. Si trovano ricoverati all’ospedale Sacco del capoluogo lombardo e le loro condizioni di salute non destano particolari preoccupazioni, ma le ripercussioni sul funzionamento della macchina della giustizia sono state immediate.

COLLEGHI E IMPIEGATI IN AUTOISOLAMENTO

Tutti gli ambienti del Palazzaccio frequentati dai due contagiati (un uomo e una donna: lui è sintomatico, lei no) sono stati prontamente sanificati. Ciò non toglie, però, che una trentina di persone fra magistrati e impiegati amministrativi dovrà andare in autoisolamento. E bisognerà inoltre monitorare gli eventuali ulteriori contatti avuti dai due nel corso delle ultime settimane.

RINVIATE A DOPO APRILE LE CAUSE CIVILI NON URGENTI

La forzata e inevitabile riduzione del personale ha spinto quindi il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, a sospendere e rinviare a dopo aprile tutte le udienze non urgenti del settore civile. Rimane fissata quella sul caso IlvaArcelorMittal in programma venerdì 6 marzo, proprio in considerazione della sua rilevanza.

POSSIBILI INTERVENTI ANCHE NEL SETTORE PENALE

Per quanto riguarda invece il settore penale, tutte le udienze sono al momento confermate. Ma Bichi ha chiarito che la decisione sulle cause civili è solo «un primo passo» e che bisognerà valutare l’evoluzione della situazione nelle prossime ore.

TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA IN VIDEOCONFERENZA

Sulla stessa linea di cautela si è mossa anche Giovanna Di Rosa, presidentessa del Tribunale di sorveglianza. Tutti i procedimenti relativi a soggetti detenuti saranno celebrati in videoconferenza fino al 9 marzo, per evitare il trasferimento dal carcere delle persone interessate.

GLI AVVOCATI CHIEDONO DI SPOSTARE ANCHE I PROCESSI PENALI NON URGENTI

Prendono posizione anche gli avvocati, attraverso il presidente dell’Ordine di Milano Vinicio Nardo: «Non abbiamo mai chiesto che il Tribunale venga chiuso, ma crediamo che ci debba essere il rinvio di tutti i processi civili e penali non urgenti, non è più il momento di tergiversare. Va fatto tutto ciò che serve per la sicurezza. Per questo tutto ciò che può essere rinviato deve essere rinviato, ora che il Tribunale ha fatto questo salto di qualità verso il basso».

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Un grande e sontuoso vaffa a Renzi e Bonafede

Succeda quel che succeda, Zingaretti non si lasci impelagare nel governismo. Se necessario faccia saltare il banco indicando l'ex premier e il Guardasigilli come coloro che hanno fatto naufragare l'intesa. E poi vada al voto. Almeno contro la destra non sentiremo il vocio delle Bellanova e delle Boschi.

L’unica critica che ho fatto a Nicola Zingaretti è di essersi infilato nella trappola Bonafede. Poi ha cercato rimedio con i successivi “lodi” che ambivano a prender tempo prima che la mostruosità dell’abolizione della prescrizione entrasse in vigore.

Non è stato un piccolo errore, non è stata una piccola generosità aver cercato di rimediare. 

Matteo Renzi ha colto la palla al balzo per fare l’unica cosa che sa fare: sfasciare. Renzi appartiene, con Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e i colleghi giornalisti della sagrestia di destra, a quella genìa di garantisti a uso personale.

QUEL GARANTISMO TAKE AWAY

Come i lettori sanno c’è un fronte giustizialista che è l’ultimo retaggio di un secolo pre-moderno e c’è un’area garantista che è divisa in due parti, una, diciamo così, si ispira alla Costituzione, l’altra difende interessi personali. L’una critica i magistrati che abusano, l’altra attacca i magistrati che mettono becco sui loro affari o su quelli della famiglia. Renzi appartiene a questa genìa di garantisti take away. Per di più ha capito che il consolidarsi del governo Conte, che come vedremo con animo sereno alcune cose sta facendo soprattutto per merito di ministri come Roberto Gualtieri e Giuseppe Provenzano, sarebbe la sua fine e quindi sceglie la strada del ricatto.

Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto

Ora ha giocato la carta difficile: o va a sbattere o gli altri perdono. Può accadere che gli altri perdano e che lui vada a sbattere, contemporaneamente. Se il presidente Sergio Mattarella nega la possibilità che vi sia un altro governo con Conte o con un nuovo personaggio, per Renzi iniziano a suonare le campane a morto.

