È finito con un ‘no’ il tempo di “Waity Luca“. Matteo Salvini si è deciso a chiedere a Luca Zaia di fare il suo vice. Quest’ultimo lo ha ringraziato ma ha preferito non accettare l’ingresso nella segreteria della Lega. Tempo un quarto d’ora – scenografia gli stand del Vinitaly – e si è chiuso un nodo che alimentava tensioni interne da tempo.

Il pressing dei territori e il temporeggiamento del capo
Il capo della Lega ha impiegato mesi a fare il passo, poco meno di William d’Inghilterra con Kate Middleton (soprannominata, appunto, “Waity Katie” in attesa del matrimonio). La spinta a sostegno dell’ingresso di Zaia nella segreteria era arrivata a fine novembre dai territori, in parallelo al boom di preferenze registrato alle Regionali venete, con la raccolta firme avviata in qualche provincia lombarda e piemontese. Poi c’era stata la richiesta esplicita da parte di big come gli ex colleghi governatori, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. La svolta si sarebbe sposata bene con il progetto dell’ex presidente veneto di creare una formazione nordista all’interno della Lega, di cui lui sarebbe stato il leader naturale, sul modello tedesco della Csu che rappresenta la Cdu in Baviera. A maggior ragione dopo l’uscita di Roberto Vannacci dal partito. Fino al 3 febbraio l’ex generale aveva ricoperto il ruolo di vice segretario, dopo di che era aumentato il pressing per una ‘promozione’ di Zaia. Salvini ha sempre preso tempo. «Vedremo. Zaia è una risorsa, può fare tutto», liquidava i cronisti.

Il no di Zaia e i veri obiettivi dell’ex Doge
Ora la novità è la proposta, arrivata finalmente due settimane fa. «Vieni a fare il mio vice al posto di Alberto Stefani», gli avrebbe chiesto Salvini, tra un calice e l’altro. Ma l’idea non ha incontrato il favore di Zaia, che si è subito tirato indietro. «Prendere il posto del nuovo governatore veneto: no. Non mi sembra il caso Matteo», è stata l’obiezione, senza tentennamenti. La verità – sussurrano in via Bellerio – è che Zaia vorrebbe un ruolo di rilievo, al pari del vero dominus leghista, Claudio Durigon, incaricato della gestione del partito al Centro e al Sud. Anche se ormai al pari di Durigon non riesce a stare nessuno nella Lega, si riconosce. L’ex sindacalista di Latina, iniziato alla politica da Francesco Storace, ha sostanzialmente preso in mano la gestione del partito: decide nomine e incarichi, organizza eventi, è tra i principali consiglieri di Salvini, insieme al senatore Andrea Paganella. Zaia voleva fare il Durigon del Nord, non prendere il posto di Stefani, giovane veneto, che si è distinto per l’inoperosità come vice. Non è chiaro se il ‘niet’ del veneto avrà delle conseguenze. Qualcuno nella Lega racconta di un Salvini irritato dal diniego. Altri credono che comunque ci sarà la possibilità di rinsaldare il Nord con la candidatura alle Politiche del tridente Zaia-Fontana-Fedriga (anche se questi ultimi dovrebbero anticipare la fine del mandato).

Salvini è rimasto solo con Meloni a volere cambiare la legge elettorale
Tanto Salvini si dice convinto di vincere nel 2027: lo ha ripetuto anche ai parlamentari nella riunione a porte chiuse. Ed è proprio per questo – ha detto – che vuole tenere fede all’impegno di cambiare la legge elettorale, andando avanti con l’ampio premio di maggioranza previsto dallo Stabilicum (la proposta di legge presentata dalla maggioranza). Forza Italia è contraria, e lo sono in molti anche nel suo partito. Salvini è rimasto solo con Giorgia Meloni e FdI a voler mettere mano al sistema di voto.

