Venezia non dà pace alla destra. Tra il caso Venezi, che pare tutt’altro che chiuso, la bufera alla Biennale e i presunti rapporti di amicizia tra Carlo Nordio e la famiglia Cipriani, il cui erede Giuseppe è il compagno di Nicole Minetti, l’epiteto Serenissima fa quasi sorridere.
La risposta di Venezi e l’ombra delle Comunali
Partiamo dalla Fenice. Dopo l’annullamento da parte del sovrintendente Nicola Colabianchi di tutte le collaborazioni future con la cosiddetta “Bacchetta nera”, la direttrice – pardon, direttore – d’orchestra 34enne si è tolta qualche sassolino dalla scarpa. «Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno», ha scritto Beatrice Venezi in una nota, lasciando intendere un possibile ricorso alle vie legali.
Le dichiarazioni rese a La Nación, ufficialmente alla base del “siluramento”, «avrebbero dovuto essere lette nel contesto dell’intervista e non distorte e strumentalizzate». Di più: non solo Venezi assicura di non aver mai mancato di rispetto ai lavoratori, ma sarebbe lei stessa vittima delle maestranze del teatro veneziano che in otto mesi «mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, sui social, giornali, tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». Insomma «in Italia essere giovane è un handicap e poi donna una aggravante», prosegue la nota. «Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta». L’underdog della classica però non ha convinto il melonianissimo presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, che a La Stampa ha ammesso che Venezi, a cui ha confermato la sua stima, «è andata troppo oltre». Anche se resta convinto che l’orchestra «sia stata strumentalizzata dalla sinistra». Nonostante il governo abbia prontamente negato di aver avuto un ruolo nell’affaire Fenice, c’è chi sostiene che dietro lo scaricamento della direttrice ci siano calcoli poco lirici e molto politici. Come scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, alle Comunali del 25 e il 26 maggio dopo il decennio di Luigi Brugnaro, strenuo difensore di Venezi, il centrodestra che schiera l’assessore uscente Simone Venturini rischia di perdere. Stando a rilevazioni riservate e visionate da Fratelli d’Italia, il caso Venezi poteva costare 4-5 punti percentuali. Un lusso che non ci si poteva permettere. E poi, come ha ricordato Mollicone, «alcuni referenti dell’orchestra, non è certo un segreto, hanno legami con chi si candiderà alle prossime elezioni comunali di Venezia. Sono vicini a liste e comitati di centrosinistra»…

Cipriani, i presunti legami con Nordio e l’affaire Minetti
Se Pietrangelo Buttafuoco inaugurerà la Biennale senza il ministro Alessandro Giuli dopo la rottura sul padiglione della Russia, Venezia resta al centro della cronaca, sebbene in modo indiretto, anche per l’ultima grana del governo Meloni: il caso della grazia concessa a Nicole Minetti. Dopo la richiesta da parte del Quirinale di ulteriori verifiche al ministero della Giustizia e alla Procura di Milano, dalle parti di Via Arenula c’è chi punta il dito contro Giusi Bartolozzi, l’ex zarina “dimissionata”, che avrebbe gestito il dossier. Ma c’è anche chi ricorda i (presunti) rapporti di amicizia tra il Guardasigilli Carlo Nordio, che in Laguna fu procuratore aggiunto, e la famiglia Cipriani, legata al celebre Harry’s Bar aperto nel 1931 da Giuseppe Cipriani a due passi da Piazza San Marco. Erede della dinastia è un altro Giuseppe Cipriani, 60 anni, compagno dell’ex igienista dentale del Cav ed ex consigliera regionale in Lombardia…

