Magistratura come un cancro: Zaffini e il copyright di Berlusconi

In questa campagna referendaria i campioni del fronte del No e del purtroppo non si sono risparmiati. Ne abbiamo sentite di ogni: «Csm sistema para-mafioso», magistrati come «plotoni di esecuzione», «mafiosi e massoni» pronti a barrare il Sì, «banditi» che vogliono manomettere la Costituzione. Mancava giusto la vecchia equiparazione magistratura-cancro.

Zaffini: «Finire davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro»

A rispolverarla ci ha pensato il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, che il 14 marzo, intervenendo a un evento per il Sì in quel di Terni, non ha usato mezzi termini: «Finire davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro». Il meloniano ha pure preso le difese di Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto di Carlo Nordio che «è stata portata su tutte le prime pagine dei giornali perché ha detto che è un plotone d’esecuzione quando caschi davanti alla magistratura. Io aggiungo che è come se ti diagnosticano un cancro. È peggio di un plotone d’esecuzione». Perché, ha spiegato Zaffini, «con un plotone d’esecuzione sai che devi morire e ti chiedi quanto manca…. Dal cancro puoi guarire o morire. Il problema è che ti curano i medici. Se tu vai nelle mani della magistratura invece è un’avventura. Non sai con chi ti combini, chi ha condotto le indagini, non sai cosa di capiterà».

Quando era Berlusconi a usare la metafora magistratura-cancro

«I giudici ideologizzati sono una metastasi della democrazia»(2008)

Dichiarazione gravissima, si dirà. Certamente non nuova. Il copyright infatti è di Silvio Berlusconi, che negli anni ha associato con costanza e naturalezza le toghe al cancro (con vari emuli, come Maurizio Gasparri nel 2023). Fin dal giugno 2008 quando da presidente del Consiglio, di fronte all’assemblea della Confesercenti, arrivò a definire – tra i fischi – «i giudici ideologizzati» una «metastasi della democrazia». Prima dell’affondo, il Cav aveva ricordato che «molti pm» avrebbero voluto vederlo «legato», con tanto di gesto delle manette e aveva spiegato che un presidente del Consiglio «ha le mani legate di fronte a un’architettura che non è quella di uno Stato moderno ma è quella di uno Stato antico».

«Nella nostra democrazia c’è una patologia che è la peggiore: la magistratura» (2010)

Nel 2010, intervenendo alla cena elettorale di Roberto Formigoni, Berlusconi tornò all’attacco dei giudici. «Abbiamo un grave problema nella nostra democrazia», disse. «C’è una patologia che è la peggiore: è la magistratura con personaggi e correnti che fanno la guerra a chi non vogliono stia in maggioranza e al governo e per queste elezioni hanno fatto vincere il formalismo sul diritto legittimo dei cittadini a votare».

«Magistrati, cancro da estirpare» (2011)

Il refrain si ripetè anche a maggio 2011. Per la chiusura della campagna elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano (venne sconfitta da Giuliano Pisapia, tra l’altro favorevole al Sì al referendum), Berlusconi, continuando la litania della persecuzione giudiziaria e dei complotti contro di lui, invitò il suo popolo a «estirpare il cancro della magistratura dalla democrazia italiana». Il bersaglio erano i pm milanesi che si occupavano delle sue vicende giudiziarie. Successivamente però spiegò che aveva usato la parola «cancro in modo figurato». Sarà anche vero, ma poi ha continuato sulla stessa linea (figurata o meno).

«Oggi nella democrazia c’è un cancro che si chiama magistratura» (2013)

Nel febbraio 2013, durante un comizio elettorale a Bari, Berlusconi riutilizzò la stessa metafora. «Oggi dentro la nostra democrazia c’è un cancro, una patologia che si chiama magistratura». Un’accusa rivolta «non a tutti i magistrati, ma a una corrente legata da un filo rosso che usa il potere dei giudici contro gli avversari per farli sparire. A me», aggiunse il Cav, «hanno riservato in 20 anni un trattamento che solo io che ho le spalle larghe e uno spirito da guerriero ho potuto sopportare».

«La magistratura è un cancro» (2013)

Solo un mese dopo, a margine del processo Mediaset, B tornò all’attacco: «La magistratura è un cancro, una patologia del nostro sistema. Il 23 marzo scenderemo tutti in piazza contro i magistrati». E, ancora: «C’è una parte della magistratura che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni».

«Il cancro peggiore della nostra democrazia è la magistratura italiana così combinata» (2016)

Il leitmotiv tornò nel 2016 quando, intervenendo alla presentazione del libro di Myrta Merlino Madri. Perché saranno loro a cambiare il mondo, Berlusconi si prese come sempre la scena raccontando aneddoti su mamma Rosa. Però non si risparmiò un attacco finale alle toghe rosse: «Il cancro peggiore della nostra democrazia è la magistratura italiana così combinata», sentenziò. «Dal 1994 sono considerato un ostacolo alla presa di potere della sinistra, anche oggi». Per concludere: «Tra i miei rimpianti, c’è non aver fatto la riforma». A rimediare ci ha pensato Giorgia Meloni. Sempre che vinca il Sì.