Il clima al Polo Nautico, ieri mattina, era quello delle grandi occasioni. Tra l’entusiasmo dei sostenitori e la presentazione della lista del Movimento 5 Stelle, il candidato sindaco Franco Massimo Lanocita ha tracciato la rotta per le ultime settimane di campagna elettorale, lanciando un guanto di sfida frontale a quella che definisce “la politica del ricatto”. Un intervento appassionato, a tratti durissimo, che ha messo nel mirino la gestione degli ultimi trent’anni e proposto una visione di città radicalmente diversa. “Se avessi dovuto pensare solo alla comodità, non sarei qui. Ma l’affetto che sto ricevendo è il vero motore di questa sfida”, ha esordito Lanocita, contrapponendo il sentimento alla gestione del potere. “Noi usiamo la passione e la volontà di metterci in gioco, buttando il cuore oltre la siepe. Qualcun altro, invece, usa il carburante del ricatto e della minaccia, persino sul lavoro o sulle piccole necessità quotidiane delle famiglie. Vogliamo lasciarci alle spalle queste miserie umane: non permetteremo più che nessuno in questa città venga trattato così”. Il candidato sindaco ha poi rivolto parole di profonda gratitudine alla squadra e, in particolare, ad Andrea Cioffi, descritto come un compagno di viaggio instancabile nella risoluzione delle innumerevoli questioni burocratiche e politiche legate alla formazione della lista. Il tono si è fatto però più aspro quando l’analisi si è spostata sul quadro politico regionale e cittadino. Secondo Lanocita, Salerno sta vivendo un vero e proprio vulnus democratico: “Siamo qui perché questa campagna elettorale è stata forzata da un atteggiamento arrogante che ha dato uno schiaffo alla democrazia e ai salernitani. Vincenzo De Luca ha stabilito, utilizzando il rapporto con il sindaco Vincenzo Napoli – che è stato il suo burattino sulla poltrona di primo cittadino – di dover anticipare i tempi per non perdere potere. È la politica dei due forni: quella che fanno loro è sempre legittima, quella degli altri diventa improvvisamente ‘politicante’”. Un punto centrale della critica di Lanocita riguarda lo stato di salute delle casse comunali. Il candidato ha denunciato una situazione finanziaria che definisce drammatica, con pesanti ricadute sulle generazioni future. “Siamo un Comune che ha 200 milioni di debiti e ha dovuto ipotecare le risorse delle famiglie salernitane fino al 2045. Per rientrare da questo baratro, i cittadini sono costretti a pagare le tariffe più alte d’Italia per Imu, Tarsu e Irpef comunale. Non solo: si è avviata una svendita sistematica del patrimonio pubblico. L’esempio di via Rapasìa è emblematico: sono stati abbattuti pioppi secolari per realizzare l’ennesimo palazzo speculativo, invece di creare centri sociali, strutture sportive o consultori per le donne”. La ricetta di Lanocita parte da un imperativo categorico: lo stop al consumo di suolo. “Diciamo basta all’aggressione edilizia. Lo strumento urbanistico del 2006 prevedeva una crescita megalomane fino a 180.000 abitanti, ignorando che dal 1971 siamo scesi da 157.000 a 126.000 residenti. Quel numero gonfiato è servito solo a giustificare la speculazione, costruendo palazzi senza standard, senza asili, senza scuole e senza centri antiviolenza. Chi governa non sa nemmeno cosa sia un centro antiviolenza”. La difesa del territorio si estende fino al mare, elemento identitario che Lanocita intende proteggere da nuovi interventi invasivi. “Ci opponiamo alla colata di cemento sulla Darsena prevista per l’ampliamento del porto commerciale. I salernitani hanno i piedi nell’acqua e un legame profondo con il mare, che è la nostra radice fin dai tempi della Scuola Medica Salernitana. Difenderemo la flotta tonnara, i pescatori e gli ormeggiatori. Siamo categoricamente a favore del Porticciolo: nessuno lo tocchi. Gli imprenditori facciano il loro mestiere, ma quando l’interesse privato cozza con quello pubblico, noi saremo sempre dall’altra parte”. Tra le proposte concrete, Lanocita ha citato la trasformazione dell’ex Caserma Cascina in un grande parco pubblico, l’incremento delle isole pedonali e la creazione dei consigli di quartiere per sollecitare la partecipazione dal basso. “Sarò il primo sindaco a chiedere critiche sulla mia amministrazione, perché il confronto è la linfa della democrazia. Qui non ci sono sudditi, ma cittadini con diritti che vanno rispettati, indipendentemente dal credo politico o dall’orientamento sessuale”. Infine, un passaggio significativo sulla solidarietà democratica, ricordando le battaglie comuni per l’accesso agli spazi pubblici durante questa campagna elettorale. “Abbiamo lottato per garantire pari opportunità a tutti i candidati, da Elisabetta Barone a Mimmo Ventura, fino ad Armando Zambrano, a cui va la nostra solidarietà per essere stato costretto a fare un’iniziativa sul marciapiede. La democrazia è un fatto di testa e di cuore. Stiamo portando avanti una rivoluzione morbida, ma inarrestabile. Comunque vada, abbiamo già vinto costruendo un soggetto politico pronto a governare Salerno per i prossimi cinque anni. Il vento sta cambiando direzione”.
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