LE CONVERGENZE CON IL SALVINISMO

Renzi non ha un voto, le sue attempate girl molto meno di lui, l’opinione pubblica lo considera uno sbruffone, a sinistra lo detestano e a destra c’è tanta gente. L’unica carta che ha in mano è il “metodo Bellanova”, cioè voltare gabbana, che in questo caso non vuol dire cambiare partito dentro lo stesso campo ma cambiare campo. Personalmente sono convinto che il mondo di Renzi debba stare, e possa stare utilmente, in una area che continuiamo a chiamare centrosinistra.

La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo

Tuttavia appare chiaro che Renzi, anche per divincolarsi dall’assedio giudiziario, sta immaginando un salto di sistema politico, dove la destra, quella più aggressiva della storia d’Italia, si allea con il più spregiudicato e cinico esponente dell’ex centrosinistra. Non griderei al tradimento. La collocazione nel centrosinistra di Renzi è sempre stata virtuale. Renzi si è collocato nel renzismo come Salvini non si è collocato nel neo-fascismo ma nel salvinismo. Sono due fenomeni degradanti della crisi democratica che solo il riaffacciarsi di una destra sicura di sé e di una sinistra senza paure potranno estirpare.

ZINGARETTI NON SI FACCIA IMPELAGARE NEL GOVERNISMO

Oggi, come si dice, succeda quel che succeda. Zingaretti sta dando qualche sicurezza, pur fra alcuni errori, al Pd. Non si faccia impelagare nel “governismo”, chi lo vota e lo voterà vuole che tiri fuori i cosiddetti e, se è il caso, sia lui a far saltare il banco indicando in Alfonso Bonafede e Renzi i due personaggi che hanno fatto naufragare l’intesa. Poi si vada con serenità al voto. Sarà un voto difficile ma anche per Stefano Bonaccini era difficile. Dopo il voto avremo una destra che inizierà a farsi del male e un’area a lei contrapposta in cui non sentiremo il vocìo petulante di Renzi, Teresa Bellanova, Maria Elena Boschi.

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I magistrati contro Renzi e a favore del lodo Conte sulla prescrizione

Il presidente Poniz: «Distinguere la posizione del condannato e dell' assolto è saggissimo, non vedo perché dovrebbe essere incostituzionale». Ma l'accordo nella maggioranza ancora non c'è. E si teme il redde rationem dopo le Regionali.

L’associazione nazionale magistrati appoggia il tentativo di compromesso sulla riforma della giustizia proposto dal primo ministro Giuseppe Conte, ma su cui un’intesa con Italia viva ancora non c’è. Quella sul Lodo Conte sulla prescrizione è una «polemica pretestuosa» Lo ha detto il presidente dell’ Anm Luca Poniz intervistato da Radio Anch’io. «Distinguere la posizione del condannato e dell’ assolto è saggissimo», ha aggiunto il presidente dell’Anm». Non capisco perché dovrebbe essere incostituzionale». Sui tempi dei processi c’è «una discussione calata dall’alto su una realtà che non è molto conosciuta», ha detto Poniz. «Non sento un numero, non sento un dato. Mentre ai cittadini dovrebbe essere raccontato che in Italia i magistrati sono la metà della media europea con il doppio del carico di lavoro». Ed è proprio da qui che, secondo il presidente dell’Anm, si dovrebbe partire prima di mettere mano ai processi.

IL RISCHIO DI UN REDDE RATIONEM SULLA GIUSTIZIA

Il 21 gennaio al vertice di maggioranza sulla riforma della giustizia si era registrata una nuova fumata nera. Proprio sull’incostituzionalità del principio ha chiuso ogni spiraglio Italia Viva. Martedì 28 gennaio alla Camera si vota la proposta di Fi per cancellare la riforma Bonafede. Se Renzi vota con gli azzurri, ha attaccato Zingaretti, rischia di «sfasciare la maggioranza». Ma è proprio quello il timore di molti dem: che se Bonaccini sarà sconfitto, Iv apra il redde rationem, a partire dalla giustizia.

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Cosa c’è nella bozza di riforma del processo penale

Stop alla prescrizione per i condannati in primo grado. Mentre in caso di impugnazione della sentenza di proscioglimento, è prevista una sospensione al massimo di due anni. Le misure.

