Il magistrato Di Maio: Sì per far vincere la civiltà giuridica

Antonio Manzo

Gabriele Di Maio non ha amato la pubblicità neppure quando è stato uno dei Pm di punta della Tangentopoli salernitana. Ora all’improvviso si ritrova sullo scenario nazionale come sostenitore del Si. E sì, perchè lui con raffinata ironia ha steso una testimonial del No, Marisa Laurito, con la stessa raffinata arma dell’attrice napoletana con l’abituale racconto del ragù che pippeia.

Gabriele Di Maio in una lettera al Foglio di Giuliano Ferrara, voce ufficiale dell’AntiGratterismo nazionale scrive: “Non sono competente come la signora Laurito sul referendum: il mio ragù non è buono come il suo. E in base a questa esperienza posso dire che la riforma non limita in alcun modo l’indipendenza della magistratura, ma la rafforza, né ne riduce i poteri, che restano intatti. La riforma realizza un progresso di civiltà giuridica che l’art 4 ci impone come un dovere. Per questo continuerò a dar ascolto alla Costituzione e voterò Sì”.

Poco più che sessantenne, Gabriele Di Maio è un magistrato salernitano che ora è stato nominato presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Campania. Lui dal 1991 ha svolto la funzione di sostituto procuratore della Repubblica negli anni delle inchieste di Mani Pulite con colleghi come Vito Di Nicola, Antonio Scarpa e, soprattutto, con Gianfranco Donadio avendo lui competenza sulla criminalità economica nelle

pieghe della ricostruzione post sisma. Ma poi nel 1996 decide di fare il giudice del lavoro. Lascia la toga di Pm e indossa quella di giudice. Per poi transitare nei ruoli dei magistrati tributari

Giudice, come spiega le dichiarazioni di Gratteri? Dice che voteranno No le persone perbene, invece voteranno
Sì gli appartenenti alla ‘ndrangheta, alla massoneria deviata, ai centri di potere.
“È uno slogan elettorale per portare voti al No. Votano Sì in un referendum di così grande impatto culturale e sociale, mi sembra una semplificazione troppo approssimativa.

Il 22-23 marzo si vota per confermare o meno la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Lei come valuta la riforma?
“È una riforma costituzionale e come tutte le riforme,

soprattutto le leggi costituzionali, vanno valutate nel loro tenore letterale. Pericoli, paure, non contano. È una norma e va letta per quel che prevede”.

La riforma assoggetta i Pm o i giudici al potere politico?

La riforma non assoggetta il PM o i giudici a nessun potere, questo è vietato dalla norma stessa, anzi se qualche legge ordinaria o qualche atto amministrativo provvedesse a fare

diversamente sarebbe incostituzionale proprio per questa legge. Il Pm e il giudice devono sempre essere autonomi e indipendenti
Perché secondo lei bisogna dividere i pubblici ministeri dai giudici?
“Sono mondi da staccare. Il giudice deve guardare le prove a favore e le prove contro con oggettività, il Pm deve fare le indagini e guardare le prove ai fini delle indagini”. E’ anche una questione di “forma mentis” diversa.
I pubblici ministeri diventeranno super poliziotti?
“Il Pm non diventa un superpoliziotto, il Pm fa sempre parte del processo e dell’organo processuale che deve
esercitare l’azione penale nel processo. La Polizia e la Polizia giudiziaria stanno fuori, sono un’altra cosa. Con la riforma non c’è più interscambio. Se mi consente, per banalizzare, sostengo che il Pm deve essere capace anche di entrare nel ragionamento di un delinquente per comprenderne le mosse.

L’uomo comune pensa: ti possono impropriamente perquisire o attribuire reati che non hai mai commesso

o di cui non sai assolutamente nulla?

“E’ un rischio reale, tutti possiamo finire in un incubo del genere anche solo per errori ed effetti distorsivi della giustizia. Come avvenne nel caso di Tortora o come di tanti altri condannati ma che sono innocenti. Questo significa che tutti possiamo essere dei Tortora”

L’elemento forte della riforma mi sembra l’Alta Corte

disciplinare che giudica quando i magistrati commettono errori gravi.
Chi giudica il magistrato non è più interno al CSM, quello che era diviso per correnti. Al CSM aspettando in un’aula
confinante a quella del plenum a Palazzo dei Marescialli, ascoltando i magistrati difensori sembrava di stare a un congresso di corrente dell’Associazione Magistrati. Le

 

correnti della magistratura avevano occupato il Consiglio superiore della magistratura e questo si poteva riflettere sulle sorti disciplinari del magistrato e questo è sbagliato” È d’accordo con il metodo del sorteggio?

“Si sorteggiano dei giudici, non dei passanti. La maggioranza relativa è di giudici, tutti con tanti anni di servizio alle spalle. Il sorteggio evita la lottizzazione delle

correnti politiche della magistratura. Il sorteggio è secco. Non si riescono a fare accordi. Decide la persona, non il sistema delle correnti. Questa riforma non attacca il potere giudiziario, anzi, lo fortifica”.

C’è chi parla di riforma di regime, di ritorno al fascismo…
“Queste sono interpretazioni politiche non tecniche, di

merito. Anzi, per dirla tutta, il cambiamento

dell’ordinamento giudiziario è stata sempre una proposta della sinistra”

 

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