Festa all’Ucid con Abodi
Il cardinale Giovanni Battista Re, classe 1934, alla fine non ha partecipato alla cena sociale dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) Lazio, organizzata da Riccardo Pedrizzi, preferendo una cena casalinga. Grande protagonista dell’evento è stato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, tempestato di domande su chi governerà il calcio italiano, ben sapendo che Giancarlo Abete è sempre stato ai vertici proprio dell’Ucid, il gotha del potere (quasi totalmente romano) legato al Vaticano e ai suoi molteplici interessi. Abete è il “concorrente” di Giovanni Malagò nella corsa alla conquista della poltrona che è stata di Gabriele Gravina. Tra l’altro, e pochi lo ricordano, Abodi è stato presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B. Comunque, se non c’è stato Re, era presente l’avvocato Giorgio Assumma, anche lui classe 1934, «che senz’altro è più potente del nostro amico cardinale», spifferavano i maligni nella sala dell’Eur.

Giavazzi torna a Roma. E Tremonti parla con Fratoianni
Francesco Giavazzi torna a farsi vedere a Roma. Tanto che davanti a Palazzo Chigi si sente dire che «appena un governo scricchiola, subito arrivano nella Capitale i cosiddetti tecnici». Pronti a rientrare nell’edificio simbolo del potere (o di quel che ne rimane): Giavazzi, ai tempi di Mario Draghi “regnante”, entrava e usciva dalla Presidenza del Consiglio a velocità supersonica, impegnatissimo con i dossier delle nomine delle società statali. Nella mattina di martedì, al Senato, nella sala Nassiryia, si tiene l’incontro intitolato “Tornare a crescere. Oltre l’Italia dello zero virgola”, con il docente milanese Marco Leonardi autore del volume Il prezzo nascosto, Giavazzi, i parlamentari del Partito Democratico Lia Quartapelle e Giorgio Gori. Poi, nel pomeriggio, altro evento imperdibile: in piazza della Minerva, alla Biblioteca del Senato dedicata a Giovanni Spadolini, nella sala degli Atti Parlamentari, va in scena la presentazione del libro Libercomunismo di Emiliano Brancaccio, con Peppe De Cristofaro capogruppo al Senato di Avs, Giulio Tremonti, presidente commissione Esteri della Camera e Nicola Fratoianni. Davvero curioso, come incontro per parlare di economia. Tanto che qualcuno si domanda: «Non è che pure Giulio Tremonti sta facendo un pensierino per un mandato presidenziale, un domani, sul Colle?».

A Di Foggia è andata male. In passato, invece…
«A Giuseppina Di Foggia con Terna è andata male, la buonuscita da 7,3 milioni di euro è svanita… In passato invece c’è chi si ha incassato», sibila un vecchio agente di Borsa davanti a un gin tonic. E continua: «Senza bisogno di andare troppo in là con gli anni, per esempio con il caso di Biagio Agnes alla Stet, pensionato a 55 anni, tra i tanti che mi vengono in mente, nel settembre 2022 ci fu un caso che andò liscio come l’olio, altro che Di Foggia». Qual era? «Mentre i giornali erano concentrati sulla vittoria di Giorgia Meloni, Giuseppe Gola lasciava l’incarico di ad di Acea per fare spazio a Fabrizio Palermo. La nota ufficiale parlava di uno “scioglimento consensuale” del rapporto di lavoro “in essere con l’ingegner Gola”, riconoscendogli oltre al Tfr un importo lordo di 2,46 milioni di euro “a titolo di incentivazione all’esodo e di transazione generale e novativa”. Senza dimenticare l’importo relativo al Mbo 2022 pari a 172.500 euro e quelli di Lti 2021 e 2022, pari alla somma lorda di 153.333 euro. Che da maggio 2020 a settembre 2022 pare davvero un ottimo affare. E a naso possiamo dire che Terna vale tre volte tanto, e a Di Foggia quindi è andata davvero male». Che poi Gola ovviamente ha conquistato un’altra splendida poltrona, quella di ad di Open Fiber. Qual è la morale della storia? Che un manager che vuole incassare cifre cospicue deve puntare a uno “scioglimento consensuale” senza attendere la fine del mandato e poi aspettare qualche mese in pieno relax prima di tornare a lavorare. Si sa, la fretta genera errori…