È composta da 35 articoli, con norme che vanno dalla prescrizione alla riorganizzazione del Csm, la bozza di legge delega per la riforma del processo penale. sul tavolo del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

L’articolo 1 delega il governo ad attuare i decreti legislativi necessari «per l’efficienza del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e funzionamento del Csm».

Per quanto riguarda invece la prescrizione, è previsto uno stop per i condannati in primo grado. Il calcolo riprende qualora la sentenza d’appello stabilisca il proscioglimento dell’imputato. In caso di impugnazione della sentenza di prosciglimento, invece, è prevista una sospensione «per un tempo non superiore a due anni».

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Alla ricerca di un compromesso su giustizia e prescrizione

Nuovo vertice di maggioranza per trovare la quadra sulla riforma Bonafede.

Nuovo tentativo di trovare una formula sulla giustizia capace di mettere insieme tutti i pezzi della maggioranza, in particolare sulla prescrizione. L’appuntamento è per le 17 del 21 gennaio con un nuovo vertice tra i partiti che sostengono il governo Conte II: alla riunione oltre al premier Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, parteciperanno le delegazioni di maggioranza. «È una riunione che considero, confido sia risolutiva», l’auspicio di Conte secondo il quale «L’obiettivo è accelerare i processi. Avere una giustizia giusta è l’interesse dei cittadini». La mediazione potrebbe concentrarsi sul differente «trattamento» che, ferma restando la riforma Bonafede, sarebbe riservato ad assolti e condannati in
primo grado, mantenendo il blocco definitivo per i secondi.

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Il grande imbroglio di Mani Pulite e della Seconda repubblica

Il giustizialismo ha modificato e riscritto la storia italiana, facendo passare tutta la classe politica come un'organizzazione criminale. Servirebbe un'operazione verità che ricostruisca la trama del passato.

Ventanni dopo la morte di Bettino Craxi e un po’ di più dall’esplosione di Mani Pulite dovrebbero portare a riflessioni meno animose su quella stagione e su ciò che l’ha determinata, oltre che su ciò che è venuto dopo. Invece gli animi sono ancora accesi. Non deve sorprendere. È del tutto evidente che nella crisi della Prima repubblica c’è un precipitato di sentimenti, opposti, che tuttora sopravvivono.

Ciò che è incomprensibile è che vi siano forze politiche, intellettuali, giornalisti e altri costruttori di opinione pubblica che, di fronte alla riflessione sul passato, reagiscano con la stessa violenza verbale di quei giorni. Non si tratta solo di opinioni consolidate che non vogliono essere messe in discussione, ma di qualcosa di più.

La Prima repubblica nacque dalla Resistenza e dalla Costituzione. La Seconda e le successive nascono dall’operazione piazza pulita fatta dalla magistratura in seguito a Tangentopoli. Riaprire quel capitolo significa mettere in discussione la legittimità di molti degli attuali governanti o aspiranti tali.

NEL PAESE SI È FORMATA UNA MEMORIA DISTORTA DELLA PRIMA REPUBBLICA

Il “caso Craxi” ha tante buone ragioni per essere affrontato dalla sinistra con maggiore freddezza e lungimiranza. Non può essere affrontato con oggettività invece da quelle forze che, a partire dal caso Craxi, hanno costruito una narrazione dell’Italia come luogo di delitti senza pene in cui ha avuto il predominio una classe dirigente corrotta che ha stravolto uno stato connivente con la criminalità organizzata, anzi esso stesso Stato-mafia. Non metto in discussione l’avversione verso Craxi o la critica severissima a lui e a tutto quel mondo che attorno a lui si raccoglieva.

Si è distrutta ogni fiducia in uno Stato descritto come la vera organizzazione criminale

Non è la mia posizione politica né la mia lettura di quel periodo storico e dei suoi protagonisti. Né mi sorprende che, per li rami, poco alla volta questa critica abbia investito tutti i baluardi della Prima repubblica fino a distruggere di fronte a settori di opinione pubblica, soprattutto di giovani, ogni fiducia in uno Stato descritto come la vera organizzazione criminale. C’è stato un cambiamento culturale profondo basta leggere quel che dice Piercamillo Davigo sui diritti degli imputati e la storia di quella stagione che Antonio Di Pietro continua a riscrivere a piacimento come nell’ultima intervista a L’Espresso. Credono ancora di essere i vincitori.

