La proposta di nozze del deputato Di Muro era una messinscena

Il leghista che ha chiesto alla fidanzata di sposarlo durante una seduta della Camera aveva già organizzato il matrimonio da tempo. Con tanto di festa e chiesa prenotata.

Forse la Camera dei Deputati non è il luogo più adatto per una proposta di matrimonio. Sicuramente non lo è se la dichiarazione è una messinscena fatta per puro spettacolo, a favore di telecamere durante una seduta del parlamento dedicata ai fondi per i terremotati. È stato accertato da Corriere e La Stampa che la proposta del leghista Flavio Di Muro con tanto di anello non era altro che una montatura: il matrimonio era già stato concordato da mesi e la futura sposa aveva già dato il suo sì.

«Si scopre oggi con certezza, infatti, che il matrimonio tra il deputato ventimigliese e la sua compagna, era in realtà previsto e fissato da tempo», scrive il quotidiano torinese, «e dunque Elisa il suo “sì” lo aveva evidentemente già ribadito nei mesi scorsi. Risulta infatti prenotato, addirittura dallo scorso settembre, il ristorante: “U Cian”, di Isolabona. I fidanzati hanno anche effettuato il lungo percorso prematrimoniale con don Salvatore: concluso insieme ad altre cinque coppie, giusto domenica sera. E la data della cerimonia? Decisa pure quella. Il matrimonio sarà in Cattedrale il prossimo 5 settembre».

LA REPLICA: «GESTO SPONTANEO»

Ci si chiede allora il perché del gesto, una prima assoluta a Montecitorio. «Io ed Elisa stiamo insieme da sei anni ed è ovvio che di matrimonio avessimo già parlato in passato», si è giustificato il deputato, «ma non le avevo mai fatto la dichiarazione ufficiale di matrimonio o dato l’anello. Ho scelto di farlo in quel contesto, in modo spontaneo e genuino». Con tutto già fissato per il grande giorno, c’è per lo meno da aspettarsi che conoscesse già la risposta alla sua dichiarazione.

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Cos’è successo nella rissa alla Camera sul Mes

Bagarre a Montecitorio mentre si parlava della riforma del fondo salva-Stati. Fischi e urla dai banchi del centrodestra, sedia sfasciata (da un leghista?), polso slogato per Mulè di Forza Italia e una deputata di Leu uscita in lacrime. Il tutto davanti alle scolaresche. Fico: «Spettacolo inaccettabile, presto sanzioni».

Non bastava la polemica politica in salsa sovranista e la già insopportabile leggerezza del dibattito sul Mes. È arrivata anche la rissa nell’Aula della Camera. Tutta colpa, ancora una volta, dell’ormai famigerato Meccanismo europeo di stabilità, cioè il fondo salva-Stati che dopo mesi di negoziati è a un passo dal traguardo.

TESTO NON PIÙ NEGOZIABILE: APRITI CIELO

La bagarre è scoppiata a Montecitorio dopo l’audizione del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha definito «comico» il rischio paventato dall’opposizione che vedrebbe l’Italia messa a in pericolo dalla riforma del trattato istitutivo del Mes. Gualtieri a Palazzo Madama ha anche detto che, «no», il testo ormai non si può più rinegoziare, «è stato chiuso». Tanto è bastato per scatenare il putiferio.

SI PARLA ADDIRITTURA DI «ALTO TRADIMENTO»

Il ministro del Tesoro così si è attirato l’accusa di «alto tradimento» (già peraltro paventata con nonchalance in televisione da Matteo Salvini per il premier Giuseppe Conte) da parte della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Il leghista Claudio Borghi ha invece parlato di «infedeltà in affari di Stato», invitando il governo a riferire alla Camera: «Altrimenti porteremo Conte in tribunale».

E C’ERANO PURE GLI STUDENTI AD ASSISTERE

Nel frattempo in Aula si è quasi venuti alle mani, tanto che il presidente Roberto Fico è stato costretto a sospendere la seduta e convocare una Capigruppo. Con l’aggravante che lo “spettacolo” è andato in scena di fronte alle scolaresche presenti. Dai banchi del centrodestra sono arrivati fischi e urla e vicino a dove siedono gli stenografi si sono accalcati diversi deputati: Giorgio Mulè di Forza Italia ha provato a mettersi in mezzo e ne è uscito con un polso slogato.

