L’addio definitivo è arrivato il 16 aprile 2026, ma la spina in realtà era stata staccata oltre 10 anni prima. La Condé Nast internazionale ha annunciato lo stop di Wired in Italia. Una testata lanciata nel nostro Paese nel 2009 e che, di fatto, era già stata chiusa nel 2015, anche se probabilmente nessuno se ne era accorto: niente più mensile cartaceo, restava attivo solo il sito con pochissime risorse e qualche evento sul territorio targato Wired.

L’ufficialità di un progetto editoriale che termina scatena sempre una ridda di lacrime di coccodrillo, anche se in questo caso il prodotto aveva perso da anni il suo senso. E lo shock di migliaia di fantomatici appassionati di Wired (che se solo avessero acquistato le edizioni digitali o visitato più spesso il sito forse avrebbero contribuito alla sopravvivenza in Italia di quella testata) ha ricordato molto gli strazi recenti per la chiusura del canale televisivo Mtv Music: tutti a commemorare i bei tempi di programmi come Kitchen e TRL, dei veejay, peccato che fossero passati 25 anni e, da decenni, nessuno guardasse più i videoclip su Mtv.
L’inizio della fine della Condé Nast in Italia ha una data precisa
Il 29 aprile esce nelle sale italiane Il Diavolo veste Prada 2, sequel del film che nel 2006 celebrò una figura mitica di direttrice Condé Nast alla Anna Wintour, interpretata da Meryl Streep. Ebbene, da giugno 2025 neppure la Wintour è più direttrice di Vogue Usa, e l’inizio della fine della Condé Nast in Italia si può datare in un giorno preciso: 22 dicembre 2016, quando è morta Franca Sozzani, la Wintour italiana, direttrice editoriale del gruppo e storica direttrice di Vogue Italia.

Nel 2013 lavoravano 175 giornalisti, a fine 2024 solo 45
Solo il prestigio della Sozzani, infatti, aveva mantenuto salda l’identità italiana della società. Poi, lentamente, il senso di filiale di un colosso americano ha prevalso, con dirigenti stranieri, direzioni meno carismatiche, una grande sinergia continentale sui contenuti (che in molti casi arrivano da Londra), tagli del personale e ricambio generazionale. Basta un dato: nel 2013 alla Condé Nast Italia lavoravano 175 giornalisti. A fine 2024, ultimo dato ufficiale disponibile, erano 45.

Il digitale, nonostante gli sforzi, pesa ancora poco sui ricavi
La casa editrice ha certamente cambiato pelle, riducendo le pubblicazioni (Wired è solo l’ultima di tante altre chiusure), spostando il tiro sul digitale e su una organizzazione più continentale e meno centralizzata a livello di singolo Paese. Da qualche anno i ricavi si sono stabilizzati attorno ai 65-68 milioni di euro annui, anche se la gran parte (il 52 per cento nel 2024) arriva ancora dalle edizioni cartacee italiane di Vanity Fair, Vogue, La Cucina italiana o AD (Architectural Digest), mentre il digitale, nonostante gli sforzi, pesa solo per il 33 per cento, con un 15 per cento di incassi, infine, dagli eventi fisici sul territorio. Non ci sono tensioni sui conti, e nel 2024 gli utili sono stati pari a 3,7 milioni di euro per un organico complessivo a quota 256 unità (258 nel 2023).

Vanity Fair, che non riesce più a uscire ogni settimana e quindi non viene più considerato un settimanale da Ads (istituto che certifica le vendite dei giornali), dal dicembre 2018 è diretto da Simone Marchetti, che cura pure le edizioni in Spagna e Francia. Vanity Fair Italia vende in media circa 52 mila copie a numero; dopo il lungo regno di Franca Sozzani, a Vogue Italia c’è stato Emanuele Farneti fino al 2021, quando la carica di direttore è stata cancellata. Dal 2021 la responsabile editoriale è Francesca Ragazzi. Ora Vogue Italia vende circa 28 mila copie a numero.

La Cucina italiana (che nella primavera 2025 ha chiuso il progetto La Scuola di cucina) e Traveller sono diretti da Maddalena Fossati Dondero, dal febbraio 2026 Federico Sarica guida GQ, mentre dall’ottobre 2025 Asad Syrkett è in sella ad AD Italia.

Ma, ovviamente, la Condé Nast 2026 non ha quasi nulla a che spartire con quella governata per molti anni da Giampaolo Grandi e da Franca Sozzani. I vertici, infatti, sono tutti stranieri: l’amministratore delegato è Natalia Gamero del Castillo, che siede nel consiglio di amministrazione della casa editrice con altri due manager non italiani come Jason Miles e Antonious Porch. E anche la sede Condé Nast, un tempo tra le centralissime piazzale Cadorna e piazza Castello, da aprile 2025 è invece in un’anonima palazzina di via Bordoni, zona Melchiorre Gioia a Milano.