CHI SI ADEGUA ALLA VERITÀ GIUSTIZIALISTA È CONSIDERATO COLPEVOLE

Vorrei solo che si prendesse atto che c’è un mondo politico, intellettuale, giornalistico e soprattutto giudiziario che se vedesse messo in crisi questo romanzo criminale non troverebbe una sola ragione per esistere. Oggi noi siamo dentro un quadro politico che ha fatto diventare cultura corrente l’analfabetismo storico di massa e un epocale cinismo in politica, mentre le malefatte non sono diminuite, le garanzie sociali sono enormemente indebolite, il Paese appare come un fuscello nello scacchiere internazionale. Questo accade perché a una classe dirigente sopraffatta dai magistrati è succeduta una classe dirigente cresciuta nella cultura inventata dal mondo giustizialista.

Antonio Di Pietro durante il periodo di Mani Pulite (foto Delmati/Lapresse archivio storico).

Ecco perché per questi maestri di cerimonia della più brutta Italia politica del dopoguerra, nessun cedimento è possibile, nessuna discussione storica si può aprire, nessuna revisione di può abbozzare. La loro tesi è che chi oggi vuole discutere vuole solo rimettere in piedi quel mondo di ladri. L’impresa editorial-politica, che ha costruito immense fortune individuali, non può permettersi un solo cedimento, una sola riflessione storica. Siamo così precipitati in un modo di illibertà culturale per cui chiunque non si allinea alla verità giustizialista è correo di chi si è forse macchiato di colpe, vere o presunte.

SERVE UNA RILETTURA STORICA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

Ci salverà da questa degradante deformazione del dibattito pubblico solo la vicina resa dei conti nel mondo sovranista e in quello giustizialista. Uno alla volta crolleranno. Adesso tocca ai grillini, poi sarà il turno di Matteo Salvini. È difficile che l’Italia, se non vuole morire, tolleri per troppo tempo che la sua storia sia raccontata e rappresentata da questo gruppo di imbroglioni. Però c’è una grande operazione culturale che va fatta e riguarda proprio la storia dell’Italia repubblicana che va rimessa in piedi. Gli ex comunisti possono dare un gran contributo a questa operazione. La nostra storia, che è una grande storia, ha bisogno di essere rivisitata con laicità e larghezza di vedute.

Bisogna riunire la sinistra e i vecchi ex Pci possono dare una mano ai più giovani ricostruendo la trama del passato

Non è più tempo di facili pentimenti o di raffazzonate autocritiche. Bisogna affrontare le radici di una storia di popolo. Siamo a un anno dal ’21. Un secolo fa nasceva il Partito comunista italiano per seguire l’esempio di Lenin e per aiutare l’edificazione della società socialista in Russia. Oggi quel mondo non esiste più. Le ragioni di quella scissione non sono più proponibili. Però le ragioni di un impegno per cambiare la società ci sono ancora. Bisogna riunire la sinistra e i vecchi ex Pci possono dare una mano ai più giovani ricostruendo la trama del passato, con spirito di verità, coraggio senza cedere alle culture populiste e sovraniste.

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Corti d’Appello, dati allarmanti in Italia

A Napoli servono 1.560 giorni per un processo penale, a Roma 1.498. Male anche Bari e Venezia. Ma resta forte il divario tra Nord e Sud.

È di 1.498 giorni la durata media dei processi penali nella corte di Appello di Roma mentre 1.560 giorni sono necessari in media per concludere un processo penale nella corte di Appello di Napoli.

Una serie di dati arrivano dalla Relazione tecnica del ministero della della Giustizia guidato da Alfonso Bonafede sul progetto di determinazione delle piante organiche della magistratura.

Sono 117 i nuovi magistrati destinati a ricoprire incarichi nelle corti d’Appello e nelle relative Procure generali, spiega il documento, che fa parte della proposta di rideterminazione delle piante organiche del personale di magistratura di merito (Uffici giudiziari di primo grado e secondo grado, sorveglianza e minori).

