Matteo Renzi e il sogno della grande destra

È probabile che il senatore di Rignano voglia diventare il traghettatore di uno schieramento elettoralmente molto forte ma politicamente zavorrato dalle cretinate di Salvini e dei suoi Borghi anti-europei. Zingaretti non commetta l'errore di sospingerlo in quella direzione: lasci fare tutto a lui.

La discussione sulla sopravvivenza del governo Conte allontanerà molti altri cittadini dalla politica e potrebbe ingrassare Matteo Salvini o Giorgia Meloni.

Il Pd dovrebbe tenerlo a mente. Il tema gli si presenta quotidianamente perché quotidianamente il Pd deve fare i conti con le esternazioni di Matteo Renzi e delle sue girl.

La “questione Renzi” l’hanno in parte risolta, e la risolveranno, gli elettori. A lui il Pd deve la grave sconfitta, a lui i naviganti disperati di Iv dovranno la non rielezione in parlamento. Tuttavia il Pd deve decidere come interloquire con lui. Può farlo alla maniera di Goffredo Bettini minacciando l’intervento di truppe cammellate parlamentari raccattate qui e là. E allora sceglierebbe la strada che potremmo definire “via Tafazzi”. Oppure potrebbe cominciare a porsi alcuni interrogativi e scegliere che fare.

RENZI, RE MIDA ALLA ROVESCIA

Renzi si agita molto non perché vuole il primato in politica, anche chi ha un ego mostruoso come il suo sa che il suo obiettivo massimo è sopravvivere anche per non essere stritolato dai magistrati. La questione che lo riguarda, e sulla quale lui non ha ancora preso una decisione, è dove collocare quel 4-5% dei voti che raccoglierà. Finora aveva dato l’idea di volersi collocare in posizione critica nel centrosinistra, addirittura allargato ai grillini, per fare quello che fanno i piccoli partiti: grande casino, grande potere. A mano a mano che le cose vanno avanti appare sempre più chiaro che questa prospettiva non eccita più il ragazzo che ha sfasciato tutto quello che gli è capitato di toccare, vero Re Mida alla rovescia.

L’OBIETTIVO È DIVENTARE TRAGHETTATORE DEL CENTRODESTRA

È molto probabile che quel Renzi che dichiara che dopo Conte c’è un altro Conte e che a quel punto lui andrà all’opposizione stia facendo le prime prove per un radicale cambio di prospettiva. Qualcuno avverta Teresa Bellanova che si volta gabbana un’altra volta. L’idea che, secondo me, Renzi ha in testa è di diventare il traghettatore di un centrodestra elettoralmente molto forte ma politicamente zavorrato dalle cretinate di Salvini e dei suoi Borghi anti-europei e dalla presenza di una Meloni di cui tanti non si fidano.

LA CORREZIONE CENTRISTA

Collocandosi in questa area Renzi potrebbe diventare il dominus dello schieramento di destra fornendogli, con Forza Italia, il crisma della correzione centrista. Del resto le politiche di Renzi non hanno grandi conflitti con quelle della destra a parte l’immigrazione che resta un tema divisivo solo perché Salvini quando ne parla è già sovreccitato di suo. Detto in altre parole. Renzi a sinistra non sa chi è, a destra sa chi è o almeno crede di saperlo.

LE MOSSE DI ZINGARETTI

Nicola Zingaretti, al netto dei suoi consiglieri romani, può fare alcune cose. Può essere il leader della forza di governo che tiene in piedi a certe condizioni di contenuto. Oggi, per esempio, impedendo l’applicazione della riforma Bonafede e abolendo la legislazione securitaria. Lo stesso Zingaretti però deve avere una politica verso Renzi. Non si tratta di diplomatizzare i rapporti. Renzi è un maleducato e merita tutti i vaffa che ci sono in giro. Tuttavia sospingerlo o aiutarlo a sospingersi verso destra è un errore capitale. L’avvenire della sinistra sta nel fatto di cercare di radunare quante più forze è possibile. Poi accadrà che alcune di esse si sottrarranno all’incontro e andranno dall’altra parte, ma dovrà essere chiaro che l’hanno scelto loro. «Che fai mi cacci?», la frase di Gianfranco Fini che Renzi adopera contro Giuseppe Conte deve apparire per quello che è, cioè ridicola.  È tempo, quindi, che i dirigenti del Pd – ma qualcuno più nuovo e meno compromesso con pasticci romani precedenti non c’è? – si avvino sulla strada della politica perché i muscoli non servono, soprattutto quando non ci sono.

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Elezioni suppletive Roma, Gualtieri è il candidato unitario del centrosinistra

Dario Franceschini, capo delegazione Pd al governo: «È la scelta più autorevole, unitaria e di apertura che il Pd e le altre forze di centrosinistra potessero mettere in campo».

Roberto Gualtieri sarà il candidato unitario del centrosinistra alle elezioni suppletive del collegio Roma 1 della Camera dei deputati, in programma il primo marzo 2020. Le forze politiche hanno chiesto al ministro dell’Economia la disponibilità per la candidatura, verificato che intorno a lui si è ricostruita «una vera e larga maggioranza». Prevale così, viene spiegato da fonti di centrosinistra, «l’unità di tutta la coalizione che sostiene il governo (Pd, Italia viva, Si, Psi, Art. 1) nel sostegno a Roberto Gualtieri», che ha accettato la sfida dicendo sì alla proposta.

«Roberto Gualtieri è la scelta più autorevole, unitaria e di apertura che il Pd e le altre forze di centrosinistra potessero mettere in campo per il collegio di Roma. Grazie a Gualtieri». Lo ha scritto su Twitter Dario Franceschini, capo delegazione Pd al governo.

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