Ho sempre pensato che ci chiamassero onorevoli perché dobbiamo comportarci in maniera onorevole. Stasera non c’era onore, solo violenza e io me ne vergogno


Rossella Muroni di Leu

Un altro parlamentare – secondo alcuni colleghi sarebbe stato il leghista Daniele Belotti – ha presino distrutto una sedia. Rossella Muroni, deputata di Liberi e uguali, se n’è andata piangendo. E sui social network ha scritto: «Abbandono l’aula di Montecitorio in lacrime e non mi vergogno a dirlo. Mi vergogno invece per la scena di violenza a cui hanno assistito due scolaresche in visita. Una rissa in piena regola come ci si aspetterebbe in un bar malfamato. E invece era l’aula di Montecitorio. Ho sempre pensato che ci chiamassero onorevoli non perché qualcuno ci debba rendere onore, ma perché dobbiamo comportarci sempre in maniera onorevole. Stasera non c’era onore, solo violenza e io me ne vergogno».

FICO: «ISTRUTTORIA DEI QUESTORI SUI DISORDINI»

Su Facebook invece è intervenuto Fico: «Quello che è successo nell’aula della Camera è inaccettabile. Lo voglio stigmatizzare in maniera netta. Sono comportamenti che non possono appartenere alle istituzioni. Ad assistere a questo indecente spettacolo sono stati anche dei ragazzi delle scuole che erano in visita qui alla Camera. Al più presto i questori faranno un’istruttoria sui disordini e l’Ufficio di presidenza provvederà alle opportune sanzioni».

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Italia Viva, i gruppi alle Camere del partito di Renzi

Nomi e numeri a Camera e Senato. Dove è stato provvidenziale il sostegno del socialista Riccardo Nencini con il suo simbolo.

Per adesso sono in 41, ma potrebbero presto arrivare a 50: sono i “nuovi” parlamentari di Italia Viva, il partito politico lanciato dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. La fisionomia delle Camere è già cambiata, ma è destinata a mutare ancora. Dei 41 che sono passati dalla parte del senatore toscano, in 38 arrivano dal Pd, uno da Forza Italia, uno dal Partito Socialista e uno da Civica Popolare. A dirigerli saranno Ettore Rosato e la ministra Teresa Bellanova, posti temporaneamente alla guida del partito.

ITALIA VIVA ALLE CAMERE: NIENTE GRUPPO IN SENATO SENZA NENCINI

In Senato, il gruppo si chiama Psi-Italia Viva ed è composto da 15 parlamentari. A parte un paio, sono tutti ex del Partito democratico. Alla Camera, invece, i deputati ad aver aderito sono in 26. A Palazzo Madama non è possibile costituire un gruppo a meno che il simbolo non sia stato presentato alle elezioni. Cruciale è stato quindi il supporto del socialista Riccardo Nencini, presentatosi alle elezioni insieme ai Verdi e al Movimento Area Civica di Giulio Santagata (nella lista Insieme, un’alleanza elettorale nella quale però ciascuno aveva mantenuto anche il proprio simbolo), grazie al quale l’operazione è potuta andare in porto. La scissione renziana ha ridimensionato numericamente il Pd in Senato che, dopo l’addio di Matteo Richetti, contava 50 poltrone, e ora ne conta 37.

ANCHE PER GIOVANNI TOTI UN NUOVO PARTITO

Resta al suo posto, invece, Mara Carfagna che, pur riconfermando la necessità di ricostruire al più presto l’identità moderata del centrodestra, ha ribadito di non avere intenzione di avvicinarsi a Renzi che resta un “competitor“. A Roma intanto è stato firmato l’atto costitutivo di Cambiamo, il nuovo soggetto politico lanciato dal governatore ligure Giovanni Toti. Lo hanno seguito i senatori Massimo Berutti, Gaetano Quagliariello, Gino Vitali e Paolo Romani e i deputati Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini e Alessandro Sorte.

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