LEGGI ANCHE: Cosa prevede la bozza della riforma della giustizia

GIUSTIZIA LUMACA A REGGIO CALABRIA, VENEZIA E BARI

Il progetto del ministero prevede la complessiva assegnazione di 402 nuove unità alla magistratura di merito. Con decreto del 17 aprile 2019 era già stato assegnato un contingente di 70 magistrati alla corte di Cassazione. Ora si attende il parere del Consiglio superiore della magistratura. La Relazione evidenzia che il disposition time nazionale delle corti di Appello è di 702 giorni nel procedimento civile e di 889 giorni per il penale, ma che si registrano dati giudicati «assolutamente allarmanti» in alcune corti: è il caso della corte di Appello di Reggio Calabria (disposition time penale di 1.279 giorni), Venezia (disposition time penale di 1.195 giorni), Bari (disposition time penale di 1.142 giorni) e Caltanissetta (disposition time civile 1034), Taranto (disposition time civile 1.293).

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

LEGGI ANCHE: Il Gratterismo è la malattia senile del giustizialismo

La durata media dei procedimenti pendenti in Appello – evidenzia il ministero – è un dato di indubbio allarme, finanche peggiorativo rispetto al tempo necessario per definire i procedimenti di Primo grado, calcolati sempre secondo la formula del disposition time, pari a 369 giorni per il civile e 367 per il penale. L’utilizzo dei giudici ausiliari e di tirocinanti «non possono essere, allo stato, strumenti sufficienti a far fronte all’endemica incapacità di definire i procedimenti pendenti in secondo grado entro il termine di due anni».

QUALCHE MIGLIORAMENTO MA SI RIMANE SOTTO LA MEDIA EUROPEA

Certo i miglioramenti nel sistema complessivo ci sono stati: in ambito civile, sono 115 i tribunali (82%) e 25 le corti d’Appello (90%) che hanno fatto registrare una riduzione delle pendenze tra il 2018 e il 2014; in 59 tribunali la riduzione è stata maggiore del 13% (dato nazionale); in otto corti la riduzione è stata maggiore del 25% (dato nazionale). Nello stesso periodo, l’arretrato si è ridotto in 117 tribunali (84%) e nella quasi totalità delle corti d’Appello (28); in 68 tribunali la riduzione è stata maggiore del 36% (dato nazionale); in 10 corti la riduzione è stata addirittura superiore del 50%.

Nel 2018 ben 86 tribunali (61%) avevano pendenze inferiori a quelle del 2014

Nel 2018, 103 tribunali (74%) e 22 corti d’Appello hanno avuto un disposition time civile inferiore a quello del 2014. Miglioramenti si sono avuti anche in ambito penale. Nel 2018 ben 86 tribunali (61%) avevano pendenze inferiori a quelle del 2014; in 72 la riduzione è stata maggiore del 10% (dato nazionale); 67 tribunali (48%) nel 2018 avevano un disposition time penale inferiore a quello del 2014. Le pendenze si sono ridotte in 11 corti d’Appello, il disposition time in 15. Nonostante il miglioramento degli ultimi anni, le performance degli uffici giudiziari «restano al di sotto delle medie europee; infine la realtà geografica italiana rimane complessa, con disomogeneità tra le varie sedi giudiziarie».

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Come cambia il processo civile con la riforma Bonafede

Il ministro della Giustizia e il premier Conte hanno presentato le novità per il rito civile. Via i tre riti, maggiore uso della composizione collegiale e digitalizzazione. Le novità.

Dimezzare i tempi dei processi civili: in attesa che si trovi una quadra nella maggioranza sulla riforma del processo penale e sull’avvio della prescrizione, il governo vara il nuovo processo civile.

Una riforma, ha assicurato il guardasigilli Alfonso Bonafede, considerata «prioritaria dal 90% degli italiani». Meno norme e poche regole che valgono per tutti i gradi del processo è la filosofia della riforma che punta ad incidere sulla disciplina del contenzioso civile, nell’ottica della «semplificazione, della speditezza e della razionalizzazione delle procedure» salvaguardando allo stesso tempo il rispetto delle garanzie del contraddittorio.

«Attrarremo più investitori» ha assicurato il premier Giuseppe Conte che assieme al ministro della Giustizia è sceso in sala stampa per rassicurare anche sulle tensioni in corso nella maggioranza sulla prescrizione ribadendo: «assicureremo la ragionevole durata dei processi ma» la norma sulla prescrizione «in vigore dal 1 gennaio va mantenuta».

