Pagani/Agro. Mentre si attende l’udienza preliminare a Salerno a carico di 60 imputati nell’ambito dell’inchiesta sul blitz anti camorra a Pagani dello scorso settembre, arriva il nuovo giro di vite contro quelli che sono ritenuti i vertici della cosca Fezza/De Vivo. Disposto per Andrea De Vivo e Vincenzo Confessore il carcere duro. Il provvedimento, richiesto dalla Dda Antimafia di Salerno con il sostituto procuratore Elena Guarino e disposto dal Ministro della Giustizia, rappresenta per entrambi un ritorno al 41 bis dopo l’esperienza del 2014. Nell’ambito della stessa inchiesta De Vivo e Confessore risultano tra gli imputati anche per accesso illecito a dispositivi di comunicazione. Da ricordare che il 41-bis (carcere duro) è una misura detentiva rigorosa che prevede l’isolamento, restrizioni severe sui contatti con l’esterno e la permanenza in cella singola, volta a impedire i collegamenti tra i detenuti di alto profilo e le organizzazioni criminali all’esterno. I due sono stati raggiunti nei rispettivi penitenziari,da decreto di giudizio immediato con contestazioni che vanno dalle estorsioni, spaccio di droga, cocaina soprattutto, armi e tentati omicidio per il controllo del territorio con espansione fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità. Nella richiesta della Dda ci sono i boss, le mogli, il figlio adottivo di Fezza Petronovic e i sodali più vicini ai capi della consorteria paganese. Tra gli imputati, dunque, elementi di spicco e appartenenti al clan “Fezza De Vivo”, nonché ulteriori personaggi, inseriti nel contesto delinquenziale di Pagani e delle aree contigue. L’inchiesta ha origini dal filone madre (del dicembre 2022) quando la cosca anzichè essere decapitata si era rinforzata- soprattutto con la latitanza di Vincenzo Confessore- grazie l’innesto negli affari illeciti delle donne e dei tre minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in carcere. Sotto l’egemonia della cosca non c’erano solo comuni dell’Agro: la consorteria criminale infatti era arrivata a Sant’Antonio Abate e a Santa Maria La Carità a dettare legge e imporre lo spaccio di droga con metodi sperimentati altrove.
L'articolo Pagani. Pe Confessore e De Vivo il 41 bis proviene da Le Cronache.
