Agropoli, petizione: dati sensibili finiscono sui social

di Irene Sarno

Come scritto nell’ultima edizione di questo giornale uscita il primo maggio, c’è un caso che è tutto agropolese. La raccolta firme lanciata dal comitato “Obiettivo ospedale” ha fatto emergere diversi dubbi, alcuni dei quali molto importanti da un punto di vista giuridico, oltre a situazioni che potrebbero anche rappresentare dei reati. Tutto comincia nei giorni scorsi, quando il comitato si impegna nella petizione.

Lo fa in maniera perfetta, portando avanti un’iniziativa di tutto rispetto con una finalità onorevole. Tanti i volontari che si impegnano con gazebo, tavolini, sedie e una lunga serie di moduli. Qui uno dei nodi. In un primo momento si raccolgono i dati dei firmatari senza includere gli estremi del documento di riconoscimento, obbligatori per la validità della firma. Si stampano quindi nuovi moduli con la dicitura corretta.

L’entusiasmo, la voglia di fare bene e forse anche una non conoscenza delle leggi spingono gli attivisti a fotografare i momenti di raccolta firme, con tanto di scatti anche dei moduli già compilati, e a pubblicare tutto sui social e su alcuni gruppi WhatsApp ai quali hanno accesso centinaia di persone, che possono così visionare i dati, come nome e cognome, indirizzo di residenza, codice fiscale ed estremi del documento, di coloro che hanno apposto la propria firma. E qui nasce il secondo problema. Molti cittadini hanno trovato i propri dati disponibili e consultabili da tutti e hanno contattato questo giornale per denunciare la situazione.

«Navigando sui social – dice una cittadina agropolese – ho trovato la mia firma con il mio nome e il mio indirizzo fotografata da un utente che non conosco e pubblicata. Credevo ci fosse un protocollo di sicurezza, qualcuno che gestisse seriamente tali informazioni, invece sono lì, disponibili a tutti ed anche a qualche malintenzionato che potrebbe usarli per finalità non propriamente specchiate».

Purtroppo non è finita qui. Alcuni moduli, e non è dato sapere da chi, sono stati lasciati in un centro commerciale. Come si può vedere dalla foto, opportunamente censurata, i fogli erano lì, alla mercé di tutti. «Ho visto quei moduli lasciati senza custodia – le parole di un cittadino cilentano che ha partecipato alla petizione – chiunque avrebbe potuto impossessarsene e farne di tutto, anche utilizzarli per scopi poco leciti». I moduli, poi, sono stati consegnati anche ad alcuni commercianti del Cilento, senza che nessuno potesse controllare alcunché.

Infine, ultimo vulnus, quei fogli non riportano alcun timbro che possa vidimarli e, se si può firmare ovunque, chi attesta la validità delle firme rimane un altro mistero. Rimangono infine alcune domande: chi è il responsabile della sicurezza dei dati? E com’è possibile che quelle foto siano state pubblicate in un gruppo al quale hanno accesso centinaia di persone? Interrogativi a cui è importante dare una risposta. Tra l’altro, giusto dirlo, il gruppo nel quale sono apparse le foto ha già visto attacchi e offese ad attivisti pro ospedale e alla stampa. Sono stati infatti condivisi degli audio molto chiari, per i quali sono stati avviati i dovuti iter previsti dalla legge.

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