BONAFEDE: «SI PASSA DA TRE A UN SOLO RITO»

«Siamo al lavoro e sono sicuro che raggiungeremo un’intesa per poter garantire la ragionevole durata dei processi», ha ripetuto Bonafede. Che ha insistito però su un punto imprescindibile: «Non è possibile pensare che dopo la sentenza di primo grado non ci sia una risposta dello Stato, che sia di assoluzione o di condanna». Quanto invece alla riforma del civile, il ministro ha spiegato che si passa «da tre riti ad un rito» e che ci sarà un solo atto introduttivo: il ricorso.

LE NOVITÀ SU UDIENZE E RITO COLLEGIALE

Anche il perimetro della causa verrà «definito 10 giorni prima che le parti compaiano davanti al giudice». Inoltre verranno eliminati i tempi morti, con la riduzione del numero delle udienze e l’eliminazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni. Ridotti anche i casi in cui il tribunale giudicherà in composizione collegiale, modello che verrà applicato anche al rito collegiale e a quello d’appello. La riforma elimina il rito Fornero nel diritto del lavoro («una pagine triste della storia politica e giudiziaria», ha spiegato Bonafede) e particolare attenzione viene riservata dal testo al procedimento per lo scioglimento delle comunioni, che risulta oggi tra quelli con durata più elevata.

SANZIONI PER CAUSE TEMERARIE

E sempre per smaltire gli arretrati e facilitare il lavoro dei giudici ci saranno «sanzioni» per chi intraprende cause temerarie. Infine ci sarà il divieto per l’ufficiale giudiziario di fare la notifica cartacea se il destinatario ha un indirizzo Pec o se ha un indirizzo digitale. Sarà tutto digitalizzato, e sulla digitalizzazione verrà fatto un vero investimento. Insomma, ha concluso il Guardasigilli, «nel codice di procedura civile ci saranno meno regole valide per tutti i processi».

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Dal vertice di maggioranza via libera alla riforma del processo civile

Il ministro della Giustizia Bonafede: «A giorni anche il penale, due proposte sul tavolo». Ma sulla prescrizione è ancora fumata nera.

La riforma del processo civile su cui è arrivato il via libera dei partiti di maggioranza «è una riforma importantissima che chiedono i cittadini e le imprese e che è fondamentale che per gli investimenti». Così il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ricorda: «È una riforma che dimezza di tempi del processo». Bonafede si è inoltre augurato che «nei prossimi giorni» possa essere varata anche la riforma del penale.

LE DUE PROPOSTE DI BONAFEDE

Il Guardasigilli ha portato al tavolo della maggioranza due proposte di riforma per quanto riguarda il processo penale. La prima, ha spiegato il ministro, prevede «la possibilità per chi è assolto in primo grado di fare richiesta per avere una corsia preferenziale» per accedere in appello. La seconda prevede una forma di agevolazione dell’indennizzo, già previsto dalla legge, nel caso di sforamento dei termini previsti dalla riforma.

FUMATA NERA SULLA PRESCRIZIONE

«Si continua ad approfondire la parte sul penale, sull’elezione del Csm e sulla riforma ordinamentale», ha detto al termine del vertice di maggioranza il senatore di Leu Pietro Gasso che annuncia: «Sul penale andiamo in Consiglio dei Ministri». Sulla prescrizione, infine, dice: «Non siamo né vicini né lontani».

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Bonafede accelera sulla riforma della giustizia

Il ministro: «Tempo scaduto, non possiamo più rinviare». Annunciato un vertice di maggioranza. E sul carcere per i grandi evasori nessun compromesso.

Il ministro Alfonso Bonafede accelera sulla riforma della giustizia, annunciando un vertice di maggioranza che si terrà «domani o dopodomani». Per il Guardasigilli «è giusto che i partiti si siano presi tempo per esaminare i testi con attenzione, ma ora basta: il tempo è esaurito, non possiamo più dire ai cittadini che rinviamo». Quanto al carcere per i grandi evasori previsto dal decreto fiscale, Bonafede tiene il punto: «Non si possono fare passi indietro, né sono possibili soluzioni di compromesso. Se qualcuno ha cambiato idea sono problemi suoi, questa misura è inserita nel programma di governo». Il riferimento, implicito, è a Italia viva di Matteo Renzi, che il 12 novebre ha proposto un emendamento per cancellare l’articolo che prevede l’inasprimento delle pene con un aumento delle soglie minime e massime degli anni di carcere e la possibilità di sequestro e confisca per sproporzione, come per i reati di mafia.

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